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Lakers, “Magic Johnson instaurò clima di terrore” Magic si difende “Falso”

di Michele Gibin
lakers magic johnson

In un lungo pezzo pubblicato per ESPN, Baxter Holmes ha ricostruito i 24 mesi che, culminati con le dimissioni dell’ex presidente della squadra Magic Johnson, hanno rischiato di far deragliare il progetto di rinascita dei Los Angels Lakers, tra invidie, competitività e veleni sul luogo di lavoro, una proprietà senza polso, e scelte tecniche sbagliate.

A scatenare le accuse di disfunzionalità dell’ambiente ci aveva pensato lo stesso Magic Johnson, che ospite del talk show sportivo con Stephen A. Smith “First Take”, aveva attaccato il suo ex braccio destro e general manager della squadra Rob Pelinka.

Magic aveva ritratto Pelinka, arrivato a L.A. nel 2017 assieme a lui dopo il passaggio di proprietà della squadra tra fratelli (da Jim, primogenito del compianto Jerry Buss, alla sorella Jeanie), come un “arrivista”, un uomo che non avrebbe esitato a screditare Johnson in presenza di colleghi e sottoposti, e denunciato l’invadenza nelle decisioni di area tecnica di alcuni dirigenti dell’area business (come ad esempio le interferenze del Vice-president of Business Operations Tim Harper sul licenziamento di Luke Walton).

Queste alcune delle parole di Magic Johnson a “First Take”:

Tutto stava andando per il verso giusto, ma poi ho iniziato a sentire ‘Magic, non stai lavorando abbastanza’ e ‘Magic non è mai in ufficio’. Persone all’interno dell’organizzazione mi hanno riferito che era stato Rob a dire ciò, e non mi piaceva che queste cose fossero dette alle mie spalle. Ho ricevuto anche chiamate da amici che non hanno a che fare con i Lakers dicendomi che questo era stato riportato sui media e così via… E la gente deve ricordare che sono in questo business da più di 40 anni, ho avuto alleati, ho avuto amici ovunque”

Accuse alle quali Pelinka aveva prontamente replicato: “Ho parlato con Magic tante volte dalle sue dimissioni, e sono state tutte conversazioni amichevoli… sono cose sorprendenti ed anche scoraggianti. Spero di avere presto l’opportunità di parlare di nuovo con lui, e di chiarire tutto. Le cose che ha detto, che ha riferito semplicemente non sono vere“.

Le rapide dimissioni di Magic Johnson, avvenute lo scorso 9 aprile ed annunciate “in esclusiva” dal diretto interessato ai cronisti poco prima della palla a due della sfida di regular season tra Lakers e Portland Trail Blazers, avevano presto complicato una situazione già delicata in casa giallo-viola.

La questione sul già traballante Luke Walton venne risolta pochi giorni più tardi con una risoluzione consensuale, e con un accordo di massima già raggiunto tra Walton e Vlade Divac, general manager dei Sacramento Kings.


I primi due candidati alla successione, Monty Williams e Tyronn Lue, avrebbero finito per preferire la proposta dei Phoenix Suns (Williams), e per rifiutare un ricco contratto (Lue), anche a causa – come riportato – dell‘apparente “stato di caos” e di “confusione” all’interno del front office losangelino, e della volontà dei Lakers di affiancare a Tyronn Lue uno staff tecnico “calato dall’alto” e non scelto dall’ex head coach dei Cleveland Cavaliers.

Condizioni in parte accettate dal nuovo capo allenatore dei Lakers, Frank Vogel, che ha accolto nel suo staff Jason Kidd, già intervistato come possibile nuovo head coach prima della firma dell’ex allenatore degli Indiana Pacers.

Nel suo lungo pezzo, Holmes cita il clima di “terrore”, di inquietudine introdotto da Johnson nei suoi due anni di presidenza negli uffici di sua competenza. Alcune testimonianze hanno descritto tale periodo come “pazzesco”, descrivendo la condotta di Johnson e Pelinka tra “tirate” a staff, allenatori ed addirittura “casi di attacchi di panico” tra i dipendenti, causati dalle pressioni inusitate: “Ogni giorni si entrava in ufficio con quell’orribile sensazione di ansia” Così un ex collaboratore di Johnson “Chi ci sarebbe stato oggi? Magic Johnson o Earvin Johnson? Il Magic pubblico è una persona affabile, carismatica, ma il Magic privato sa essere manipolatore ed impulsivo“.

Così un ex membro della staff atletico della squadra “Con lui (Johnson, ndr) erano sempre alti e bassi, davanti ai fan, ai media si presenta con grandi sorrisi e simpatia, ma il vero Magic Johnson non è così, è una persona che semina il terrore“.

