La stella degli Oklahoma City Thunder, Paul George, è stato ospite nella notte del Podcast di Sekou Smith per NBA.com. L’ex giocatore degli Indiana Pacers ha discusso i temi più caldi della sua stagione, dalle difficoltà di OKC, fino ai riconoscimenti individuali.
? New Hang Time Podcast!
Paul George joins @SekouSmithNBA to talk OKC's playoff push, Russ' 20/20/20 game and more!
Plus, Sekou and @johnschuhmann break down their picks for all the NBA season awards!
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— NBA TV (@NBATV) April 4, 2019
OKC, che ci è successo?
PG13 ha parlato ancora delle difficoltà incontrate dai suoi dopo l’All-star Break, coincise con il suo infortunio alla spalla. I Thunder erano terzi ad Ovest a Febbraio, e sono arrivati ad avere un record di 37-19 nel mese in cui George ha avuto 35 punti di media. Le successive 22 partite invece sono andate malissimo: 8-14, e hanno portato OKC a lottare per gli ultimi posti Playoff, con un record di 45-33.
“Siamo andati a sbattere contro un muro di mattone tutti quanti, come squadra. Abbiamo giocato male perchè non siamo riusciti a sopraffare i nostri avversari (..) Non ci sono scuse comunque, non stiamo giocando bene e tutto viene amplificato dal fatto che le cose ad Ovest sono super combattute e tutti sono al loro top. Noi stiamo cercando di trovare un’identità, ai Playoff ci siamo, è scritto nella pietra, ora lavoriamo per arrivarci nel modo giusto”.
Non è la prima volta che in casa OKC si parla di trovare un’identità mancante, e a buona ragione, considerando che questa è completamente assente nell’attacco Thunder.
Incontriamo gli Warriors al primo turno? No problem
La franchigia dell’Oklahoma si gioca il settimo e l’ottavo posto con i Texani dei San Antonio Spurs. In ogni caso l’avversaria al primo round non è certa, con Denver Nuggets e Golden State Warriors a loro volta in lotta per le prime due posizioni. PG13 ha commentato così un eventuale incontro con gli Warriors al primo round:
“Giocheremo con i Nuggets o con gli Warriors, non è uno scontro da cui ci tiriamo indietro. Golden State sa cosa aspettarsi. La loro squadra è cambiata molto, soprattutto la panchina, ma sanno ancora cosa serve per vincere. Sanno che per i Playoff serve un altro livello di gioco, Playoff e Regular Season, c’è un distacco forte”.
MVP? Non servono 40 punti a partita o molte triple doppie
Fino al suo infortunio, che è stato un po’ il vaso di Pandora per i problemi dei Thunder, Paul George era un candidato alla pari di James Harden e Giannis Antetokounmpo per il premio di MVP. Ora la sua candidatura è in forte calo, ma ha comunque espresso la sua su cosa serva per ricevere il riconoscimento:
“L’MVP non è colui che domina una categoria statistica, o che mette a segno più triple doppie. E’ colui che fa tutto ciò che serve per far vincere i suoi, se è segnare lo fa, se è giocare al massimo sui due lati del campo lo fa. Se è aiutare la squadra a unirsi per vincere, allora va bene anche quello”

