I New York Knicks sono stati indicati da molti come la squadra più deludente in free agency. La franchigia della Grande Mela, infatti, era attesa da tempo da un’estate in cui avrebbe dovuto finalmente accaparrarsi almeno un nome d’élite. Numerose indiscrezioni per mesi hanno riportato l’interessamento dei Knicks per nomi del calibro di Kevin Durant e Kyrie Irving, obiettivi principali della squadra di New York per tornare a competere dopo anni e anni di continue delusioni (l’ultima apparizione ai playoff risale al 2013, mentre l’ultimo titolo è datato addirittura 1973).
In questo senso, la trade che lo scorso febbraio ha portato Kristaps Porzingis (insieme a Courtney Lee e Tim Hardaway jr.) ai Dallas Mavericks in cambio di Dennis Smith jr. e DeAndre Jordan era servita ai Knicks per liberare spazio salariale in vista della scoppiettante free agency, in cui avrebbero dovuto recitare un ruolo da protagonisti assoluti. Durant e Irving sono sì approdati a New York, ma ai rivali dei Brooklyn Nets, con i Knicks che si sono dovuti accontentare di Julius Randle, cui hanno affiancato Taj Gibson, Reggie Bullock, Wayne Ellington, Elfrid Payton, Bobby Portis e Marcus Morris, costruendo un gruppo tutto sommato intrigante e potenzialmente competitivo per un posto ai playoff nella Eastern Conference, ma lontano anni luce dai progetti iniziali del front office della franchigia.
Ai nomi sopracitati va aggiunto il rookie canadese R.J. Barrett, selezionato al Draft con la terza scelta assoluta. Un bel prospetto attorno cui costruire in ottica futura, ma anche in questo caso le aspettative della franchigia newyorkese sono state deluse: i Knicks, infatti, speravano fortemente di ottenere la prima scelta per selezionare Zion Williamson, compagno di squadra di Barrett tra le file dei Duke Blue Devils. “L’unica squadra per cui avrei lasciato i Warriors è Brooklyn, mi piace tantissimo ciò che stanno costruendo i Nets. Hanno elementi validissimi e un front office creativo, la loro proposta era molto allettante.”, ha dichiarato Kevin Durant in merito alla sua decisione di approdare ai Nets in luogo dei Knicks.

Selezionato con la quarta scelta assoluta al Draft 2015, Porzingis ha messo a referto 17.8 punti, 7.1 rimbalzi e 2 stoppate di media in 186 partite coi Knicks.
New York Knicks convinti di aver fatto bene a cedere Porzingis
Nonostante ciò, la franchigia del proprietario James Dolan non è assolutamente pentita della trade che l’ha privata del talentuoso lungo lettone Kristaps Porzingis, peraltro reduce da un gravissimo infortunio e lontano dai campi di gioco addirittura da inizio febbraio 2018. A prescindere dal fatto che tutti gli All-Star free agent abbiano scelto altre mete per il prosieguo della propria carriera, infatti, NY ritiene di aver fatto la mossa giusta. Il rapporto tra l’ex giocatore del Siviglia e la franchigia della Big Apple era ormai ai minimi storici ed è stato proprio il classe ’95 a chiedere la cessione, con i Knicks che non si sono opposti, consci del fatto che sarebbe stato inutile cercare di trattenere un giocatore che aveva già preso la sua decisione. Allo stesso tempo, però, il front office della squadra due volte campione NBA ha deciso di scambiarlo prima della trade deadline, per evitare di perderlo senza ricavare nulla in cambio.
Anche se i Knicks avessero pareggiato tutte le offerte per Porzingis – il lettone è diventato restricted free agent lo scorso 1 luglio, quindi ha firmato un quinquennale da 158 milioni di dollari coi Dallas Mavericks – quest’ultimo avrebbe quasi sicuramente richiesto la cessione, ecco perché la società sente di aver fatto bene a spedirlo ai Mavericks in cambio di Hardaway, Lee, Smith jr. e due prime scelte al Draft, che potranno essere utilizzate per mettere le mani su quel tipo di giocatore che sarebbe dovuto arrivare il mese scorso, ossia un All-Star in grado di far compiere il definitivo salto di qualità alla squadra.
Sul mercato dei free agent dell’estate 2020 ci saranno ben pochi nomi altisonanti rispetto a quest’anno, ragion per cui i Knicks cercheranno di ottenere quanti più assets possibili per imbastire le trade del caso. E se, per esempio, Anthony Davis dovesse uscire dal contratto coi Los Angeles Lakers e cercare una nuova sfida, a quel punto la franchigia newyorkese non si farebbe pregare, anche e soprattutto considerando che – secondo quanto riportano numerose fonti – all’agente di The Brow, Rich Paul, la destinazione New York stuzzica e non poco. Fantasie di mercato che probabilmente rimarranno tali (basti pensare a quanto avvenuto non solo quest’anno con Irving e Durant, ma anche con LeBron James e Chris Bosh nel 2010), ma sognare non costa nulla, in particolar modo nella Grande Mela.

