“I’m going to save my 25K, OK?”
Con queste parole Lebron James rifiuta di commentare l’arbitraggio di Gara 4, vinta dai Warriors con il punteggio di 108-97. Il “prescelto”, sostenuto nella lamentela dal suo allenatore Tyron Lue (qui trovate le sue parole), sostiene che i soli 4 tiri liberi concessi dagli arbitri siano infatti pochi rispetto alle penetrazioni eseguite. Che Lebron fosse nervoso lo si era capito già durante la partita dopo gli accesi diverbi con Draymond Green (dovuto a questo scontro) e Steph Curry, è però difficile credere che la partita sia stata persa per colpa dell’arbitraggio.
Golden State infatti ha rimesso in campo l’aggressività che aveva perso in Gara 3, ha retto a tutte le ondate dei Cavs senza mai sprofondare ed ha legittimato nel quarto periodo una vittoria meritata nella prima vera partita combattuta di questa serie. Curry e Thompson sono riusciti a riprendere i loro ritmi abituali ed hanno messo a referto rispettivamente 38 e 25 punti, Iguodala e Green, con menzione d’onore per Klay Thompson che è un ottimo difensore non solo sul perimetro ma anche in post, sono tornati a difendere al loro livello e a creare ottime spaziature in attacco, Barnes ha messo a segno 4 triple su 5 tentativi in momenti difficili della partita, dimostrando una volta di più di essere un giocatore affidabilissimo. Solo 10 minuti per Andrew Bogut, letteralmente bocciato nel terzo quarto quando Kerr, a caccia di rimbalzi, ha preferito la grinta di Anderson Varejao che ne ha messi a referto ben 3 offensivi nello spazio di pochi secondi. Proprio i rimbalzi sono stati una delle chiavi della partita, chi ha dominato in questo fondamentale si è sempre portato avanti nel punteggio: Tristan Thompson ne ha presi 5, tutti offensivi, nel solo primo tempo trascinando con se i Cavs; nel secondo ha faticato, schiacciato dalla fisicità di Golden State che ne ha subito approfittato per attaccare in transizione e togliere ritmo agli avversari.

STEPH CURRY LASCIA ANDARE LA PALLA TRA KYRIE IRVING E KEVIN LOVE
Lebron e compagni hanno poco da rimproverarsi questa volta: gli isolamenti del “Re” sono notoriamente più dannosi che produttivi e hanno prodotto 7 palle perse del solo James, se la palla non gira in attacco sono grossi guai per i Cavaliers che diventano prevedibili e facilmente contestabili da ogni difesa. Il 23 ha comunque messo a referto 25 punti, 13 rimbalzi e 9 assist (il 60% del totale di squadra), dimostrando una volta di più quanto valga come all-around player e che sia perfettamente in grado di innescare i compagni in ogni momento, qualità che forse dovrebbe essere cavalcata ancora di più. Chi invece può permettersi di avere carta bianca sugli isolamenti è Kyrie Irving: il suo ball handling è letteralmente ubriacante e può sfuggire ad ogni difensore, come dimostrano i suoi 34 punti col 50% dal campo nonostante un infortunio, seppur di entità molto lieve, alla mano destra. Kevin Love dalla panchina è entrato bene in partita ed è stato più attento del solito in difesa, JR Smith e Richard Jefferson non sono invece riusciti a ripetere le eccellenti prestazioni di Gara 3 ma hanno comunque fatto un ottimo lavoro.
Partita più che mai decisa dai singoli episodi quindi, non c’è mai stato un vero dominatore che ne abbia preso il controllo. Questo forse crea un rammarico ancora più grosso per i Cavs, che ora devono annullare 3 match point a Golden State con due partite da giocare nella baia. I Warriors sono però famosi per i loro cali di tensione: dovranno invece giocare al loro massimo, come questa notte, per fermare l’armata del Re.

