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Space Jam: a New Legacy, la recensione del film con LeBron James

di Luigi Ercolani
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È meglio il primo”. Avete presente quelle critiche un po’ superficiali, tanto per dire qualcosa? Quei luoghi comuni che servono a darsi un tono? Ecco, quelli. Quando troverete il solito nostalgico che sospira dicendo “È meglio il primo”, relativo a “Space Jam”, saprete che sta ricorrendo a uno di quei luoghi comuni.

Perché si tratta, semplicemente, di due film diversi.

Sigla

 
 

Father and son

Quello che rende “Space James: a New Legacy” rispetto a quello del 1996 è, anzitutto, la centralità dei legami famigliari. Questo aspetto era marginale nel primo episodio, in cui la famiglia di Michael Jordan fungeva più da motivazione per His Airness che come reale storyline. Nella ripresa del 2021 è diventata invece l’asse portante.

Lo ha fatto, peraltro, rovesciando la prospettiva, che non è più quella del campione in crisi, ma quella del figlio del campione all’apice. Si tratta in effetti di portare sullo schermo una riflessione su cosa significhi essere figli di un’icona globale come LeBron James, venire dopo uno che è nel gotha dei più grandi di sempre nella pallacanestro. Abituato a vedere da fuori lo scintillio di campioni come The King, lo spettatore è toccato anzitutto dai coni d’ombra della notorietà, le pressioni che possono subire in figli d’arte, specie nelle aspettative che sia i genitori che i media nutrono nei loro confronti a seguire il percorso di tanto famosi predecessori.

Più che sul LeBron di cui riusciamo a vedere il lato umano, pur se ovviamente recitato, il focus è dunque sul fittizio figlio Dom, e sulla sua volontà di trovare per sé stesso una strada diversa da quella del padre. La sfida del Prescelto sarà quindi quella di mettere da parte l’ascensore che il basket ha significato per lui per capire i desideri e le ambizioni del figlio. Quello di non ingabbiare il talento, ma anzi, di trovare il proprio e perseguirlo, è forse persino il messaggio più importante del film.

Allo stesso tempo, però, il film si sofferma sull’importanza, per i giovani, di non dare ascolto a quei pifferai magici che propongono soluzioni facili e successo immediato solo perché hanno messo in mostra un talento embrionale. Un monito generale sempre valido, ma che diventa fondamentale se declinato nel contesto dello sport statunitense, dove spesso i ragazzi più dotati vengono manipolati da arrivisti senza scrupoli.

Showtime

L’altro tema centrale di Space Jam: a New Legacy è sicuramente quello legato al sistema dei media. Qui la Warner Bros. non è più un mondo “altro”, esterno rispetto a quello reale, da proteggere. Al contrario, la major hollywoodiana viene inquadrata per quella che è, ovvero una conglomerata mediale con plurime ramificazioni, una casa dell’intrattenimento con diverse finestre. I riferimenti all’industria dei media sono molteplici: fanno un loro cameo prodotti appartenenti al mondo HBO, DC Comics, alla saga di Harry Potter e tanti altri ancora, tutti riconducibili alla proprietà della Warner.

Di questo sistema dei media sembra far parte, peraltro, anche lo sport professionistico. Il legame tra il primo Space Jam e il secondo è anzi proprio, per certi versi, la critica alla concezione del gioco del basket e dei suoi attori come puro entertainment, e la marginalizzazione del lato umano. La scelta di LeBron James come protagonista si rivela centrata perché si tratta dell’atleta che per eccellenza ha preso posizione a livello sociale (se bene o se male sta poi alla sensibilità del lettore stabilirlo) in maniera più marcata. Respingendo il detestabile “Shut up and dribble” che viene applicato da diverse persone comuni a quelli che, forse, ritengono solo operai del divertimento e non persone con una coscienza. 

(Video)game Time

Tra riferimenti alla cultura pop e ad episodi famosi della storia del basket, il terzo pilastro del film è, infine, la riflessione sull’evoluzione tecnologica a cui siamo pervenuti nell’era digitale. Quella degli algoritmi che ci aiutano o che ci controllano, a seconda della concezione che ciascuno ha delle tecnologia, ma che comunque sono una parte rilevante della vita quotidiana a livello globale.

In tale contesto si inserisce una riflessione specifica sulla palla a spicchi, che non appassiona più solamente per lo sport sul parquet ma anche per l’interattività che caratterizza i videogiochi di basket. Un’interattività che permette di impersonare la vita dei grandi atleti della NBA, alimentando la passione per questo sport. Space Jam: a New Legay in questo è la naturale evoluzione del primo: si passa dal 2D al 3D, dal basket giocato a quello videogiocato, dallo “spazio” fisico dei cartoon a quello digitale del mondo reale.

In conclusione possiamo dire che si tratta, dunque, di un film perfettamente complementare al primo. Anzi, analizzandolo come metafora della storia della pallacanestro risulta il suo sviluppo più pieno. Un lungometraggio che, quindi, merita di essere visto, che condisce significati profondi con gag esilaranti, e dove giganteggia un LeBron la cui prova da attore è davvero convincente.

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