DeRozan continua con numeri astronomici
34 punti contro gli Hornets, Toronto sempre lanciatissima verso la conferma del secondo posto ad Est alle spalle della corazzata Cleveland: DeMar DeRozan guida la classifica dei migliori scorer della lega, e conferma il suo trend positivo a dir poco con prestazioni super. La guardia dei Raptors ha segnato 30 o più punti in 7 delle ultime 8 gare di regular season. L’ultimo a far registrare numeri del genere è stato Nate Archibald nel 1972-1973, Marques Johnson 1978-79, World B. Free 1979-80 e Michael Jordan 1986-87.
LeBron James ed il club dei 27.000

LeBron “The King” James
Il prescelto ha messo a referto 27 punti, con 10 rimbalzi e 5 assist nella vittoria dei Cavs sui Wizards, è la 130 volta che LeBron James lascia sulla sua strada almeno 25 punti, 10 rimbalzi e 5 assist in una sfida ma questa è la prima volta che non è primo in nessuna di queste categorie. Kyrie 29 punti e 6 assist, Kevin Love 16 rimbalzi. Ps LeBron James è il più giovane giocatore a toccare quota 27.000 punti in carriera (31 anni).
Profondo Knicks:
25 turnovers, 35.1% dal campo, disfatta totale dei New York Knicks contro i Celtics: prima volta negli ultimi 40 anni che i Knicks perdono 25 possessi e tirano con meno del 36% dal campo nella stessa gara. L’ultima volta era nel 1976, contro i Trail Blazers
Questione di backcourt:
Dame e C.J. continuano a macinare numeri su numeri: 36 per Lillard, 31 per McCollum nella vittoria all’overtime contro i Sacramento Kings per Portland. Quinta volta che entrambi segnano almeno 30 punti nella stessa sfida. Gli altri due a riuscirci? Steph Curry e Klay Thompson (9 volte) e LeBron James e Kyrie Irving (7)
Ci pensa Pau
Pau Gasol ha segnato 13 punti dei suoi 21 totali della sfida contro Detroit nel primo quarto: nella vittoria per 96-86 il catalano è stato decisivo a dir poco. Ha tirato con il 44.3% dal campo nel primo quarto in questa stagione (39 canestri su 88 tentati). Terzo più alto numero di punti nel primo quarto con 80 o più tiri tentati dopo Gerald Henderson (44.7%) e Towns (44.4%).



La prima impressione è un’impressione sbagliata. Proponi al direttore di NBA Passion un articolo sul futuro della nazionale spagnola di basket e sei assolutamente sicuro che scriverai dell’imminente sfaldamento della Roja. “Logico”, pensi “oltre a Pau Gasol sono molti gli ultratrentenni, per cui di certo ci sarà un ricambio generazionale pesante”. Poi vai a controllare per essere sicuro di fornire un’informazione corretta e chiaramente vieni smentito. Pollo.
Ma torniamo alla Spagna, focus della nostra riflessione. È possibile che la campana suoni anche per le Furie Rosse, almeno guardando al breve periodo? È una possibilità. Il ritiro di Pau Gasol crea un vuoto significativo, in quanto il lungo degli Spurs è sempre stato il fulcro del gioco della squadra, con la sua bidimensionalità, la sua capacità dopo il blocco di aprirsi così come di fiondarsi a canestro, di essere letale dalla media e lunga distanza così come dal post, insomma, con il suo essere Pau, il pianista che diventò cestista per caso. Non è un caso che quando Pau è mancato, ai Mondiali 2010 e ad Eurobasket 2013, la Spagna abbia sofferto, nell’ambito delle prestazioni. Mirotic o Claver da qui se ne smezzeranno posto e responsabilità, in attesa magari che qualcuno tra i giovani Marc Marti, Alejandro Suarez, Santiago Yusta, Ramon Vila (scuola Barça) possano magari un giorno ripercorrerne le orme. Ad oggi sembra impossibile, ma come sempre il domani è intellegibile agli esseri umani.
(Valanciunas deleterio, e scatta il paragone con un altro NBA protagonista in negativo)



