Robert Horry, chi come me segue l’NBA da parecchi anni, saprà sicuramente che questo nome anche se troppe volte 
snobbato, ha segnato un solco indelebile nella storia di questo sport, 7 volte campione NBA con 3 squadre diverse (Rockets, Lakers e Spurs), un giocatore capace di mettere tiri importanti nei momenti caldi, oggi daremo uno sguardo
alla sua seconda stagione in maglia Spurs.
Dopo aver passato 7 anni nel roster dei Lakers, Robert decide di prendere la via della free-agency, viene contattato da
San Antonio e nell’estate del 2003 diventa un nero-argento, Coach Popovich riduce di molto il suo minutaggio rispetto ai tempi di L.A. ma sa che può contare su un giocatore esperto e dal sangue freddo.
Durante la stagione 2004-05, Horry viaggia su cifre di poco conto, appena 6 punti di media, con 3.6 rimbalzi e 1 assist, gli Spurs si piazzano secondi nella Western Conference con un record di 59 vittorie e 23 sconfitte, subito dietro ai Phoenix Suns dell’MVP Steve Nash e dell’ala grande Amare Stoudemire.
Sull’altro versante, le due squadre favorite erano sicuramente i Miami Heat di Wade e i Pistons di Billups (reduci dalla
vittoria del titolo l’anno precedente), proprio queste due squadre si scontrarono nelle finali di conference, dando vita ad una serie memorabile, che vide vincitori i Pistons per 4-3 dopo un estenuante Gara 7.
Gli Spurs nella loro corsa al titolo eliminarono facilmente prima i Nuggets di Carmelo Anthony con un sonoro 4-1, poi i Sonics per 4-2 e si scontrarono con i favoriti Suns nelle finali della Western Conference, i pronostici davano vincenti proprio i Suns per 4-2, invece le cose andarono molto diversamente, San Antonio rispedì a casa Nash e compagni in sole 5 partite, passando alle Finals grazie a uno smaccante 4-1.
In tutto ciò Horry diede un apporto fondamentale partendo sempre dalla panchina, Popovich lo fece giocare in media 27 minuti e le sue cifre rispetto alla regular season aumentarono tutte in maniera evidente, i punti diventarono 9.3 a
partita, i rimbalzi 5.5 e gli assist 2, tirando con il 44.7 % oltre l’arco dei tre punti (38 triple segnate nei Playoffs).
Arriviamo quindi alle tanto attese Finals, il momento più atteso dell’anno, le due squadre arrivate rispettivamente seconde nelle loro Conference si trovarono faccia a faccia, i Pistons decisi a riconfermarsi campioni NBA e gli Spurs in cerca del loro 3° titolo, da un lato Billups, Hamilton, i “cugini” Wallace e Prince, dall’altro, Duncan, Ginobili e Parker.
Horry giocò in tutte e 7 le partite di quelle Finals, rivestendo un ruolo chiave all’interno delle rotazioni, in Gara 5 con la
serie in parità sul 2-2 diede una spinta enorme alla squadra, nei primi 3 quarti di gioco aveva messo a referto solamente 3 punti, ma nel 4° quarto esplose letteralmente, nell’ultimo periodo e nel tempo supplementare che si giocò, segnò ben 21 punti, prima inchiodò una schiacciata mostruosa in faccia a Tayshaun Prince per il 95-93 a favore dei Pistons e poi segnò la tripla della vittoria con 5 secondi sul cronometro (96-95), portando così in vantaggio gli Spurs
per 3-2.
Ecco il video di quel momento magico:
La serie fu vinta da San Antonio in Gara 7 per 81-74, e Robert Horry ricevette il suo 6° anello NBA, vinse poi il suo 7° e ultimo titolo sempre vestendo la maglia degli Spurs ma non rivestendo un ruolo fondamentale nel 2007.
Si confermò come uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, uno in grado di mettere il tiro decisivo senza tremare, un valido aiuto sia partendo titolare come negli anni ai Lakers che come spalla in arrivo dalla panchina agli Spurs.
Qui alcuni momenti salienti di Gara 7 delle Finals 2005:
Curiosità: è l’unico giocatore NBA ad aver vinto 7 Titoli senza far parte dei Celtics degli anni ’60.
Nel 2011 ha perso la figlia Ashlyn, di soli 17 anni, affetta da una grave patologia genetica dalla nascita.
per NBAPassion,
@LucaNikoNicolao

