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Rose torna a Chicago per discutere del suo passato, dell’All-Star Game e del suo nuovo libro

di Gabriele Melina

Derrick Rose, point guard dei Detroit Pistons, ha deciso di recarsi in visita dell’All-Star Weekend a Chicago, città che gli ha dato i natali e che ha ospitato i migliori anni della sua carriera da professionista, per rivivere alcune emozioni del suo passato e per sensibilizzare il tema della sanità mentale all’interno delle comunità di colore.

Inizialmente, L’MVP della stagione 2010\11 era stato designato come uno degli otto partecipanti della Skills Challenge, competizione che ogni anno riunisce i migliori gestori del pallone dell’intera lega in una sfida ad ostacoli, ma uno strappo al muscolo adduttore lo esenterà da tale evento.

Inoltre, il trentunenne ha ospitato nella Windy City un firmacopie del suo nuovo libroI’ll Show You“, redatto in collaborazione del giornalista Sam Smith e riguardante la lunga storia piena di emozioni contrastanti e colpi di scena dell’ex Chicago Bulls.

Rose ci parla del suo trauma infantile: “A volte sono ancora terrorizzato”

Rose ha deciso di dare il via al suo discorso, una volta essere stato chiamato in cattedra all’università di Chicago-Illinois, raccontando alcuni episodi della sua difficile infanzia che tutt’oggi lo tormentano: “Da ragazzo, in casa mia e nel mio quartiere, succedevano una serie di atti violenti che mi hanno lasciato una sorta di stress post-traumatico. Ad ogni rumore che udivo, pensavo che qualcuno stesse cercando di irrompere nel nostro appartamento per attaccare mio cugino, o questa ragazza che era solita prendere parte a delle risse. Temevo che qualcuno potesse ritornare indietro per farsi vendetta. Tutt’oggi, alcune volte rimango terrorizzato quando sento rumori strani in casa, soprattutto la notte”.

Rose fa riferimento, nella sua dichiarazione, al quartiere di Englewood, dove la guerra tra bande armate va avanti tutti i giorni, colpo su colpo, omicidio dopo omicidio.

La seconda tematica che il tre volte All-Star ha voluto affrontare riguarda il suo rapporto con la città di Chicago che, secondo il punto di vista personale del giocatore, ha avuto tanti alti e bassi da quando, nel lontano giugno 2016, venne scambiato ai New York Knicks in cambio del centro Robin Lopez.

In quegli attimi ho pensato che la città (Chicago, ndr) mi avesse voltato letteralmente le spalle. Le mie vibrazioni erano basse, negative, il mio morale a terra, quindi finivo per farmi influenzare da queste cattive emozioni. Poi, una volta che ho iniziato a maturare come persona, sono stato capace di modificare il mio approccio e il mio carattere in queste situazioni di difficoltà

L’All-Star Game? Per Rose una questione di propaganda

Derrick Rose sta vivendo la sua undicesima stagione all’interno del panorama NBA, producendo in maglia Pistons una media di 18.2 punti, 5.8 assist, ed il 49% dal campo in 26.2 minuti di presenza sul parquet. Questa annata, come quella precedente vissuta nel Minnesota in compagnia dei Timberwolves, rappresenta un punto fondamentale nel riportare sulla retta via la carriera della point guard, quest’ultima spesso caratterizzata da infortuni gravi che hanno col tempo logorato il fisico del giocatore e limitata la sua incredibile esplosività a canestro.

Il 2020 sembrava essere, per il trentunenne, l’anno del ritorno alla gara delle stelle, competizione a cui non prende parte dalla stagione 2011\12. Eppure, il giocatore non ha ottenuto il numero adatto di votazioni o la convocazione degli allenatori per essere inserito in questo evento, per quanto il pubblico dell’Illinois gli abbia mostrato tanto affetto e vicinanza votandolo ad ogni occasione possibile.

Nonostante ciò, Rose ha deciso comunque di recarsi a Chicago per “Fare compagnia a mio figlio e ricordare la mia presenza in città”; lanciando anche qualche frecciatina alla piega che l’All-Star Game ha preso negli ultimi anni:”Io sono qui per godermi Chicago ed il suo clima freddo, ma tutte le attività che si svolgono qui in questo momento sono fatte solo per propaganda. Non fraintendetemi, prendere parte a questo evento è e deve essere un grande riconoscimento ottenuto dal punto di vista del giocatore, ma in uno schema generale più grande è tutto fatto per propaganda”.

Il messaggio finale di Rose: “Fate attenzione a cosa desiderate”

Rose ha deciso di concludere il suo intervento lanciando un messaggio ai giovani che aspirano a fare grandi cose nella vita, raccomandandoli a prepararsi ad eventuali conseguenze nel caso si avessero raggiunti tali obiettivi: “Crescendo, i miei obiettivi erano incredibili, aspiravo ad un qualcosa di grande. Ma, una volta ottenuto ciò, dimostrai di non essere capace di reggerne le conseguenze: faccio fatica ad andare fuori, ad espormi pubblicamente, mi sento come se vivessi sotto dei limiti. Vorrei vivere una vita libera, camminare per strada liberamente, ma, nel profondo, so di non poter avere tutto questo”.

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