Kevin Durant e Curry

La sconfitta in rimonta alle NBA Finals contro i Cleveland Cavaliers, giunta sul vantaggio di 3-1, è stato un duro colpo da digerire, soprattutto perchè Stephen Curry e compagnia venivano da una stagione regolare da record, in tutti i sensi (il 73-9 vi dice niente?). E così i Golden State Warriors hanno deciso di fare all in, per cercare subito il riscatto: per questo, dalla free agency, si è deciso di puntare tutto su Kevin Durant, liberatosi dagli Oklahoma City Thunder. Con lui nella Baia sono approdati Zaza Pachulia, David West e JaVale McGee. Dal draft invece sono arrivati Patrick McCaw e Damian Jones. Andrew Bogut, Harrison Barnes, Festus Ezeli, Marrese Speights, Brandon Rush e  Leandro Barbosa hanno fatto le valigie.

Il quintetto è di conseguenza mutato, e sarà il seguente: Curry-Thompson-Durant-Green-Pachulia.

I CAMBIAMENTI DI GIOCO

Steve Kerr e Stephen Curry.

L’head coach dei Golden State Warriors Steve Kerr insieme a Stephen Curry.

Per coach Steve Kerr è arrivata una sfida abbastanza impegnativa: inserire una superstar come KD in un sistema rodato e collaudato in cui operano altri elementi di assoluto livello. Più facile a dirsi che a farsi. Già, perchè è vero che lo stile di gioco del numero 35 si sposa bene con la filosofia Warriors, ma è anche vero che bisognerà fare attenzione a gestire tutti i galli del pollaio. Kerr dovrà essere bravo nel dividere i possessi tra i top player e responsabilizzare Durant con la giusta misura, evitando di limitarlo a semplici compitini (tipo tirare per la maggior parte delle volte dagli scarichi). Non è un’eresia pensare come Curry possa aumentare la media degli assist e diminuire quella relativa ai punti come conseguenza di tutto ciò.

La famigerata death lineup, assetto utilizzato molto a gara in corso, diventerà ancora più devastante arricchendosi di nuove soluzioni offensive: per gli avversari ci sarà un pericolo in più da dietro l’arco (e non solo),  una minaccia a cui badare durante le transizioni fulminanti dei Warriors. Ma non è finita qui, perchè non è da sottovalutare la duttilità difensiva di Durant che potrà dar manforte alla retroguardia. Già se schierato da stretch four, KD può mettere in difficoltà la sua controparte grazie alle lunghe braccia e alla sua velocità di piedi, venendo utile nei  vari cambi, soprattutto sui pick and roll. Da ricordare il ruolo di Andre Iguodala, vera chiave di volta del team capace di cambiare la partita come se non fosse nulla partendo dalla panca.

Importante sarà l’inserimento dei due nuovi centri, Pachulia e McGee, che non sanno passare il pallone e portare i blocchi come Bogut (troppo spesso il suo lavoro è passato in secondo piano): il primo è un buon rimbalzista e difende discretamente ma è statico, mentre il secondo è dotato di un ottimo atletismo ma pecca di intelligenza cestistica. In poche parole Kerr dovrà cambiare totalmente questo aspetto, mischiando completamente le carte. Il rookie McCaw dovrà garantire punti come faceva una volta Leandro Barbosa, mentre Kevon Looney e l’altra matricola  Jones potranno dare una mano (gradualmente) sotto le plance. West, infine, sostituirà Speights (con un upgrade tecnico).

PREVISIONI GOLDEN STATE WARRIORS

Dire che i Warriors non siano tra i favoriti sarebbe da ipocriti. Sulla carta la franchigia di Oakland può battere la concorrenza ad Ovest e approdare alle Finals per accaparrarsi l’anello. Sì, sulla carta. Quando si tratta di super team o arriva il botto o si cade nel baratro, o tutto fila liscio o qualcosa si inceppa. Servirà non farsi schiacciare dalla pressione e mantenere l’armonia nello spogliatoio se si intende arrivare al successo. Lavorare meticolosamente, curare ogni dettaglio, prima di affrontare il parquet, da cui arriverà l’esito di questo all in.

 

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