Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRip City Chronicles: Ed Davis, l’operaio di Portland

Rip City Chronicles: Ed Davis, l’operaio di Portland

di Emanuele Tatta

51, 30, 34, 23, 31, 33, 30, 20, 50, 26, 41. Non sono i numeri della lotteria, sono i punti realizzati da Damian Lillard nelle partite successive all’All Star Game, partita da cui è stato escluso. Un mese, quello di Marzo, in cui il numero 0 sta giocando divinamente, raccogliendo meritate ovazioni in tutte le arene in cui mette piede.

Anche un paio di sere fa, nella gara casalinga contro i Washington Wizards è stato Lillard-time, con la bellezza di 9 punti realizzati nei supplementari, fondamentali per rialzare la sua squadra dopo tre pesanti sconfitte consecutive. A fine partita saranno 41 con 11 assist, ma assegnare ad un solo giocatore il merito per un successo così importante sarebbe scorretto. Infatti il canestro decisivo per mandare la partita all’overtime porta la firma di CJ McCollum, mentre la stoppata sulla sirena dei tempi regolamentari è ad opera di Gerald Henderson. E infine c’è da sottolineare la grandissima prestazione di Ed Davis, un giocatore tanto sottovalutato quanto fondamentale nei Blazers versione 2015-16.

Scelto alla numero 13 del draft NBA 2010 dopo due ottime stagioni con i North Carolina Tar Heels, Davis ha svolto per i primi anni della sua esperienza NBA il ruolo del ‘vagabondo’, cambiando ben  4 squadre in 6 stagioni: Toronto Raptors, Memphis Grizzlies, Los Angeles Lakers e da quest’anno Portland Trail Blazers, diventando un po’ quello che ci si aspettava alla vigilia del suo debutto: un buon lungo in uscita dalla panchina, sicuramente limitato offensivamente ma in grado di dare ottimi contributi a rimbalzo e in difesa. Ad oggi, oltre ad essere quarto nella lega per percentuale dal campo con un grande 61%, sta giocando sotto molti punti di vista la miglior stagione della carriera, con il contesto di Portland che esalta le sue caratteristiche e ne nasconde le lacune soprattutto tecniche che gli hanno sicuramente impedito di imporsi come titolare affidabile.

Il peso del centro col numero 17 nel roster della franchigia dell’Oregon è incredibile: il plus minus (la differenza di punti su 100 possessi) con lui in campo recita +25: un’enormità.
Il pubblico l’ha a sua volta eletto come beniamino, e non è difficile risalire al motivo di tutto questo: si parla di un vero e proprio produttore di intangibles, quelle piccole cose che non si leggono sulle statistiche, ma che sono fondamentali per una squadra che punta in alto. Oltre a questo c’è la sua “hustle-mentality”, lo spirito di sacrificio del giocatore, disposto a lanciarsi su una qualsiasi palla vagante per aiutare i propri compagni. Un paio di sere fa, durante l’overtime nella gara contro i Wizards ha strappato un rimbalzo offensivo e ha servito Lillard per un tiro da tre che in seguito si è rivelato pesantissimo.

Le luci della ribalta saranno sempre per altri, ma se Portland è nella situazione attuale il merito è anche dei tanti ‘operai’ presenti nel roster. Operai come Ed Davis, che sembra aver finalmente trovato la sua casa.

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