Su LeBron James, “condannato” ad essere protagonista anche quando non vorrebbe, e quando non lo sarebbe, si sono accese alcune voci sulla sua presenza o meno, e sul suo comportamento durante le due ore di memorial pubblico per Kobe Bryant, la piccola Gigi e per le 7 vittime dell’incidente aereo di Calabasas, Los Angeles.
Allo Staples Center di Los Angeles una cerimonia in grande stile, arricchita dalle performance di Alicia Kyes e Beyonce e dalle belle parole degli oratori: Shaquille O’Neal, Michael Jordan, l’amico-manager e poi presidente dei Lakers Rob Pelinka, e ancora la star del basket femminile collegiale Sabrina Ionescu, e la stella WNBA Diana Taurasi.
Il momento più difficile anche solo cui assistere, persino da casa e da oltreoceano, i 21 minuti di sforzo sovrumano e di compostezza di Vanessa Bryant, moglie e madre piegata ma non spezzata da un dolore tangibile, durante il suo discorso.
In una giornata così, tutto avrebbe voluto LeBron James tranne che si dovesse parlare di lui. Cosa inevitabile: c’era LeBron? Dov’era seduto? Perché non c’era? C’era ma non si è fatto inquadrare? In platea tanti ex colleghi di Kobe: James Harden e Russell Westbrook, Steph Curry, Kyrie Irving, gli ex rivali Gregg Popovich, Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker. Gli ex compagni e amici Pau Gasol, Rick Fox e Lamar Odom, il vecchio coach Phil Jackson, Jerry West, un provato Mitch Kupchak.
C’erano i Lakers di oggi: Anthony Davis e Kyle Kuzma, Jared Dudley. E sì, c’era anche LeBron, che avrebbe chiesto di non essere inquadrato dalle panoramiche di ESPN e dei network che hanno trasmesso l’evento, ma la cui presenza al memorial per Kobe Bryant è stata “rivelata” da una battuta di Diana Taurasi, in apprezzamento alle doti da giocatrice di Gigi Bryant: “… lei aveva un fadeaway jumper solido… voglio dire, chi ha mai visto una bambina di 11 anni tirare in fadeaway? LeBron James ci riesce appena solo oggi…“, voltandosi poi alla sua sinistra, verso la platea dove era seduto LeBron James.
LeBron c’era.

