Home NCAA BasketballMarch Madness Guida ragionata alla Final Four NCAA

Guida ragionata alla Final Four NCAA

di Luigi Ercolani

South Carolina Gamecocks

Se c’√® un tempo di benedizione sportiva per la Carolina, Nord e Sud, √® certamente questo. Pensateci: tra il 2016 e il 2017 queste sono state terre che hanno visto alcune proprie istituzioni sportive competere per i massimi livelli.

Senza menzionare i Panthers al Super Bowl 2016 (perso, ma per perderlo bisogna pur sempre arrivarci), Clemson quest’anno ha portato a casa il titolo NCAA a livello di football, e nella stagione passata UNC √® arrivata a una tripla di Kris Jenkins da quello gemello nella pallacanestro, e ha invece conquistato quelli di lacrosse, ambosessi.

Ecco, in tutto questo mettete South Carolina, che sembrano un po’ il cugino strambo e sfigato, quello che al cenone di Natale tutti non sanno bene perch√© sia venuto o che vita faccia di preciso.

Ecco, Frank Martin, che porta il nome di un compositore e che in effetti ha messo insieme un’orchestra meravigliosa durante la sua esecuzione, possiamo dire che abbia messo i Gamecocks sulla mappa parentale della Carolina.

Rapido recap: da queste parte non si era mai arrivati a queste altitudini, anzi, nemmeno le sia era mai sfiorate. Il periodo di gloria nei primi anni Settanta con Frank McGuire in panchina aveva prodotto tre finali per il terzo posto al Regional.

Poi una apparizione estemporanea nel 1989, due tra 1997 e 1998 con BJ McKie a cantare e portare la croce, una nel 2004 e Dave Odom Coach of the Year: fine della a dir poco ridotta bacheca dei nero-granata alla March Madness.

Capirà quindi il lettore che quella di Frank Martin e dei suoi ragazzi è una vera impresa. Non che ne nella sua carriera di coach non ne abbia già collezionate. Senza soffermarsi sulla canalizzazione e produttività infusa nel talento scapestrato e fuso come un copertone di Micheal Beasley, portato di forza alla seconda assoluta del Draft 2008, basterebbe ricordarne due.

Proprio a B-Easy √® legata la prima: nella stagione di esordio come head coach costru√¨ una compagine che, pur fermandosi al secondo turno nel tabellone, in regular season si piazz√≤ al terzo posto. C’erano, oltre a Beasley, Bill Walker, journeyman visto anche ai Knicks, e Dominique Sutton oggi a Trento, e Denis Clemente.

La seconda è la Elite Eight guadagnata nel 2010 con nel motore Jacob Pullen (freshman nel 2008) e Curtis Kelly, ora entrambi a far danni (in senso positivo) alle difese europee. Quel gran ballo di marzo si concluse nella finale del Regional contro la Butler che aveva Shelvin Mack, Gordon Hayward e Matt Howard in campo e Brad Stevens in panchina.

La distrazione e la quantità di aneddoti relativi a South Carolina ci ha portato fin qui facendoci dimenticare di quelli i Gamecocks oggi. Ecco, prima si parlava di esecuzione: i nero-granata ne sono autentici maestri.

Pur non sputando sopra a un contropiede primario quando si presenta l’occasione, il loro attacco si compone di uscite dai blocchi lontano dalla palla, pick&pop, con Felder e Thornwell a smezzarsi regia e conclusione, mentre Notice √® pi√Ļ propenso a quest’ultima.

Da non sottovalutare, poi la capacità di Silva di prendere posizione in post basso e farsi vedere e quella di Kotsar di agire vicino a canestro così come di aprirsi dalla media, anche solo per lasciare spazio alle penetrazioni amiche. Last, ma non certo least, Dozier e la sua esternalità che si trasforma improvvisamente in dinamismo quando punta il ferro.

Dopo tutto questo, come fate a non avere ancora un po’ di cuore nero-granata?

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