Arrivederci Chicago, dal vostro Derrick Rose
Ciao Chicago, sono Derrick.
Credevo che questo giorno non sarebbe mai arrivato, perché Chicago è casa mia da sempre. La mia storia la sapete, vengo da Englewood, nato nel posto sbagliato, e non c’è errore più grande di Englewood, un sobborgo che definire tremendo è relativamente un complimento. Sia chiaro, io non ho nulla di cui lamentarmi perché mamma Brenda mi ha tenuto lontano dai pericoli della strada, in un luogo dove basta un attimo di disattenzione per perdere tutto ed il ricordo di Ronnie Fields è uno dei capitoli più brutti dell’intera città.
Molti di voi mi hanno cresciuto, mi hanno cullato sin dai tempi del Murray Park, il playground di casa e la mia storia parte proprio da quel campetto. A meno di 3 miglia, qualche anno prima di me, un ragazzino portò i Wolverines al primo titolo statale, ma siamo a Chicago e basta inciampare sul piede sbagliato per dire addio. Io sono stato fortunato, Benji Wilson purtroppo no.
Quando entrai alla Simeon, lo stendardo del 1984 vegliava su quel luogo sacro, tutti noi conosciamo questa storia ed io decisi di rendere omaggio al “Best in the Nation” giocando con la 25, mica così scontato in una città che ha visto un ragazzo della North Carolina con la 23.
Sapete, quando passai da Memphis, sognavo di poter ritornare a casa mia, ma le possibilità in quel draft erano scarse, meno del 2%, ma io penso che sia stata la mano di Ben ad estrarre Chicago. La voce di Stern ancora accompagna i miei sogni di tanto in tanto “with the first pick in the nba draft 2008 the Chicago Bulls select Derrick Rose”.
Esiste qualcosa di divino nelle nostre vite, esiste una forza che ci guida nel bene o nel male, ed io sono/ero al centro di questa forza. Vi ho fatto sognare, sono diventato il più giovane MVP della storia, ma il destino è beffardo e dopo tanta fortuna, bussa alla mia porta per riscuotere il conto. Il giocattolo perfetto si è rotto, ma io non mi sono mai tirato indietro davanti alle responsabilità, ho lottato e sono tornato.
Si dice che un fulmine non cade mai due volte nello stesso punto, vero, ma io sono l’eccezione in tutto. Qui crollo, qui inizio ad avere paura ed inizio nella mia mente a vedermi lontano dai parquet. Voi mi avete amato, mi avete aspettato tutti questi anni, ma in cuor mio inizio a maturare l’idea che la mia carriera stia diventando più corta e cedo alla tentazione più grande di questo mondo, monetizzare il tutto ed infatti ho sbagliato in quelle dichiarazioni sulla mia free agency. Mi avete dato tanto, forse tutto e troppo, ma forse in quel momento ho oscurato i sentimenti, scusate.
Nemo propheta in patria, ma LeBron in questi giorni potrà smentirmi.
Questo non è un addio, non odiatemi, le nostre strade non si divideranno oggi, magari un giorno potrò ritornare qui, a casa mia e tra la mia gente, perché There’s no place like home, Nessun posto è bello come casa mia.
Lettera scritta da Matteo Milo.
Per NBA Passion






