Lakers, Brandon Ingram: “A volte sono persino troppo sicuro di me“.
L’approdo di LeBron James – ed annesso “carrozzone” – al trono del regno che fu di Kobe Bryant ha avuto il merito di fare luce su uno dei talenti più intriganti tra i giocatori NBA under 25, un poco in ombra nonostante la grande platea a disposizione negli ultimi due anni: Brandon Ingram.
Anche i meno addentro alle questioni di casa Lakers hanno imparato in questi mesi a conoscere l’atleta Ingram. Un giocatore di talento e fisico unici (paragonato spesso a Kevin Durant), perfezionista, esigente con se stesso e con i compagni, altruista in campo e portatore sano di ossessione per il gioco della palla a spicchi.
Il profilo perfetto per giocare ed apprendere sotto la capiente ala protrettrice di LeBron James, in passato rivelatasi quasi opprimente per un giocatore come Kyrie Irving.
L’anno scorso, l’assenza per infortunio di Lonzo Ball e le condizioni fisiche precarie di Isaiah Thomas costrinsero coach Walton a schierare Brandon Ingram da point-guard. I risultati furono incoraggianti, il nuovo ruolo valorizzò l’intelligenza cestistica di un giocatore dotato di grande tecnica, ma di un’atletismo “normale”, in una lega di uomini volanti.
La venuta di James ha (per ora) archiviato l’esperimento point-Brandon. Dopo aver presto virato dalla soluzione Caldwell-Pope per il quintetto base, Luke Walton ha deciso di impiegare Ingram da guardia tiratrice, al fianco di Ball e Kyle Kuzma.
Brandon Ingram: “Non forzare nulla, e creare per i miei compagni”
“A volte forse sono persino troppo sicuro di me. Quando gioco a pallacanestro, lì è dove do il meglio di me. Non forzare, attendere che la partita venga da me, attaccare al momento giusto e creare opportunità per i miei compagni“
Il gioco di Ingram si sta progressivamente adattando alla presenza di James.
Uomini come Kuzma e JaVale McGee, tiratori ed abili “cutters” senza palla hanno mostrato i miglioramenti più evidenti. Lonzo Ball non diventerà mai un cecchino (la cosa non ha impedito a Jason Kidd di diventare il nono giocatore All-time per triple segnate), ma la sua versatilità lo sta aiutando a ricavarsi il proprio spazio all’interno del sistema di gioco LeBron-centrico dei giallo-viola.
I numeri di Ingram sono sostanzialmente immutati rispetto all’anno passato. Simili i punti a partita (15.7 attuali contro 16.1), i tentativi dal campo (13.1 vs 12.9), ed i tiri liberi tentati (oltre 4 a gara).
Come riportato da Anthony Irwin di silverscreenandroll.com, una delle statistiche più interessanti da segnalare in queste prime 19 partite, parlando di Bramdon Ingram, è la percentuale di canestri “assistiti” realizzati.
Ingram says he needs to let the game come to him, but that isn’t enough IMO. https://t.co/ychxppDDYU
— Anthony F. Irwin (@AnthonyIrwinLA) December 4, 2018
Ingram è terz’ultimo (dietro a James e a Rajon Rondo) nella particolare statistiica di squadra. Solo il 37.9% dei canestri segnati da B.I. è arrivato su assist di un compagno. Dall’infortunio di Rondo, tale percentuale è calata sino al 26.3%.
Al contrario di Kuzma, McGee ed in parte Ball, Brandon Ingram ha un atteggiamento “off the ball” sinistramente simile a quello di John Wall, vero artista delle braccia lungo i fianchi lontano dalla palla. Il ruolo di seconda opzione offensiva prevede che Ingram debba attendere passivamente il pallone. La sua relativa pericolosità e “riluttanza” da dietro l’arco (32.4% in stagione su 1.8 tentativi a partita) spinge gli avversari a concedergli spazio.
Ingram è un trattore della palla e potenzialmente formidabile contropiedista, in grado di correre da area ad area in pochi passi. Il suo processo di adattamento alla vita assieme a leBron James è sinora progredito senza scossoni, così come senza picchi.
Il progetto a lungo termine dei Los Angeles Lakers prevede una maggiore responsabilizzazione del giovane trio Ingram-Ball-Kuzma. I tre dovranno conquistarsi sul campo la fiducia di James e di Magic Johnson, e dovranno farlo quando la palla peserà molto più di ora e le difese di mezza Western Confernce saranno in caccia del #23.

