Nessuno fa tanti punti quanti Damian Lillard dalla lunetta

Fare bene, dare il massimo di se stessi, mostrare di avere gli attributi, in ogni momento. Senza che però nessuno ne dia risalto, senza nessuno che spenda elogi a go-go come spesso succede in altri casi. In altre parole essere trascurati, ignorati nonostante tutto. Essere underdog, praticamente. C’è chi questo status lo ripudia a prescindere, c’è chi invece lo apprezza, anzi, lo considera un autentico punto di forza: una persona che rientra nella seconda categoria è senz’altro Damian Lillard.

Lo scorso anno gli addii illustri di casa Portland Trail Blazers lo avevano lasciato lì, al suo posto, a prendersi tutte le responsabilità del caso. Nessun problema. Con una bella dose di leadership e con il lavoro attento di coach Terry Stotts (sì, merita di essere menzionato), Dame ha preso le redini di una squadra destinata inizialmente ad una triste stagione di tanking e l’ha portata ai playoff, dove è stata eliminata dai Golden State Warriors. Qualcosa di impensabile, inizialmente. I pronostici in fondo sono fatti per essere infranti.

Il buon Lillard aveva finito la stagione con l‘intenzione di continuare sulla stessa lunghezza d’onda anche alla riapertura delle ostilità. E si è visto. Nell’opening night il numero 0 non si è fatto mancare nulla, firmando 39 punti, 9 rimbalzi e 6 assist nel successo dei Trail Blazers sugli Utah Jazz. Il tutto è passato in secondo piano, visto lo scoppiettante debutto dei campioni in carica dei Cleveland Cavaliers e il tonfo dei Golden State Warriors contro i San Antonio Spurs. Meglio così, probabilmente. Perchè lo stesso Lillard ormai la considera una battaglia personale, lui e i suoi compagni di squadra contro tutto il mondo. E le cose sembrano funzionare.

La point guard ha messo subito le cose in chiaro, salendo in cattedra e dimostrando il suo arsenale offensivo davvero invidiabile. Contro i ragazzi di Quin Snyder ha sfruttato i vari blocchi dei compagni di squadra. O si aprivano gli spazi per una inarrestabile penetrazione o l’occasione per sparare una tripla dall’arco, come quella che nel finale ha aperto la strada verso la vittoria.

Damian Lillard va a segno dopo il blocco portatogli da Ed Davis.

Damian Lillard va a segno dopo il blocco portatogli da Ed Davis.

Letteralmente on-fire, come si suol dire in maniera smodata. Una vera spina nel fianco per la difesa dei Jazz, che non sono riusciti a fermare la sua furia. Un fiume straripante che ha abbattuto una diga con una facilità disarmante, perchè quando riusciva a dirigersi verso il canestro l’unico modo per fermarlo era fare fallo. Grazie alla sua velocità Lillard il più delle volte è riuscito a sfuggire al suo marcatore, riuscendo a incunearsi nel pitturato e creando favorevoli mismatch contro i lunghi avversari: di fronte alle sue capacità fisiche ed atletiche, per gente come Boris Diaw o Rudy Gobert non c’è stato nulla da fare.

Meyers Leonard esegue il blocco ostacolando George Hill, con Dame che penetra in area: canestro e libero supplementare!

Meyers Leonard esegue il blocco ostacolando George Hill, con Lillard che penetra in area: canestro e libero supplementare!

Il resto dei Trail Blazers fanno di tutto per apparecchiargli la tavola, c’è da dire questo. In ogni caso Dame non si fa problemi a caricarsi sulle spalle tutte le pressioni coinvolgendo però tutta la squadra. Un buon leader non eccede negli individualismi ma ovviamente cerca di dare una verve in fase di costruzione di gioco: non si può fare tutto da soli, del resto. Sempre alla ricerca della soluzione migliore possibile, sfruttando tagli e movimenti dei compagni che hanno approfittato delle sue discrete capacità da passatore. Tutti per uno, uno per tutti.

 

Alan Crabbe viene incontro a Lillard e finta il blocco: in realtà il 'vero' blocco lo porta Mason Plumlee allo stesso Crabbe, che successivamente riceve il pallone dal numero 0: la tripla è servita.

Alan Crabbe viene incontro a Lillard e finta il blocco. In realtà il ‘vero’ blocco lo porta Mason Plumlee allo stesso Crabbe, che successivamente riceve il pallone dal numero 0: la tripla è servita.

Un inizio col botto sul parquet, niente da aggiungere. Damian Lillard ha attivato la modalità underdog e non importa se non vengono eretti simpatici siparietti mediatici: l’importante è lottare e sudare per portare a casa più successi possibili, continuare in maniera brillante il nuovo corso partito un’annata fa. L’imperativo assoluto è la crescita e il miglioramento dell’intero gruppo, e stop. I veri riconoscimenti, secondo quello che si potrebbe definire uno stile di vita, arrivano col duro lavoro a testa bassa. In barba a chi, uno come Dame Dolla, non lo ‘vede’ neanche di striscio.

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