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Azzurrability – I candidati dell’Italia per Eurobasket

di Luigi Ercolani

Rewind. Luglio 2016: la finale del preolimpico è appena terminata. Danny Hackett aiuta Saric accasciato a terra a rialzarsi, poi torna verso l’huddle dell’Italia. Che si scioglie poco dopo e da cui ogni espressione lascia trasparire mancanza di convinzione. Nel ringraziare il pubblico. Nell’espressione di tristezza per la delusione appena subita. Persino nel sostenersi a vicenda.

Ecco, se dovesse esserci un manifesto della sconfitta degli azzurri, non sarebbe difficile indicare quello. Badate bene, nessuno sta facendo psicologia spicciola, o provando a mettere il gatto sul tappeto dei nostri portacolori.

Quello che è successo dentro le quattro mura dello spogliatoio è giusto che rimanga lì, e non ci permetteremmo mai, dall’altro dei nostri esterni pc, di provare a stimolare insinuazioni dietrologhe e cialtrone.

Il ragionamento è diverso: da casa, vedere quel cerchio che disgrega offre una pessima impressione, anche solo di mancanza di coesione tra i vessilliferi tricolori e, come detto, di convinzione. Se effettivamente fosse un gruppo disgregato non lo sapremo mai con certezza.

Quello che sappiamo è che da questo giro sarà un altro giro, un altro tiro, un’altra competizione. Più dura, perché ad Eurobasket saranno cinque gare in sei giorni contro avversari tutti pericolosi, per tradizione come Lituania, Germania o Israele, o per voglia di upset come Ucraina o Georgia.

Servirà quindi, un’Italia migliore di quella del 2016. Migliore in attacco dove non si potrà vivere (e morire) di pick&roll e penetrazioni con scarichi rari ed eventuali, e migliore in difesa, dove ogni uomo dovrà realmente e non solo potenzialmente essere in grado di tenere il proprio attaccante e di aiutare su quello del vicino.

Servirà, a parere di chi scrive, un’Italia che abbia meno architetti e più muratori, che si appoggi al talento di qualcuno e al lavoro di tutti. Un’Italia più simile a quella dell’Eurobasket svedese del 2003 e delle Olimpiadi 2004, che si permise di lasciare a casa Pozzecco nel primo caso e De Pol nel secondo, ma che visse su Lamma, Rombaldoni, Mian, Chiacig, Soragna, accanto a Bulleri, Basile, Righetti,Galanda e Marconato.

Il prossimo vuole essere un ragionamento per iscritto su quale potrebbe essere una lista di azzurrabili da portare prima a Tel-Aviv e poi, presumibilmente, a Istanbul. La lista sarà divisa in guardie, ali e centri, per non perderci in cerebrali elucubrazioni dovute a una divisione troppo categorica tra ruoli, quando in fondo si parla pur sempre di uomini in grado spesso di fare più cose.

Ci sarà qualche outsider, qualche favola, qualche amico ritrovato. Servono tutti, alla causa dell’Italia.

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