James Dolan non lascia, e lo ribadisce con un comunicato stampa in cui dichiara solennemente di “non voler vendere” i New York Knicks, e di essere determinato a trovare la figura giusta, “il leader di cui i Knicks hanno bisogno per tornare al successo, e rimanervi a lungo, esattamente come fatto per i (New York, ndr) Rangers col presidente John Davidson“.
L’allontanamento di Steve Mills ha chiuso l’ennesimo capitolo fallimentare della gestione ventennale di James Dolan ai Knicks. Il general manager Scott Perry ha condotto con un doppio incarico ad interim le ultime fasi del mercato, chiudendo la trade che ha portato Marcus Morris ai Los Angeles Clippers, in cambio del contratto in scadenza di Moe Harkless e di due scelte future, una prima (2020, Clippers) ed una seconda (2021, Pistons), in uno scambio a tre team che ha coinvolto anche Isaiah Thomas degli Washington Wizards, e Jerome Robinson dei Clippers.
I Knicks hanno provato fino all’ultimo a generare un’asta tra Clippers e Lakers per Morris, con i Lakers tiratisi però presto indietro a causa delle richieste eccessive di Perry, e non disposti a cedere Kyle Kuzma.
Statement from Madison Square Garden Executive Chairman and CEO James L. Dolan: pic.twitter.com/91G6Qf8OBc
— NY_KnicksPR (@NY_KnicksPR) February 6, 2020
E mentre un front office dimezzato chiudeva l’affare Morris, James Dolan aveva già indicato in Leon Rose di CAA Sports, potente agente sportivo, l’uomo nuovo cui affidare la gestione. Rose diventerà il nuovo president o of basketball operations dei Knicks, e sarà affiancato dal “guru” Williams Wesley, personalità di spicco a CAA Sports e figura rispettata da giocatori ed addetti ai lavori NBA.
L’arrivo di Rose e Williams chiude la porta alla suggestione Masai Ujiri, sogno di Dolan per il front office dei Knicks ma obiettivo irraggiungibile: il presidente dei Toronto Raptors ha ancora due anni di contratto, e nessun report ha mai fatto trapelare un interesse concreto di Ujiri per la “missione” New York Knicks.
Il progetto di James Dolan resta comunque quello di replicare nella Grande Mela il modello dirigenziale che ha portato al successo i Golden State Warriors, e che ha rilanciato i Los Angeles Lakers, con gli ex agenti sportivi Bob Myers e Rob Pelinka a capo delle “basketball operations” e forti delle loro relazioni salde con i giocatori NBA e con la NBPA.

