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Toronto Raptors: preparazione al salto di qualità

di Olivio Daniele Maggio
Toronto Raptors

Che i Toronto Raptors facciano da habitué tra le vette della Eastern Conference è cosa vista e rivista ormai da anni. La franchigia canadese ha mostrato di essere una macchina di sicuro affidamento, rodata negli ingranaggi e dal cammino piuttosto spedito. Praticamente sempre presente in top 3 da 6 anni circa (tranne nella stagione 2014/2015, dove si classificò quarta), è passata dall’essere garanzia in regular season a flop fragoroso nei playoff, subendo di fatto una mutazione rispetto a quanto fatto vedere in precedenza.

L’assunzione di Nick Nurse come head coach a discapito di Dwane Casey e l’all in eseguito da Masai Ujiri per acquisire Kawhi Leonard sono mosse che vanno viste in un’unica direzione: quella di compiere l’agognato salto di qualità per cercare di acciuffare finalmente le NBA Finals, attraverso un processo di cambiamento a livello di gioco.

I Raptors riusciranno nell’impresa? Bella domanda. Serve pazientare, intanto le significative modifiche ai lavori stanno fruttando in qualche modo.

TORONTO RAPTORS: IL CAMBIO ASSETTO 

Se la squadra è rimasta solida, tale ragione è da ricercare nell’inserimento in quintetto di Pascal Siakam in quintetto con lo spostamento di Serge Ibaka nello spot di centro.Questo ha dato  un atteggiamento più perimetrale e sta creando spaziature pulite atte a far circolare il pallone e favorire le penetrazioni; non a caso, dal midrange si tira solo quando strettamente necessario ( i tentativi a partita sono circa più o meno 12, come lo scorso anno). L’azione può essere sviluppata tramite il pick and roll (dove il rollante riesce a ricavare almeno 1.25 punti a possesso) oppure col lungo che, in punta, aspetta il compagno in uscita dai blocchi per servirlo: viene facile scoccare la tripla in tale frangete, ma è possibile anche che venga premiato il tagliante nel pitturato.

Soprattutto nel bel mezzo del cammino dei playoff, i Raptors si incartavano e producevano un attacco statico, con tante conclusioni forzate e a difesa schierata. Nurse ha rifinito il tutto e ordinato ai suoi di sfruttare le transizioni. cosa fatta di rado nell’annata scorsa. I numeri parlano chiaro, infatti i canadesi hanno innalzato la frequency oltre il 20% circa rispetto al ‘vecchio’ 15.5%, ciò grazie all’atletismo dei giocatori e alla capacità di alcuni di essere di correre il campo portando la palla, senza patemi. Dopo un rimbalzo difensivo (da notare l’aggressività nel ricercarli), la squadra si catapulta nell’altra metà campo e colpisce subito (il penetra e scarica è uno degli stratagemmi preferiti). Un’alternativa in più, che verrà utile nel momento in cui sarà dura sbrogliare la matassa.

I Raptors finalmente riescono ad approfittare dei capovolgimenti di fronte.

IL RUOLO DI LOWRY E LEONARD

Senza dubbio Kyle Lowry sta plasmando a suo piacimento le congetture dettate da Nurse. La point guard sta ottimizzando le sue caratteristiche tecniche, alternando il ruolo di scorer o passatore a seconda delle situazioni: se non ci sono varchi per concludere, sceglie di tenere viva la manovra, vengono innescati i tiratori sugli angoli (e in catch and shoot) e premiati i backdoor sul lato debole. Intelligenza e consapevolezza nella gestione e lettura dei possessi. L’attacco dei Raptors è così versatile e si adatta alle scelte delle difese avversarie.

Ovviamente la realizzazione della manovra non può prescindere da Kawhi Leonard, il primo terminale in tal senso. L’ex San Antonio Spurs, come prevedibile, vanta l’usage più alto del roster e svolge spesso la mansione di portatore di palla primario, tuttavia la sua presenza non è troppo invasiva negli schemi collettivi. Leonard ricalca al meglio la filosofia di Nurse con la sua efficienza nel prendersi conclusioni: è chiara la tendenza ad aggredire il marcatore in palleggio e a batterlo piuttosto facilmente, anche sfruttando gli spiragli che offre il pick and roll; così come si nota come stia in disparte attendendo di colpire in modalità spot up o dal palleggio. Grazie ai compagni che possono essere pericolosi anche dall’arco, l’ala trova terreno fertile per risaltare le sue doti in post, dove va al ferro con astuzia e prestanza. Accentratore, ma non troppo.

L’intesa tra i due si sta pian piano consolidando.

L’APPORTO DELLA RETROGUARDIA

Capitolo difesa. Il rendimento della retroguardia è puntuale e piuttosto costante, non ha subito grossi stravolgimenti. Grazie alle wingspan dei propri giocatori, i Raptors riescono a sporcare le linee di passaggio e ostruire la manovra avversaria, di conseguenza i recuperi vengono più naturali e le transizioni possono partire tranquillamente. Gli esterni hanno il dovere di mettere pressione sui loro pariruolo e di fare closeout per evitare sanguinose triple. Gente come Danny Green, Leonard, OG Anunoby o Fred Vanvleet garantiscono la possibilità di cambiare spesso marcatura e dare più flessibilità a tutto l’impianto, andando a forzare il team avversario a giocare uno vs uno (dove i canadesi vantano specialisti).

Sui pick and roll il lungo coinvolto tende a rimanere piantato in area e a sbarrare la strada verso il ferro, preoccupazione primaria per Nurse, che opta a questo stratagemma anche per una scelta puramente tecnica (infatti sia Ibaka che Valanciunas hanno mostrato lacune riguardanti la difesa perimetrale). L’uomo invece insegue l’handler cercando di contenere eventuali penetrazioni.

Letture, aggressività e collaborazione.

C’è ancora tempo per entrare nella sperduta e pericolosa giungla della postseason, dove quest’anno i Raptors sono chiamati a rispettare finalmente le aspettative: i prossimi mesi saranno utili per rimediare alle sbavature. Poi bisognerà fare sul serio e sarà lì che si vedrà quanto sarà fruttato il ribaltone estivo. Non ci saranno alibi (e nemmeno un LeBron di mezzo) stavolta…

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