Knicks, Bulls ed Hornets: che delusione!
Rajon Rondo, Dwyane Wade, Joakim Noah, Derrick Rose. No, non sono nomi a caso, sono i nomi dei pezzi da novanta acquisiti in estate rispettivamente da Chicago e New York. Due squadre di tradizione e prestigio, con due tifoserie pretenziose. Due squadre che dovevano tornare nei piani alti della Eastern Conference. Due squadre che, nonostante gli acquisti importanti, continuano a faticare enormemente. I Bulls si stanno accorgendo di quanto sia grave, nel basket moderno, la mancanza di tiro da tre punti, di quanto Rondo sia stata una scelta azzardata in cabina di regia, di quanto Hoiberg non sia grado di gestire una squadra ed uno spogliatoio ricchi di personalità di spicco. Il gioco d’attacco è asfittico e la difesa spesso svogliata, i Bulls vivono su un’altalena di risultati, ma non era questo ciò che ci saremmo aspettati, forse la società rimpiange di non aver ricostruito intorno a Butler. New York ha capito (alla buon’ora!) che per vincere, nella pallacanestro, non basta fare la raccolta delle figurine. In attacco si vedono isolamenti uno dietro l’altro, la difesa non è stata affatto migliorata dagli arrivi di Courtney Lee e di Noah, Hornacek non sembra avere in testa una chiara gerarchia nelle rotazioni. Phil Jackson ha individuato il problema in Carmelo Anthony, ma nessuno pare volerlo. A New York potrebbero dover chiudere nuovamente la stagione ad aprile. Intanto Charlotte continua la propria caduta libera. Gli Hornets, che tanto bene erano partiti, continuano a perdere, mostrando una difficoltà inaudita nel fare canestro. Kamba Walker è un ottimo giocatore, ma non è in grado di guidare una squadra che abbia ambizioni di un certo tipo. Se patron Jordan non pensa di fare qualche regalo entro la deadline, gli Hornets sono destinati ad un’altra stagione nel limbo della mediocrità.
Milwaukee e Detroit, promesse da marinaio?
“Sono una squadra giovane, il futuro è dalla loro parte”. Dalle parti del Michigan e del Wisconsin i tifosi di Pistons e Bucks si saranno stufati di sentir pronunciare questa frase fatta. I Pistons, nonostante il nucleo principale abbia ormai una certa esperienza, continuano a non fare il salto di qualità che tutti si attendono, forse perché manca una vera stella all’interno della squadra, forse perché Reggie Jackson non può essere il leader di una squadra che punti alle posizioni nobili della propria Conference. Una cosa è certa: il roster attuale dei Pistons, nonostante coach Van Gundy, non può sperare di fare strada in una Eastern Conference sempre più incerta ed equilibrata. I giovani Bucks, invece, non danno, ancora una volta, l’impressione di essere giunti ad una definitiva maturità. Affianco ad Antetokoumpo e Parker regna l’incertezza in un roster composto da buoni mestieranti, coi quali coach Kidd non può pensare di fare miracoli. Sicuramente andrebbe rivisto il reparto lunghi, in cui Monroe continua a deludere. Inoltre, con tutto il rispetto per Dellavedova, un playmaker con un po’ di creatività nell’uno contro uno servirebbe tanto a questi Bucks.

Antetokoumpo e Paker stanno predicando nel deserto a Milwaukee

