Draymond Green è finalmente uscito dai protocolli di salute e sicurezza della lega, ed è tornato a giocare proprio questa notte, nella partita vinta sui Miami Heat, con il punteggio di 115-108.
L’ala è rientrata in campo con una media di 8.4 punti, 7.9 rimbalzi, 7.5 assist, 1.4 palle rubate e 1.2 stoppate.
Ma come ben sappiamo, Green è un colosso soprattutto in difesa (tra i migliori difensori della lega) e, insieme al super Stephen Curry, ha spinto la sua squadra fino in cima alla classifica della Western Conference, con un record di 29-7, il migliore della lega.
Proprio grazie alla sua ottima difesa, coach Quin Snyder, allenatore degli Utah Jazz, prima dell’ultimo match giocato tra le due squadre, si è espresso dicendo che secondo lui Green meriterebbe di essere preso in considerazione per il premio MVP di quest’anno.
“Non credo di dover premettere che non ho la minima intenzione di mancare di rispetto a Steph Curry o Rudy Gobert, ma Draymond Green è un giocatore unico e sta giocando veramente una buona annata. Se si vuole inserire qualcuno nel discorso MVP, per me quel qualcuno è lui. I suoi numeri non saranno alti come quelli di altri giocatori, ma per quanto riguarda il suo impatto sulla vittoria, che si tratti dei suoi passaggi, della sua difesa, Draymond è forte. Incide sulla partita a modo suo. E poi la leadership che mostra, il modo in cui comunica. Penso che sia semplicemente un giocatore incredibile e che lo stia dimostrando moltissimo. L’ha dimostrato anche in altre stagioni, ma ora quando li guardi giocare il suo impatto risalta tantissimo” ha detto il coach di Utah.
Ovviamente la risposta del diretto interessato non è tardata ad arrivare, dimostrandosi molto grato al coach per le sue parole e il suo appoggio.
Green ha infatti ammesso di non possedere statistiche da capogiro come gli altri contendenti per il premio, ma riconosce che il suo impatto sulla vittoria non è da poco e, anzi, lo ritiene addirittura non paragonabile a quello degli altri giocatori della lega.
“Sono d’accordo con Snyder, e lui è uno che vede il gioco per quello che è” ha detto, esprimendo ripetutamente il suo rispetto per l’allenatore dei Jazz. “Come ha detto lui, non tengo in considerazione i numeri. Non credo che si possa spiegare meglio. Non ho intenzione di creare una questione andando a confrontare le mie statistiche con quelle di Steph Curry o Kevin Durant o Giannis Antetokounmpo. Non sarà così. Ma penso che il modo in cui influisco sul gioco, le cose che faccio sul parquet, le cose che faccio per influire sulla vittoria, penso che ci sia qualcosa da dire per questo”.

