Le prime due gare di questa serie sono volate via in un baleno dando una prova sconcertante della differenza di qualità tra le due squadre. Houston conduce 2-0 e, francamente, il rendimento della squadra di D’Antoni non ha lasciato molti dubbi, sia sul piano tecnico- tattico che su quello mentale. La franchigia del Texas ha dato prova di tutte le sue incredibili qualità, che vanno ben oltre il tiro da oltre l’arco: solida, compatta e con una forza mentale inattesa che ha fatto la differenza nei due primi incontri della sfida. In gara 1 sono bastati 28′ minuti per dare uno strappo al match, tenuto in vita soltanto dalle triple di Andre Roberson e dalle scarse percentuali iniziali al tiro di James Harden. Ciò che è stata determinante per controllare le gare (e parliamo anche di Oklahoma, calata solamente nel quarto quarto in gara 2) è stata la predominanza del pitturato. Nel primo incontro Houston ha letteralmente dominato, segnando ben 62 punti sotto le plance e concedendone solamente 38 agli avversari manifestando inoltre la propria superiorità a rimbalzo (62-48). Cercando di trarre qualcosa dalla sconfitta Oklahoma ha controllato i primi 3 quarti di gara 2 proprio come aveva fatto Houston nella prima sfida, dominando come detto il pitturato. Successivamente però i reali valori delle squadre sono emersi e la qualità di Houston ha fatto, inevitabilmente, la differenza.
Una delle chiavi della vittorie degli Houston Rockets in queste due partite iniziali è stato sicuramente l’apporto offerto dai giocatori dalla panchina, giocatori di tutt’altro livello rispetto a quelli dei Thunder. La franchigia del Texas ha potuto contare su Lou Williams, Eric Gordon e Nenè Hilario, giocatori di esperienza che hanno dato un contributo solido alla causa risultando decisivi. Dall’altra parte oltre allo starting five gli unici ad aver dato un contributo quanto meno decente sono stati Grant e McDermott, sebbene il loro rendimento non abbia influito a sufficienza nelle partite.

Eric Gordon, cecchino degli Houston Rockets
Quando Russell Westbrook in gara 2 si è seduto in panchina con 2.20 minuti sul cronometro Oklahoma City conduceva di 12 punti. Rientrato a inizio quarto quarto, il vantaggio era stato ridotto a tre miseri punti. Alla fine della gara la panchina degli Houston Rockets avrà segnato 50 punti, mentre quella dei Thunder solo 24. Un dato che racchiude tutta la differenza di organico tra queste due squadre e che dovrà cambiare se OKC vuole avere qualche speranza di riaprire la serie.
Un altro elemento che ha fatto la differenza è stato il supporting cast e il tema offensivo delle due squadre. Il sistema ben rodato di Houston ha consentito agli uomini di D’Antoni di esprimersi su buoni livelli, Beverley su tutti, risultando decisivo nel finale di partita di gara 2. Se a Oklahoma City Westbrook si preso 18 tiri nel quarto quarto di bruttissima qualità anche per evidenti lacune dei compagni di squadra (Oladipo 4/14 Fg), Harden ha distribuito assist al bacio innescando al meglio i suoi cecchini da oltre l’arco che hanno spaccato la gara con le loro triple.
Essendo il basket uno sport imprevedibile, nulla è ancora detto e può succedere ancora di tutto. Questa notte Oklahoma proverà a riaprire la serie tra le mura amiche della Chesapeake Energy Arena, una delle arene più rumorose della lega, cercando di ritrovare soprattutto Oladipo, protagonista di performance inaccettabili nelle prime due gare. D’altro canto Houston con una vittoria chiuderebbe probabilmente la serie e metterebbe fine alle speranze dei Thunder.
L’ appuntamento alle 3.30 di questa notte, una sfida che si prospetta interessante e pronta a dare un verdetto decisivo sulla serie.

