In una lunga intervista concessa a Ric Bucher per Bleacher Report, Rajon Rondo analizza i tanti problemi di una stagione – la prima dei nuovi Los Angeles Lakers di LeBron James – lunga e “disgraziata”, deragliata in campo proprio dopo aver toccato il suo apice, la partita di Natale contro i Golden State Warriors.
In quella partita, dei Lakers lanciatissimi impartirono alla Oracle Arena di Oakland una dura lezione ai bi-campioni NBA in carica, e lo fecero in parte senza James, infortunatosi nel terzo quarto della gara.
LeBron avrebbe poi saltato 17 partite – il massimo numero di gare mai saltate in carriera – ritrovando una squadra in crisi di fiducia e risultati senza la sua star, travolta dagli infortuni di Lonzo Ball e dello stesso Rondo e nel pieno della frenesia di mercato di febbraio, e della corsa fallita ad Anthony Davis dei New Orleans Pelicans.
After leading his team in scoring, rebounds and assists, Jarrett Culver put his two-way skills on display in his #LakeShow workout. https://t.co/mSF5SMoWnx
— Los Angeles Lakers (@Lakers) 2 giugno 2019
A quei giorni di febbraio Rajon Rondo dedica uno dei passaggi più importanti della sua intervista, da giocatore esperto: “Tutti fummo coinvolti dalle voci di trade, persino i veterani. Ricordo una partita contro Atlanta, e ricordo uno dei nostri seduto in panchina a parlare e lamentarsi di tutta quella situazione. E ricordo di avergli detto di smetterla, che il compito di noi veterani era quello di dare l’esempio ai giovani e comportarsi da professionisti. Fu abbastanza strano vedere un veterano perdere la testa a quel modo“.
“In otto anni a Boston” Prosegue Rondo “Sono stato inserito in rumors di mercato praticamente ogni stagione, ci avevo fatto l’abitudine. Ti alzi ogni giorno e non sai se sarai ancora lì o dovrai fare le valigie. Ciò che è cambiato è che a quei tempi i social media non c’erano, o non erano così sofisticati come ora, le cose le si apprendevano dalla TV. Oggi, i giocatori leggono su Instagram otto proposte di trade diverse in cui compare il loro nome, leggi il tuo nome in ogni tweet di mercato (…) tutte cose che possono avere un effetto sulla tua psiche“.
Le difficoltà di gestione di comunicazione dei Los Angeles Lakers durante i giorni precedenti la trade deadline 2019 sono ben documentati. L’allora presidente della squadra Magic Johnson reagì ai report che descrivevano un ambiente destabilizzato dalle voci di mercato appellandosi alla professionalità dei suoi giocatori, che avrebbero dovuto accettare di essere parte di trattative e sopportare la pressione che ne sarebbe conseguita.
“I really enjoy the process of studying the roster and formulating a plan.”
Frank Vogel shares his first impressions of the young core and LeBron James. pic.twitter.com/ZmaO7k86z8
— Los Angeles Lakers (@Lakers) 24 maggio 2019
“Qualcuno di noi potrebbe aver pensato” Rondo sulla situazione in spogliatoio “‘Devo provare assolutamente quanto valgo, così non sarò ceduto’, oppure ‘Tanto mi cederanno comunque, perché dovrei dare il 100% per una squadra che non mi vuole più qui?’”
“Tanti ragazzi si sono ritrovati a giocare con LeBron James, l’eroe della giovinezza. Uno di cui avevi le scarpe firmate, la maglia, e di cui eri un grande tifoso, è come se qualcuno di noi si fosse ritrovato a giocare con Michael Jordan (…) e ad un tratto, ecco che ti senti come se il tuo idolo, quello con cui stai giocando e che ora è un tuo compagno di squadra non ti voglia più con lui. In un’era in cui è impossibile avere una conversazione a quattrocchi poi… come si fa?“
Ancora su LeBron James: “Ciò che LeBron non ha avuto nei suoi primi anni nella NBA è un veterano che gli mostrasse il mondo, e che lui rispettasse. Io ebbi Kevin Garnett, e quando qualcosa non andava a Boston lui era il primo a cui rivolgersi (…) nei miei primi due anni ebbi Garnett, Doc Rivers, poi Sam Cassell, P.J. Brown, Eddie House, Keyon Dooling… da ciascuno di loro presi qualcosa. LeBron non ha avuto la stessa fortuna nei suoi primi anni, ma questo non significa che non sia un leader. Non è magari la persona più loquace del mondo, ne il leader che ti affronta a muso duro quando serve, ma lui sa guidare attraverso l’esempio, in palestra ogni giorno“.
Welcome back Judy!!! https://t.co/pGZdo7bjDo
— LeBron James (@KingJames) 24 maggio 2019
Rajon Rondo fu uno dei sei veterani firmati dai Los Angeles Lakers con un contratto annuale nell’estate 2018, arrivati in California dopo la fallita caccia a Paul George – il secondo obiettivo di mercato dei giallo-viola in estate – ed il mancato arrivo via trade di Kawhi Leonard, finito a Toronto.
Per Rondo e per i suoi colleghi la sensazione di essere poco più di una soluzione “provvisoria”, un ripiego ha giocato un ruolo, in stagione: “Senza un contratto lungo, un giocatore può davvero calarsi nella parte? Ciò che penserà è: ‘sono solo un tappabuchi, un ripiego, non credono davvero in me’ In una squadra in ricostruzione può avere un senso, ma in una squadra che aveva l’obiettivo di fare strade nei playoffs, non funziona. Nessuno farà sacrifici non richiesti“.