Accuse negate senza appello dal diretto interessato a SportsCenter: “Ho 35 anni di esperienza come manager, ho collaborato con tantissime aziende sparse per il paese, ed in 35 anni non ho mai messo piede negli uffici delle risorse umane, non mi sono mai permesso (…) credete che Jeanie (Buss, ndr) mi avrebbe permesso di abusare dei dipendenti? Se così fosse stato, avrei sicuramente dovuto fare i conti con lei, con Joe McCormack (dirigente Lakers, ndr), e con gli avvocati. Ma non è mai successo. io sono una persona che rispetta i propri dipendenti e che cerca di fare squadra“.

Se ho dovuto fare dei cambiamenti, licenziare qualcuno?Continua JohnsonCerto che si, era il mio lavoro ed alcune cose andavano cambiate. Credo davvero che avessimo un ottimo staff, ed è ancora così: i Lakers hanno un ottimo staff. Ora sono uscite queste voci e non si parla d’altro, e non mi fa piacere“.

Nessun membro dell staff, ne degli uffici ha mai però sollevato questioni alla NBA, o si è mai rivolto alle vie legali per denunciare eventuali vessazioni, ne mai la lega ha intrapreso indagini interne sull’ambiente di lavoro a El Segundo, quartier generale dei Los Angeles Lakers. Dal canto suo, Magic Jonhson non ha mai accettato accuse di scarsa professionalità o, peggio ancora, di mobbing: “Non ho mai mancato di rispetto a nessuno. Ora, sono un duro? Accidenti se lo sono! Sono esigente, chi lavora per me deve saperlo, io sono duro ma giusto“.

La mala-gestione degli affari cestistici in casa Lakers si sarebbe manifestata nella costruzione del roster della squadra nell’estate 2018, quella della firma di LeBron James. Fallito l’assalto a Kawhi Leonard, in rotta con i San Antonio Spurs, ed incassato il rifiuto a trattare di Paul George, rimasto agli Oklaoma City Thunder, il duo Johnson Pelinka decise di salvaguardare il margine salariale a disposizione mettendo sotto contratto un gruppo di veterani con contratti annuali, veterani che assieme a James avrebbero dovuto contribuire alla crescita del nucleo di giovani talenti Lonzo Ball, Brandon Ingram, Kyle Kuzma e Josh Hart.

Rajon Rondo, Lance Stephenson, JaVale MgGee e poi ancora Michael Beasley, Tyson Chandler e Kentavius Caldwell-Pope finirono (o rimasero) alla corte del Re LeBron, mentre Magic Johnson prometteva ai media le sue dimissioni in caso di fallimento nell’intento di “portare una seconda superstar ai Lakers entro due anni“.

Nel veder arrivare tutti quei giocatori” Così un ex membro dello staff tecnico di Luke Walton, rimasto anonimo “Pensammo – e fu un sentimento condiviso dal resto del mondo NBA: ‘Cosa stiamo facendo qui? Stiamo firmando dei giocatori che non sono dei tiratori, ed in più stiamo raccogliendo ogni caso umano ancora libero nella NBA’ Non aveva senso“.

Le dimissioni di Magic Johnson hanno chiuso un’era in casa Lakers. I 24 mesi di regno del leggendario “Buck” hanno portato in dote il più forte giocatore della sua epoca, LeBron James, e spazio salariale sufficiente per attirare al Los Angeles la seconda tanto desiderata superstar.

Il terzetto Ingram-Ball-Kuzma ha abbastanza talento da supportare adeguatamente la futura (chissà) coppia di star, i colloqui tra Rob Pelinka e David Griffin di New Orleans Pelicans per Anthony Davis riprenderanno in estate, stimolati dagli ottimi rapporti tra Griffin, James e Rich Paul, plenipotenziario di Klutch Sports ed agente di Davis.

Coach Frank Vogel è un allenatore rispettato, un nome con più esperienza e “pelo” rispetto a Monty Williams o allo stesso Jason Kidd, ed il suo arrivo è stato un primo passo nel processo di ricostruzione di un’immagine pubblica alterata – ed in ultima analisi distrutta – da una stagione sventurata sul campo, e tempestosa dietro le porte chiuse di un ufficio.

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In attesa delle NBA Finals arrivano dei rumors O meglio arrivano i nomi veramente caldi per i Lakers (escludendo le piste Klay e KD al momento poco probabili) Con la quarta scelta LA potrebbe arrivare a Bradley Beal dei Wizards per portare una nuova stella alla corte di LeBron James. Oltre a Beal, i Lakers potrebbero puntare a Kyrie Irving per il ruolo di point guard. Ma la domanda vera è: POI CHI DIFENDE ed il cap si intasa troppo. Alternative? Provare a mettere in piedi una trade per Anthony Davis andando a ridurre il core giovane del team al nulla. Provare ad offrire un contratto importante a Jimmy Butler. La situazione è complicata ma ci sono dei fattori positivi su cui sperare: -la scelta al draft molto alta -spazio salariale -tanti giovani da poter scambiare Secondo voi a chi arriveranno? (E fu così che i Lakers firmarono D'Angelo Russell con un max contract) ° ° ° #lakers #nbanews #nbarumors #nbalottery #losangeles

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