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NBA, gli Warriors volano alle Finals, Thompson: “E’ solo l’inizio”

di Carmen Apadula
klay thompson

Non era sicuro succedesse di nuovo.

Non era sicuro che avremmo rivisto Klay Thompson sparare una tripla dopo l’altra, Draymond Green registrare una tripla doppia e Stephen Curry ballare mentre sventola un asciugamano in aria durante la partita decisiva delle Western Conference Finals.

Eppure è successo. I Golden State Warriors sono ritornati alle NBA Finals dopo 2 anni dall’ultima volta. 

Ieri sera il team ha eliminato i Dallas Mavericks per 120-110, e mentre coach Steve Kerr guardava i suoi ragazzi festeggiare, ha avuto un flashback della stagione 2014/15. Era un allenatore esordiente e la sua squadra aveva appena vinto le Finali di Conference. E ciò che non sapeva era che quello fu l’inizio di una vera e propria dinastia. 

Dunque, quando gli Warriors hanno conquistato le Finals ieri sera, coach Kerr ha osservato la folla del Chase Center, proprio come aveva fatto con quella della Oracle Arena, e si è goduto il momento, quello in cui il team ha conquistato le Finali NBA per la sesta volta negli ultimi 8 anni.  

“Stasera è stato diverso perché è un qualcosa che abbiamo già fatto in passato” ha detto il capo allenatore. “Ma è stato diverso, perché è stato incredibilmente significativo visto tutto quello che abbiamo passato a livello organizzativo negli ultimi due anni”.

Infatti, in questi famosi ultimi 2 anni, agli Warriors è crollato tutto addosso. Basti pensare che solo 2 stagioni fa, il team aveva il peggior record della lega, oppure che esattamente un anno fa Klay aveva appena ricominciato ad allenarsi dopo due pesantissimi infortuni subiti nel giro di pochissimo tempo. 

Ma dopo la fine della stagione 2020/21, conclusasi per gli Warriors con un’eliminazione ai play-in, Steph Curry aveva avvertito tutti. “Non vorrete vederci l’anno prossimo” aveva detto.  

E ora, dopo la vittoria di ieri sera, ha chiarito: “Era più che altro un messaggio per noi stessi, non era per nessun altro. Era un messaggio per noi, per rimanere fermi sul nostro obiettivo e sull’opportunità che ci si presentava, perché avevamo costruito un ottimo gruppo nel corso degli anni e ristabilito quello che era il nostro basket”.

Ovviamente tutto ciò è avvenuto grazie al ritorno di Klay Thompson, che era probabilmente il più emozionato quando la squadra ha eliminato i Mavs, tanto che ha dovuto interrompere la sua intervista post-partita per trattenere le lacrime. 

“Sono felice per tutti, ma è difficile non essere un po’ più entusiasta per Klay” ha detto coach Kerr. “Dopo la lotta che ha combattuto per tornare a questo punto, e un risultato incredibile per lui. Il fatto che faccia parte di tutto questo lo rende di nuovo felice. È meraviglioso da vedere”.

Klay ha giocato praticamente la sua miglior partita della serie, registrando una prestazione da 32 punti, 12 tiri a segno su 25 e ben 8 triple, diventando anche il primo giocatore NBA della storia a realizzare 8 triple in più partite decisive della sua carriera. 

“Ho sognato tanto questo giorno” ha ammesso il diretto interessato. “Ho solo apprezzato il fatto di poter muovere di nuovo il mio corpo, ho pensato soprattutto a questo. Ho pensato a quei giorni in cui non potevo correre o saltare, a quanto noi siamo fortunati a fare quello che facciamo. Essere qui di nuovo con questa maglia, di campione della Western Conference, indossare questo cappello delle Finali NBA, l’ho sognato”.

E a sentire più di tutti la manca di Klay, non poteva che essere Draymond Green, che ieri sera ha registrato la sua miglior prestazione di questa postseason a livello di punteggio, con ben 17 punti, 9 assist e un 6 su 7 al tiro. “Si può vedere quanto gli mancava giocare negli ultimi due anni. Ritrovarlo, anche se non ancora al 100% come il Klay Thompson che conosciamo, è speciale. E sta ancora lavorando“.

Ma non dimentichiamoci di Steph Curry, che pur in una serata tranquilla (da soli 15 punti e 9 assist), è stato nominato come primo MVP delle Western Conference Finals. Dunque il trio formato da Steph, Draymond e Klay è il primo trio della storia NBA a raggiungere le Finals insieme per 6 volte nelle ultime 50 stagioni. 

C’è però da fare una precisazione, e cioè che il gruppetto non è l’unico responsabile del raggiungimento di questo traguardo, e che il supporting cast dei Big 3 degli Warriors è uno dei motivi fondamentali di tutto ciò. 

“La capacità di preparare la tavola per chiunque arrivi, di far parte del gruppo, di trovare la propria strada, di elevare il proprio gioco… Penso che siamo orgogliosi più di questo rispetto a quello che facciamo individualmente” ha detto Curry. “E riuscire a farlo sul più grande dei palcoscenici, non è facile”.

Questa mentalità è stata un’arma che gli Warriors hanno utilizzato per tutta la stagione, ed è probabilmente l’ingrediente segreto del successo degli Warriors. 

“Il nostro segreto è la mentalità con cui arriviamo a questo punto della stagione” ha detto Draymond Green. “Capiamo cosa serve per vincere un campionato. Capiamo il processo, come si deve migliorare nel corso della stagione. Non posso dire di aver pensato da subito che quest’anno saremmo arrivati alle Finali NBA. Ma ho sempre creduto che avevamo una possibilità”.

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