The Coach Blackboard, la lavagna tattica di ogni allenatore: vi spiegheremo in questa nuova rubrica alcune situazioni chiave delle sfide NBA. Visto il periodo ci occuperemo dei Playoffs, con le prime due sfide delle semifinali di Conference, precisamente quella Ovest, con impegnate le due squadre che hanno dominato la stagione regolare e allo stesso modo hanno strapazzato le rispettive avversarie.
San Antonio Spurs vs Oklahoma City Thunders game 1
La squadra che sarà estromessa da questo contesto sarà la migliore fra le escluse al secondo turno: entrambe nella costa Est sarebbero probabilmente la migliore del lotto (non ce ne voglia King James ma coi suoi Cavs sembra troppo meno profondo di entrambe). In questa sfida fra gli opposti, come filosofia (squadra di sistema contro squadra costruita intorno alle sue due super individualità), approccio alla gara (costanza e metodicità contro entusiasmo e picchi estremi positivi o negativi) e profilo delle stelle (difesa innanzitutto e basso impatto mediatico per Leonard così come per il simbolo Duncan contro attacco prima di tutto ed estroversione per Durant e soprattutto per Westbrook) è indispensabile sovrastare i punti fermi del team avversario non sfidandoli al proprio gioco. A proposito, le mosse del geniale coach Popovich: Leonard in marcatura su Westbrook pee far andare fuori giri il leader emotivo di OKC (con l’altro specialista Green sulle tracce di Durant, senza pagare esagerato dazio) e, vista la la poca collaborazione difensiva dei Thunder (che conta su tre specialisti in marcatura singola ma una pessima intesa in collettivo), li attacca in continui pick’n’pop e pick’n’roll, dai quali rispettivamente il bloccante e il bloccato non sono mai presi dalla difesa (e quando a ricevere libero dalla prima situazione è uno dei migliori 3 tiratori dalla media della lega come Aldridge, e nella seconda è sempre libero una gemma come Leonard…).
Risultato: percentuali fantascientifiche degli speroni, empasse offensiva dei tuoni e il risultato di primo quarto, 43-20 diventato a metà gara già di 73-40, chiude la partita inderogabilmente.
Golden State Warrior vs Portland Trail Blazers game 1

Golden State Warriors guard Stephen Curry (30) waits for play to resume during the first quarter of an NBA basketball game against the Boston Celtics in Boston, Friday, Dec. 11, 2015. (AP Photo/Charles Krupa)
Quale altra squadra NBA si presenterebbe con il ruolo di chiara favorita nella serie senza il suo miglior giocatore, MVP in carica e probabilmente riconfermato anche per questa stagione? Golden State si presenta alla serie conscia della propria forza, vogliosa di dare un’impronta forte alla serie (e magari chiuderla per far riprendere Curry il più possibile dal suo infortunio senza forzare recuperi prima degli scontri più difficili); l’avversaria, dal blocco giovanissimo (la rotazione principale è composta da tutti ragazzi sotto i 26 anni), dopo un accesso miracoloso viste le premesse stagionali ai playoffs e addirittura il passaggio del turno sui favoriti (ma sfortunatissimi Clippers) trova un avversario prontissimo.
Giocatore chiave si è dimostrato per i Trail Blazers sinora Plumlee, e inoltre essi hanno mostrato una buona propensione a giocare lo small ball tanto caro nella Baia: coach Kerr decide quindi di essere molto più “pesante” del solito, tenendo molto tempo in campo Bogut da centro e Green da ala forte (con il più pesante Varejao come primo cambio per il lungo); inoltre la marcatura del pericolo pubblico numero uno Damian Lillard è affidata a Klay Thompson, forse il secondo difensore migliore della lega sugli esterni. Di conseguenza Damian si limita a sparacchiare da fuori, ostacolato dalla grossa taglia fisica di Klay che dall’altra parte non è assolutamente contenuto dall’altro piccoletto McCollum, in difficoltà spesso contro le guardie avversarie, senza smentirsi in questo match; inoltre Plumlee è contenutissimo dalla coppia di lunghi dei Warriors dove Green fa da playmaker non ufficiale, dominando il match su entrambi i lati del gioco. Onore ai Blazers che non mollano, cercando di restare attaccati per non sembrare remissivi come esordio nella serie; di certo, il solo contributo della panchina, con Crabbe sopra tutti non può bastare contro una squadra parimenti forte nella sua second unit.

