I Cleveland Cavaliers hanno chiuso l’ultima stagione in maniera trionfale, riuscendo finalmente a portare il titolo NBA nel North-East Ohio. Quella dei Cavs è stata un’autentica impresa, compiuta rimontando uno svantaggio di 3-1 nella serie finale, un’impresa tale da appagare qualsiasi giocatore di pallacanestro, anche il più affamato di successi. Ma a Cleveland hanno i motivi per voler vincere ancora e i mezzi per riuscirvi.
Andiamo con ordine, perché i Cavaliers non dovrebbero essere ancora sazi?
1) La ricerca della grandezza. Questa è una franchigia che cerca di entrare con forza nella storia della NBA e per farlo necessita di risultati. Non per nulla il roster allestito è il più costoso della lega. La squadra non è stata modificata in maniera significativa in estate e questo dimostra che il front office è alla ricerca di una continuità che tenga la squadra dell’Ohio ai vertici per un bel po’.
2) La fame dei giocatori migliori.
Durante l’estate i giocatori più rappresentativi della squadra hanno esposto l’intenzione di non fermarsi qui. Kyrie Irving, prima dei Giochi Olimpici, ha dichiarato di inseguire la grandezza e di voler conquistare altri anelli da protagonista. Non da meno il leader della squadra, LeBron James, che insegue la magnificenza di quel fantasma che ha giocato a Chicago. Inoltre non mancano sui social le testimonianze del duro lavoro estivo del resto della rosa per migliorarsi. Se non hanno fame questi…
Per quali motivi i Cavs sono ancora tra i favoriti al titolo?
1) LBJ. Sua maestà James ha giocato le ultime sei finali consecutive, dominandole, spesso, anche quando ne è uscito sconfitto, con statistiche da capogiro. Basta questo a spiegare la grandezza del Re e a far intendere che qualsiasi squadra che vanti il suo nome nel proprio roster non può che puntare alla vittoria finale.
2) La forza del gruppo. I Cleveland Cavaliers hanno dimostrato di essere una squadra con un’identità chiara negli scorsi playoff. Capaci, spesso, di mettere in campo un basket corale e spumeggiante, nel momento di difficoltà durante le finali hanno saputo stringersi intorno ad Irving e James, leader in campo di questa squadra. La maturazione di James nell’essere leader fuori dal campo e nello spogliatoio, con l’aiuto di coach Lue, ha permesso la creazione di una chimica di squadra eccellente, fondamentale per rimanere ad alto livello. La capacità del Prescelto di fidarsi del tutto dei compagni ha dato al gruppo consapevolezza della propria forza e delle proprie possibilità. Insomma, la fame di vittorie e i mezzi per conseguirle ci sono ancora, Paganini non ripete, i Cavaliers (forse) sì.
Per NBAPassion,
Andrea Ranieri

