Damian Lillard ha passato tutta la sua carriera nella NBA al fianco di LaMarcus Aldridge, Wesley Matthews e Nicolas Batum. Nel corso delle sue prime tre stagioni, ha passato il 41% (3.991) dei suoi minuti in campo con gli altri tre, e soltanto il 6.6% (644) senza di loro.

Quei Portland Trail Blazers, tuttavia, sono stati smantellati; i vari Aldridge, Matthews, Batum, Robin Lopez, Arron Afflalo e Steve Blake hanno lasciato la città, ed ora Lillard – un playmaker All-Star, non dimentichiamolo – è diventato il pezzo centrale del nuovo roster. Nonostante la presenza in campo di un giocatore di tal caratura, sono ancora molte le domande senza risposta che attanagliano i tifosi della squadra, circa l’alchimia che si creerà tra l’esplosiva point guard ed i nuovi innesti del mercato, ed in che modo il “supporting cast” aiuterà effettivamente il numero 0.

Aldridge, Lillard e Batum.

Aldridge, Lillard e Batum.

Basketball-Reference traccia la continuità del roster di ogni team per ogni stagione, definendola attraverso la percentuale dei minuti giocati dai giocatori che facevano parte della squadra anche nella stagione precedente. La percentuale più bassa registrata nella storia dei Trail Blazers è del 47%; per evitare di peggiorare ulteriormente questo dato, i giocatori di punta della franchigia – Lillard, Allen Crabbe, Chris Kaman, C.J. McCollum e Meyers Leonard – dovranno combinare almeno 9.250 minuti di gioco. Il gruppo, lo scorso anno, si è fermato a soli 6.800 minuti.

Sommando alcune importanti categorie statistiche – punti, rimbalzi, assist e tentativi al tiro – i Blazers dovranno trovare un modo per rimpiazzare il 60% della produzione della scorsa stagione.

Prendendo atto delle perdite in offseason, ci sono alcune interessanti combinazioni che coach Terry Stotts potrebbe provare. McCollum e Leonard vedranno probabilmente un incremento di minuti, dopo aver già mostrato un notevole potenziale in sede collegiale. Leonard è balzato alle cronache come il miglior tiratore da fuori tra i lunghi della NBA, inanellando impressionanti cifre nella stagione passata per un giocatore della sua stazza (50% nel pitturato, 40% dal perimetro, 90% ai liberi), poco lontano dal raggiungere il numero di tentativi minimo per entrare nel libro dei record della lega. McCollum, poi, ha mostrato grandi progressi nell’esecuzione del pick-and-roll, riuscendo a trovare il proprio spazio per dare fluidità alla manovra offensiva.

McCollum e Leonard.

McCollum e Leonard.

Per ogni giocatore in roster, il tiro è la chiave. Nell’annata 2014-15, McCollum e Leonard hanno realizzato entrambi meglio del 40% nei tiri dal perimetro cosiddetti “catch-and-shoot”. Senza l’incombente presenza di Aldridge in posizione di post, l’attacco di Portland si affiderà molto di più al pick-and-roll di McCollum e Lillard. I lunghi restanti – Mason Plumlee, Al Farouq-Aminu ed Ed Davis – sono quasi inutili se tenuti lontani dal ferro, ma ognuno di loro può creare problemi alle difese avversarie, scivolando verso il canestro dopo aver portato un blocco: più verrà utilizzato questo metodo di esecuzione, più i difensori saranno costretti a sfilacciare letalmente il loro sistema di contenimento.

La grande domanda, più di ogni altra, è legata alla caratura dei campioni. McCollum ha giocato più di 30 minuti in una partita soltanto in tre occasioni nel corso della sua carriera NBA; immaginare quale possa essere il suo sviluppo futuro è a dir poco pretenzioso.

Poi, c’è il capitolo riguardante il tiro di Leonard.

Nelle prime due stagioni combinate, Leonard ha messo a referto soltanto il 36.6% dei jumpshots che si è preso, insieme ad uno striminzito totale di tre tiri dall’arco; ha decisamente migliorato la sua selezione al tiro rispetto al suo primo anno (vedi percentuali elencate precedentemente), beneficiando della sua bravura nell’occupare posizioni vantaggiose nella metà campo offensiva, ma c’è ancora del lavoro da fare. Per conto del Nylon Calculus, Seth Partnow ha esaminato le percentuali dal perimetro di quei giocatori che hanno tirato in una posizione considerata “open” (nessun difensore nello spazio di 6 piedi) e “wide open” (nessun difensore nello spazio di 10 piedi), utilizzando le statistiche fornite da SportVU. Partnow ha scoperto che il 70.3% dei tentativi dalla distanza di Leonard sono stati “open”, mentre il 24.3% sono stati “wide open; si tratta rispettivamente del sesto e terzo dato più alto della lega, visto che le medie si aggirano tra il 40% e l’8%. Nulla si può dire contro la filosofia del creare punti dall’arco, ma un’incognita resta: riusciranno i Blazers a fornire questo tipo di tiri a Leonard con continuità?

Lillard e Leonard.

Lillard e Leonard.

I numeri del giocatore potrebbero rimanere più o meno simili a quelli dello scorso anno, visto che il giovane ha giocato raramente insieme ad Aldridge (meno di un quarto dei suoi minuti passati in campo nell’anno 2014-15) ed il gioco in pick-and-roll con l’aiuto di Lillard – insieme ad un nuovo gruppo di lunghi, atletici e possenti – potrebbe mettere Leonard nella situazione di prendersi più o meno la stessa quantità di tiri in campo aperto. Comunque, stiamo parlando di qualcosa che non abbiamo ancora visto.

In difesa, le sfide potrebbero essere meno severe. Nonostante i Trail Blazers abbiano perso i loro tre migliori difensori – Lopez, Matthews e Batum – sono stati in grado di rimpiazzarli con atleti altrettanto buoni difensivamente, come Plumlee, Aminu, Davis e Maurice Harkless; inoltre, Portland ha giocato degli schemi in protezione del canestro abbastanza semplici nelle ultime stagioni, fattore che dovrebbe semplificare l’adattamento delle nuove pedine. Se coach Stotts volesse sperimentare, questi giocatori potrebbero giocare in maniera un po’ più aggressiva, andando a caccia di palloni persi e creando opportunità di transizione.

Mason Plumlee, 25 anni, alla sua prima stagione a Portland.

Mason Plumlee, 25 anni, alla sua prima stagione a Portland.

Portland, dunque, si sottoporrà ad una grande fase di trasformazione – come quasi ogni squadra della lega – nella stagione che si sta per avviare. Lillard costituisce un buon punto di partenza, ma riuscire ad incastrare ogni pezzo del mosaico in maniera perfetta non è mai cosa semplice, specialmente nel caso in cui si parli di talenti novizi. Per tre anni consecutivi, questa franchigia si è affidata completamente al quartetto costituito da Lillard, Batum, Matthews ed Aldridge, ma adesso che tre delle quattro gambe del tavolo non ci sono più, è tempo di preoccuparsi davvero di come mantenere l’equilibrio.

 

Claudio Spagnuolo

Twitter: @KlausBundy

 

Tratto da: Ian Levy, “Is Damian Lillard going to have any help for rebuilt Trail Blazers?”, sportingnews.com

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