Home NBA, National Basketball AssociationAzzurrability – I candidati dell’Italia per Eurobasket

Azzurrability – I candidati dell’Italia per Eurobasket

di Luigi Ercolani
Ettore Messina

Guardie

Ogni attacco parte da qualcuno che lo organizza, ma su questa è la classica scoperta dell’acqua calda. Ecco che quindi l’analisi non può che iniziare dai playmaker.

L’Italia ne ha due che giocano insieme nella Pallacanestro Reggiana: Stefano Gentile e Andrea De Nicolao. La coppia si spartisce più o meno equamente la conduzione dell’offensiva emiliana, e instillare un meccanismo identico nell’Italia potrebbe non essere una cattiva idea.

Però c’è un “però”. Nella fattispecie un “però” alto due metri, ex-promessa mai del tutto mantenuta e scoperto coltellino svizzero: all’anagrafe, Luca Vitali.

Alto due metri, nettamente propenso alla costruzione, il prodotto delle giovanili Virtus sta vivendo una stagione di grazia alla Leonessa Brescia, e per i suoi centimetri può coprire gli spot di guardia, ala piccola e persino ala forte, come gli capitò ad Eurobasket 2013 per emergenza.

Anche Andrea Cinciarini sta dando continuità alle proprie prestazioni, e malgrado una annata in chiaroscuro dell’Olimpia (ove il chiaro è in Italia e lo scuro in Europa) potrebbe strappare quel posto sfuggito l’estate passata per una condizione ritenuta dal ct non ottimale.

In tema di effetto-Lamma, ovvero del giocatore che non ti aspetti ma che potrebbe fare bene, una fiche converrebbe giocarla su Tommaso Laquintana, e Marco Spissu. Il primo è il backup di Ivanovic all’Orlandina che sta facendo nozze con i fichi secchi, e gioca tra i quindici e i venti minuti a partita.

Come caratteristiche tecniche è un play di rottura che si muove quasi a scatti, ricorda il Poeta giovane, colpisce da fuori e o punta il ferro, ha ball-handling ed aiuta a rimbalzo offensivo.

Spissu, invece, è stato catapultato in una realtà storica ma sull’orlo di una crisi di nervi come la Virtus (peraltro anche retrocessa), è stato messo a capo del progetto di coach Ramagli e finora lo ha condotto egregiamente. Pur sfisicato per il piano superiore, simile al collega della Betaland, regge bene i contatti e si segnala per un certo sangue freddo nei finali tirati, come nel derby.

A metà tra il play e la guardia, va da sé che servirebbe la capacità di alternare distribuzione e iniziativa personale, condite da dinamismo quanto basta, di Daniel Hackett. In in questo caso il busillis riguarda quanto e in che modo il pesarese avrà recuperato dall’infortunio patito in autunno. Si è visto al preolimpico con Bargnani, che sacrificare la forma fisica sull’altare del talento non porta buone cose.

Se non dovesse essere pronto, al ruolo di collante tra reparto strategico e reparto d’assalto potrebbero pensarci in diversi. Lorenzo D’Ercole, per dire, un ex giovane di valore, ora non molto più giovane (almeno, non sportivamente) ma comunque di valore, che tra Siena e Sassari ha appreso la difficile arte dello stare in panchina, per poi offrire il proprio contributo subito e in pochi minuti.

Competenza che condivide con David Cournooh, altro prodotto giovanile Mens Sana, più guardia che play ma comunque swingman veloce e atletico, che sa segnare da fermo, crearsi le conclusioni e muoversi dietro la difesa. Da non sottovalutare il fatto che a Cantù è guidato dall’ex ct Recalcati. A ventisette anni potrebbe prendersi la maglia azzurra.

Altro elemento da non sottostimare è Marco Giuri: Caserta sta vivendo un momento delicato della propria stagione, lui è uno degli uomini di punta e già questo dimostra fortezza di spirito. La stessa che, c’è da giurarci, lo sostiene quando si alza da tre con uno stile pressoché impeccabile, o quando si getta a rimbalzo offensivo contro i lunghi avversari.

L’ultimo nome spendibile a cavallo tra 1 e 2 è Salvatore Parrillo, esterno dal rendimento continuo di Cantù che indifferentemente dirige il gioco (pick&roll specialità della casa) o si apposta fuori dall’arco per ricevere palla a tirare.

I possibili titolari del ruolo di guardia vera e propria hanno una particolarità: possono tutti scalare e fare l’ala piccola. Così è Belinelli, così Aradori, così Tonut. Di Belinelli sappiamo vita e miracoli: esploso in Fortitudo come tiratore di striscia, l’esperienza NBA gli ha insegnato anche ad andare spalle a canestro e a buttarsi dentro, a seconda della situazione.

Caratteristiche simili le ha Aradori, che è un esterno d’assalto, contropiedista, dotato di elegante palleggio-arresto-e-tiro, di esitazione mortifera (spesso in combo) e di resistenza ai contatti quando punta il ferro.

Tonut, da parte sua, è atletico, e indifferentemente usa l’arresto di forza in incursione o prende la linea di fondo, si distanzia dal difensore e ed esce dai blocchi. Un esterno completo, che però ha il problema non marginale di essere stato obbligato a un lungo stop.

Nel caso dovesse aprirsi un varco per infortunio o scarsa forma fisica di qualcuno dei sopracitati, sarebbero diversi gli uomini che potrebbero pensare di infilarcisi. Primo fra tutti Diego Flaccadori, protagonista di una grande annata a Trento.

La tecnica di tiro fluida, tiro da fermo o in movimento efficace, solidità nell’avvicinamento a canestro spesso conclusa con un semigancio o un sottomano, rapidità di rilascio e bravura nel passaggio fanno dell’esterno di Trento un serio candidato al posto.

Tanto più che quest’anno con la Dolomiti Energia ha disputato la FIBA Champions League, che conta quello che conta ma rimane comunque un vitale palcoscenico europeo. Che lo rende più appetibile rispetto ad altri pretendenti.

Michele Vitali e Marco Ceron, per dire, tra questi. Il primo, fratello di Luca e come lui tedoforo della Leonessa, ha iniziativa, è creativo dal palleggio e completo al tiro, mentre il secondo ha un range molto ampio, ball handling significativo e abilità di smarcarsi.

Abbiamo citato in apertura di servizio un Mian, che da Lulea ad Atene visse una parabola intensa in maglia azzurra. Fabio Mian potrebbe ripeterla: è un 2 veloce, bravo ad uscire dai blocchi, difensore attento, dannoso (per gli avversari) dal mezzo angolo e che corre bene in transizione.

Infine un figlio d’arte. Mirza Alibegovic ha cittadinanza italiana e geni slavi, e un repertorio completo a cui attingere. Fionda da oltre l’arco pulita, penetrazione pericolosa, mano educata e quando entra in ritmo è molto difficile che ne esca. A 25 anni e con quel curriculum, ci si potrebbe fare un pensiero.

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