Sei, il numero di sconfitte consecutive dei Magic. Una, la vittoria nelle ultime sei partite giocate in casa. È evidente che qualche cosa non va negli Orlando Magic. In quello che è stato definito “anno tre” di ricostruzione nel post Dwight Howard ci si aspettava qualche cosa di più. Ovvio che la stagione non è finita adesso e bisogna aspettare fino a metà aprile per giudicare, però è anche vero che guardando le partite si possono notare tutte le difficoltà che stanno attraversando Oladipo e compagni.
Negli ultimi due draft i Magic hanno avuto una scelta numero due, e poi una numero quattro e una dieci. Tre giocatori al primissimo giro in due estati un minimo di salto te lo devono far fare. Rimango convinto che si debba aspettare almeno tre anni prima di avere un giudizio perlomeno decente su un giocatore (citofonare Anthony Davis), ma sul piano del gioco questi Magic versione “anno tre” dovrebbero far vedere qualcosa di diverso rispetto alle due versioni precedenti.
Le azioni offensive iniziano sempre con un pick&roll laterale tra Payton e Vucevic, oppure sul ribaltamento del lato, tra Oladipo e O’Quinn (Frye). Il problema è creare vantaggio da questo pick&roll, dove “creare vantaggio” intendo innescare una rotazione che comprenda un terzo difensore. Non succede quasi mai. Nei rarissimi casi in cui si verifica tale situazione i Magic riescono a coinvolgere il lato debole e con due/tre passaggi trovano un buon tiro, oppure si riesce a raggiungere Vucevic già subito sul suo taglio dopo il blocco. La cattiva esecuzione del primo pick&roll e la fretta sono però spesso situazioni in cui i Magic si vanno ad arenare. Infatti spesso si assiste ad attacchi stagnanti, che finiscono con isolamenti (Oladipo dal palleggio, piuttosto che Harris in post medio) che non portano a nulla. Questa mia osservazione è rafforzata dai numeri.
Dalle statistiche avanzate emergono dati che fanno pensare. Orlando segna soltanto il 46,8% dei suoi canestri da due coadiuvati da assist, mentre il 53,2% arrivano senza l’aiuto di un passaggio smarcante. Di per se, visti così dicono tutto e niente, ma se li si confronta con i numeri degli Atlanta Hawks (primi al momento ad Est) si può notare immediatamente la differenza. Atlanta si serve degli assist per segnare ben il 58,6% dei suoi canestri da due punti, quasi il 12% in più del dato dei Magic. Ora, è vero che la NBA è sempre stata una Lega basata sugli isolamenti per le star, ma quando tu queste star non le hai ti devi muovere in altra direzione.
Il basket è cambiato molto negli ultimi anni, e anche se sei una squadra con tanto talento individuale, se non muovi in maniera efficace la palla in attacco difficilmente vinci le partite. Orlando non ha grandi individualità per ora, e non ha uomini con tanti punti nelle mani, quindi l’unica maniera per provare ad aumentare il fatturato offensivo è creare un attacco più fluido, che muova la palla ribaltando il lato e attaccando il canestro. Facile a dirsi, molto difficile a farsi. Nelle ultime sei partite, i Magic, hanno provato ad aumentare il numero di possessi (aumentando di conseguenza il ritmo gara) passando dai 95, che hanno tenuto di media in stagione, a 97,64. In più, nelle tre partite in trasferta hanno raggiunto la media di 100,08 possessi. Giocare ad alto ritmo non sempre significa segnare di più. I punti per 100 possessi in queste tre gare lontane da Orlando sono stati solamente 89, a fronte dei 94,7 nelle tre partite alla Amway Arena giocate a 95 possessi. Non conta il ritmo, conta la qualità dei possessi giocati.
Tanta é ancora la strada da fare, ed il processo di maturazione dei giovani ragazzi di Vaughn sarà, come è giusto che sia, lento. Vedremo se nelle partite della prossima settimana i Magic riusciranno ad interrompere la striscia negativa e, con una buona prestazione, muovere la casella delle vittorie.
Per nbapassion.com
Vairo Alberto


