“We weren’t very good defensively. We obviously knew we were without Draymond, so there’s no point in harping on that. We had to play better, and we didn’t.”

Una caldissima Oracle Arena ed un super Klay Thompson non sono bastati a controbilanciare l’assenza di Draymond Green: i Cleveland Cavaliers vincono 112-97 e riportano la serie in Ohio. Ancora una volta abbiamo assistito ad un finale senza patemi: in tutte e cinque le partite di questa serie lo scarto è stato infatti superiore ai 10 punti, come accadde in sole altre due occasioni (nel 1960 in una serie tra Celtics ed Hawks e nel 1988 nella serie tra Lakers e Pistons). Le prestazioni mostruose di Lebron James e Kyrie Irving, 41 punti a testa, hanno certamente oscurato il peso dell’assenza del numero 23 in maglia Warriors che ha però giocato un ruolo importante: oltre all’apporto difensivo, alla presenza a rimbalzo ed alla marcatura su James quando Iguodala è in panchina, a Golden State è mancata la grinta, la cattiveria sulle palle sporche, la capacità offensiva di far chiudere la difesa su di sè per poi scaricare sul perimetro che solo Green sa darle. I Warriors hanno chiuso al 33,3% di squadra al tiro pesante con un rivedibile 14/42, frutto della scarsa vena realizzativa di giocatori solitamente più affidabili come Curry (5/14 da 3, ha comunque chiuso a 25 punti), Barnes (1/6 con appena 2/14 dal campo) e Speights (0/3 con 0/6 in totale).

Solo Klay Thompson, serissimo candidato all’MVP in caso di vittoria dei Californiani, ha mantenuto i suoi livelli di abituale eccellenza mettendo a referto 37 punti con un ottimo 11/20 dal campo e 6 bombe a segno su 11 tentativi. Il plus/minus del numero 11 è però -21 mentre quello di Steph Curry è -6: quando il 30 non è in campo, i Cavs fanno letteralmente la voce grossa in difesa perchè non devono più temere il finto pick and roll tra gli “splash brothers” e perchè la scelta di coach Lue è quella di raddoppiare solo su “baby face” e non su Klay, la difesa resta quindi a uomo e riesce a tappare le falle in area dove i Warriors hanno fatto letteralmente razzia nei primi due episodi della serie.

KYRIE IRVING STOPPA STEPH CURRY

KYRIE IRVING STOPPA STEPH CURRY

L’infortunio di Bogut, a cui mandiamo i nostri migliori auguri di una buona guarigione, ha tolto inoltre una pedina importante dalle rotazioni di Kerr: le alternative sono Festus Ezeli, apparso ancora acerbo e soprattutto bersagliato dall’hack, e Anderson Varejao, sempre in grado di piazzare giocate decisive (come i 3 rimbalzi offensivi di Gara 4 che hanno impedito la fuga ai Cavs, poi rimontati) ma che ha qualche credito con gli arbitri, che già in Gara 5 gli hanno chiesto parzialmente il conto, per qualche esagerazione sui contatti subiti. C’è sempre l’opzione small ball con Iguodala da 4 e Green da 5 ma non si può cavalcare per una partita intera, a meno di non voler spianare la strada agli efficacissimi rimbalzisti offensivi di Tyron Lue. Steve Kerr ha quindi un altro difficilissimo rebus da risolvere, siamo davvero curiosi di assistere ad una Gara 6 che vedrà il rientro di Green in quel di Cleveland: la Quicken Loans Arena gli riserverà un’accoglienza speciale.

Prima della partita ha parlato Grant Hill, che ha giocato e vissuto ad Orlando, invitando tutti a dedicare un pensiero o una preghiera alle vittime della strage avvenuta al Pulse. Noi di NBA Passion ci uniamo al cordoglio.

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