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Warriors, Poole in versione playoffs è un problema

di Ercole Guidone

Jordan Poole probabilmente è la faccia dei Golden State Warriors che si trovano sotto 3-1 nella serie contro i Los Angeles Lakers. Il giovane talento degli Warriors, nella sconfitta della sua squadra in gara 4, ha toccato il fondo, concludendo la gara con 0 punti.

Dopo una regular season da 20 punti di media, il rendimento di Jordan Poole in questi playoffs è calato drasticamente. È vero che gli Warriors hanno Stephen Curry e Klay Thompson in squadra che sanno come segnare, ma al tempo stesso Poole in uscita dalla panchina o anche nel primo quintetto, spesso si è dimostrato fondamentale per vincere poi una partita.

Probabilmente, è proprio quello che al momento manca a Golden State. Dopo una brutta serie contro i Sacramento Kings, tutti si aspettavano una risalita contro i Lakers del giocatore, ma così non è stato. Tant’è che il suo minutaggio è sceso molto, portando Steve Kerr ad aumentare quello di Moody, il quale risponde sempre presente quando chiamato in causa.

Lo stesso allenatore degli Warriors parla così sulla situazione Poole e su gara 4: “Semplicemente non era la notte di Poole. Non ha funzionato. Avevamo altri ragazzi che stavano giocando bene, come Moses Moody, il quale è entrato ed ha fatto un ottimo lavoro. Così come Donte DiVincenzo e Gary Payton. Stanno meglio e ho preferito loro. Questo, però, non significa che Poole non possa avere un ruolo importante in gara 5.”

Subito dopo il termine di gara 4, i media hanno “assalito” Poole cercando di strappargli qualche dichiarazione. Inizialmente il giocatore non ha dato molta attenzione. Ha cercato in ogni modo di evitare di lasciare dichiarazioni, prima di dire: “Nella vita ci saranno sempre momenti difficili. Bisogna imparare da queste cose, l’importante è restare sempre se stessi. È un processo di apprendimento e lo prendi per quello che è. Mentalmente bisogna essere forti, perché niente sarà facile. Anche se, non esiste solo segnare. Ci sono tante cose fatte dietro che la gente non vede. Bisogna sacrificarsi all’interno di una partita.”

I Golden State Warriors adesso si trovano letteralmente con le spalle al muro. Forse nessuno avrebbe immaginato i campioni in carica sotto 3-1 contro i Lakers di LeBron. Ma nulla è ancora perduto e ne è consapevole anche Stephen Curry, il quale da leader dice che tutta la squadra non sta giocando al meglio, e non il singolo giocatore, andando a difesa del suo compagno Jordan Poole.

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