Thunder, il max contract a Kanter è stata la scelta giusta?

di Matteo Meschi

Come ricorda Welcometoloudcity.com, quando i Thunder presero Enes Kanter alla trade deadline di febbraio, sapevano benissimo che il giorno della sua scadenza  sarebbe arrivato quest’estate.

La scelta di entrare in luxury tax è stata una scelta storica a livello organizzativo per la franchigia, che è perfettamente cosciente riguardo l’importanza della prossima stagione: i risultati che verranno ottenuti infatti saranno l’impressione più fresca che rimarrà nella mente di Kevin Durant quando entrerà nella free agency.

Nonostante ciò, Sam Presti ha dovuto pagare carissimo la scelta di tenere Kanter, il quale ha ottenuto (come voleva) il massimo contrattuale per un complessivo di 70 milioni di dollari in 4 anni.

Questa cifra, forse esagerata per un giocatore del calibro del turco, è dovuta alla proposta fatta da Portland che, dopo aver perso quattro quinti del quintetto titolare, si è ritrovata ad avere un infinito spazio salariale che gli ha permesso così di proporre contratti sovrastimati a giocatori comunque buoni.

La scelta dei Thunder di pareggiare l’offerta di Portland per assicurarsi le prestazioni del centro ex-Utah ha portato il monte stipendi a 98 milioni di dollari, abbassabili fino a 81,5 con le eventuali cessioni (come pare nelle intenzioni) di Novak e Perry Jones III.

Al contrario di quanto si pensa, la repeater tax non entrerà in gioco finchè non si finirà sopra il salary cap per 3 stagioni consecutive: Oklahoma ha già pagato l’anno scorso, pagherà quest’anno e volendo potrà superare il tetto salariale anche nella prossima stagione, la prima del nuovo contratto di Durant.

La scelta dei Thunder è stata soprattutto dettata dalla volontà di non voler diminuire il proprio tasso tecnico. Nel caso avessero voluto far partire Kanter, OKC avrebbe avuto a disposizione una full Middle Level Exception che avrebbe portato a giocatori come Darrell Arthur o Dorell Wright, che possono essere considerati dei buoni giocatori all’interno di una rotazione, ma decisamente non degli all star in grado di cambiare la partita.

L’arrivo di Kanter a Febbraio era coinciso con l’addio di Reggie Jackson, destinazione Detroit: certamente per i Thunder sarebbe stato impensabile offrire (come ha fatto Van Gundy) 80 milioni per 5 anni per la guardia, ma l’arrivo di Kanter non garantisce in ogni caso la soluzione di tutti i problemi che Oklahoma si porta dietro da qualche anno a questa parte. Tuttavia, la dirigenza ha ritenuto che se c’era qualcuno con del potenziale in grado di portare la franchigia a competere definitivamente per il titolo, era proprio il giocatore turco.

Ciò che Kanter ha saputo aggiungere al gioco dei Thunder in questi mesi è stata la sua capacità nel dominare sotto canestro: nell’arco del metro intorno al canestro il centro ha una percentuale del 65,7%, e proprio da questa zona arrivano più del 50% dei suoi tiri presi. Quasi tutti i suoi punti sono derivati nella scorsa stagione da situazioni di Pick-and-roll, pick-and-pop o rimbalzi offensivi. Di sicuro Kanter ha mostrato il pregio di essere il miglior giocatore a rimbalzo mai avuto da Oklahoma, classificandosi addirittura terzo nella percentuale di rimbalzi offensivi la scorsa stagione.

Tuttavia, nonostante questi ottimi numeri, non è tutto oro quel che luccica. Oltre a dover migliorare sensibilmente il suo livello medio difensivo, Billy Donovan dovrà saper riconoscere quando togliere Kanter nei momenti in cui si prenderà qualche tiro di troppo.

Saper richiamare in panchina un top player è una cosa complicata per tutti gli allenatori (anche per i più esperti), figuriamoci per un rookie. Se si pensa ai precedenti di Oklahoma poi i ricordi non sono stati certamente confortanti: ad esempio il minutaggio riservato da Brooks a uno come Perkins è stato spesso eccessivo e dannoso per la squadra in momenti delicati della stagione e dei playoff.

In futuro capiteranno anche situazioni in cui Kanter dovrà uscire dal campo per le sue situazioni difensive: durante i playoff le squadre studiano e sfruttano ogni minima debolezza e il buco in mezzo potrebbe essere sfruttato sin dall’inizio dagli avversari. Nei mesi di marzo-aprile Kanter aveva addirittura un saldo-punti di squadra negativo, con 3,6 punti realizzati in meno ogni 100 possessi rispetto a quando lui era fuori dal campo.

Enes Kanter, 23 anni, selezionato nel 2011 dagli Utah Jazz con la terza chiamata

Si può difendere Kanter da queste critiche ricordando come il ragazzo abbia solo 23 anni, come gli sarà messo affianco un giocatore fortissimo difensivamente (Ibaka) e come i Thunder lo alleneranno in maniera costante e ripetitiva sulla difesa, ma bisogna vedere se ciò basterà per chi è stato uno dei peggiori difensori di tutta la lega lo scorso anno.

Anche la scelta di affiancargli Ibaka può sembrare sulla carta la soluzione a tutti i problemi, ma a guardare i numeri la scorsa stagione, al netto di tutti i guai fisici avuti dall’africano, quando i due sono stati in campo OKC ha concesso 109,2 punti ogni 100 possessi in 238 minuti (solo i Minnesota Timberwolves hanno saputo fare peggio). Difficilmente Kanter diventerà mai un protector-rim e difficilmente avrà la rapidità di scorrimento laterale per contenere chi lo punterà frontalmente.

In una ipotetica partita di poker, i Thunder hanno deciso di mettere al centro del tavolo tutte le fish possibili per il rinnovo di Durant: quella di Kanter è una scommessa di un centro in grado di garantire molteplici soluzioni offensive, anche se la puntata da 70 milioni sembra essere molto rischiosa e sicuramente segnerà inevitabilmente il futuro della franchigia.

Se volessimo paragonare Kanter a Bogut (ritenuto nei primi anni di NBA un cattivo difensore) bisogna riconoscere come il turco in questo momento sia anche peggio, ma non è per questo i Thunder si sono tirati indietro dal volerlo pagare così tanto: lui è l’esatto opposto di Perkins, e di conseguenza farà tutto ciò che servirà in attacco.

Kanter non è una causa persa in partenza, ma nella quotazione del giocatore bisogna valutare le sue doti in tutti i lati del campo: se non dovesse migliorare a livello difensivo, allora la scommessa di OKC sarà stata totalmente sbagliata.

Solo il futuro dirà se è stata giusta la scelta di insistere sul turco invece di puntare su Adams come starter e solo il futuro dirà se questa scelta epocale della dirigenza di affrontare la luxury tax per la prima volta nella sua storia porterà il tanto agognato titolo nel Midwest.

Per NBA Passion,

Matteo Meschi

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