C’è una cosa che si può dire su Elfrid Payton, non è mai riuscito ad avere totalmente fiducia in se stesso. Il playmaker dei Magic ha il 41,6 % al tiro, e ha segnato solamente 4 dei 25 tiri da tre punti tentati in stagione prima della gara di venerdì sera a Boston. In più ha enormi problemi dalla lunetta, dove converte i suoi tiri liberi con un misero 55%. Nonostante tutto, è sempre pronto a entrare in area per prendersi un tiro, subire contatti e andare in lunetta. Talvolta la fiducia viene premiata, come nel caso dei due tiri da tre punti segnati contro i Celtics. Talvolta no, e il 4 su 15 ai liberi che ha impedito ai Magic di ampliare il vantaggio, ne è la dimostrazione. Ha comunque continuato ad attaccar il canestro, in quanto è in grado di dimenticare in fretta quello che è successo in precedenza per continuare a giocare come sa, senza lasciarsi condizionare o farsi prendere dallo sconforto.
Se ogni giocatore degli Orlando Magic avesse questo tipo di stato mentale, probabilmente, ora, staremmo parlando di altro. E questo ci spiega perché Elfrid Payton è stata la più consistente opzione offensiva dei Magic contro i Celtics, segnando 20 punti e distribuendo 9 assist. Eppure, la poca consistenza di squadra, ha permesso agli avversari di vincere una partita che Orlando ha tenuto in controllo per gran parte del tempo. Siamo punto a capo, dunque, ponendoci le stesse domande, come dopo la sconfitta contro Miami, o contro i Wizards, o contro i Warriors, o contro i Bulls, o contro qualcuno che sicuramente al momento non ricordo.
Ci sono stati momenti nella stagione in cui sembrava che la squadra avesse voltato pagina, e avesse trovato la giusta direzione, come ad esempio la recente vittoria contro i Kings, dove nonostante avessero dilapidato un vantaggio di 20 punti, i Magic sono poi stati in grado di gestire il finale di partita punto a punto e portare a casa la vittoria. Ma in realtà non è così, i Magic devono ancora imparare a gestire i finali di gara. Le palle perse e la perdita di coesione in attacco, sommate a incomprensioni e amnesie difensive fanno sì che gli avversari riescano sempre ad avere la meglio. Nell’ultimo quarto di Boston, Orlando ha avuto quattro palle perse, tirato 7 su 21, di cui soltanto sei di questi tiri sono stati presi al ferro. Il tutto dopo aver segnato 42 punti in area nelle partita.
Nella prima parte di stagione, sotto la guida di Jacque Vaughn, i Magic volevano provare a giocare una “motion” stile San Antonio Spurs, ma non avendo i giocatori per farlo, gli attacchi si risolvevano molto spesso con isolamenti abbastanza statici e improduttivi. Intorno alla fine di dicembre, Orlando ha provato ad alzare in modo repentino il PACE, che per una manciata di partite ha anche prodotto alcune vittorie, ma il problema principale a quel tempo era la difesa. Puoi giocare a 90 o 110 possessi, ma se non difendi prendi solamente punti in proporzione e non risolvi il problema. Ora Borrego è ritornato ad un PACE più controllato, dando però parecchi giri di vite alla difesa, chiudendo molto l’area e concedendo il tiro da tre agli avversari. E infatti, se continuiamo a prendere come esempio a gara di venerdì, Evan Turner ha segnato soltanto un canestro, sui sei realizzati nel quarto quarto, in area.
Ma Orlando sta ancora cercando la sua filosofia e identità offensiva. Non ha ancora chiaro che cosa vuol fare in attacco. Forse ci vorrebbe una “super star” a cui si possa mettere in mano la palla nei momenti chiave delle partite o che comunque richiami su di sé l’attenzione delle difese e apra opzioni per gli altri. Servirebbe una difesa che possa, nei finali di gara, mettere a segno degli “stops” (come li chiamano loro). Sicuramente sotto la guida di JB la difesa è migliorata molto, ma è ancora lontana dall’eccellenza che dovrebbe avere una squadra che vuole raggiungere i playoff, e poi quale attacco migliore di una palla recuperata con conseguente contropiede? Questa potrebbe già essere una base per avere un’identità di gioco. Perché è questa la cosa che manca veramente ai Magic dall’inizio di stagione, un sistema di gioco che gli dia un’identità. So che è difficile trovare identità a giocatori giovani e non ancora formati completamente. So che è difficile trovare un sistema di gioco offensivo quando hai pochissimo tiro da fuori e risulti monodimensionale. So che è difficile fare canestro quando hai giocatori con pochi punti nelle mani e non hai una super star, ma è per questo motivo che dall’inizio dell’anno dico che la difesa è l’unica soluzione per questa squadra. Dalla propria metà campo nasce e muore tutto. Se hai una difesa forte, coesa, che lavora insieme puoi correre in contropiede e mettere a segno canestri facili. Quando a difesa schierata fai fatica è l’unica soluzione, e soprattutto, meno punti subisci e meno ne devi fare per vincere. Chiedere ai Bulls fino allo scorso anno.
Vaughn non è riuscito a dare questa impronta difensiva, Borrego ci sta provando e sicuramente i risultati sono migliorati, ma se i Magic vogliono diventare una squadra da playoff dovranno fare ulteriori steps, soprattutto dal punto di vista della mentalità e queste quindici partite che rimangono dovranno essere usate per trovare identità da usare dalla prossima stagione.
Per nbapassion.com
Alberto Vairo (@albicoach)

