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Blazers, Carmelo Anthony e il nuovo ruolo dalla panchina: sfida accettata

di Michele Conti
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I Portland Trail Blazers hanno già vinto il trofeo per il miglior annuncio del calendario della squadra. E dopo essere stati una delle prime della classe nella conduzione delle operazioni nella off-season, si preparano alla stagione 2020/2021. E lo faranno con Carmelo Anthony che non rientrerà nello starting-lineup, secondo Terry Stotts. Lo stesso allenatore lo ha annunciato nella sua prima conferenza stampa. I due nuovi innesti Robert Covington e Derrick Jones Jr. completeranno il quintetto a fianco dei suoi big three. Tutto ciò non significa che Carmelo Anthony avrà uno scarso utilizzo in campo, tutt’altro. Il rispetto per il suo gioco è rimasto invariato, ed è la ragione per cui ha pienamente accettato questo incarico.

Fino a pochi anni fa, l’ampio ego di Carmelo Anthony lo trasportava in una condizione mentale secondo la quale non esisteva alcuna ragione per cui dovesse subentrare dalla panchina. Nella presentazione ad Oklahoma City nel 2017, è diventata iconica e virale la sua reazione ad una tale richiesta. In effetti, nella sua carriera, Carmelo Anthony ha disputato 1122 gare NBA, e in sole otto non faceva parte dei cinque giocatori iniziali. Ma ora, per il diciottesimo anno di questo bellissimo viaggio, è pronto a fare qualsiasi cosa sia utile a servizio della squadra. Una nuova prospettiva, che non va sottovalutata, a cui va dato credito.

È pur certo che l’ottimo rapporto instauratosi dallo scorso anno tra l’ala di Syracuse e la franchigia abbia giocato un ruolo rilevante. La sua firma è il proseguimento di una storia romantica, breve ma intensa. Così testimoniata dalle sue parole, riportate da Royce Young di ESPN. “Non è mai stata una decisione difficile. Ho sempre saputo che sarei tornato. È qualcosa di cui abbiamo discusso non appena terminata la stagione nella bolla. È sempre stato parte del piano.

Le parole di Carmelo Anthony al media day

Durante la conferenza stampa dal training-camp dei Blazers, Carmelo Anthony ha metaforicamente ammesso di “aver digerito a fatica” la decisione del front-office. Come riportato da Royce Young, si sono susseguite una serie di conversazioni tra Melo e coach Terry Stotts, il GM Neil Olshey, e persino con Damian Lillard e CJ McCollum. Alla ricerca di rassicurazioni, il messaggio trasmesso ad Anthony è stato condiviso a gran voce: sarà ancora una volta un grande protagonista di questa squadra.

Carmelo Anthony ha sposato la causa dei Portland Trail Blazers. Se si analizza il suo passato, nella rotazione troverà un nuovo collocamento. Ma ciò non dovrà distogliere la sua attenzione riguardo l’importanza in squadra. La dirigenza dei Blazers ha manifestato piene intenzioni di investire su un giocatore di 36 anni, perché consapevole del suo apporto dentro e fuori dal campo. Carmelo Anthony riconosce questa fiducia nei suoi confronti, ed è la ragione per cui ha oltrepassato l’ostacolo di accettare l’ingresso dalla panchina.

Questo è qualcosa di nuovo per me. Dovrei stare qui è dire che è stato facile da ascoltare, che il pensiero non mi ha toccato l’orgoglio. Non è così. Soprattutto per una persona come me. Ma ho preso un bel respiro, ho capito le intenzioni della squadra. Lo faremo funzionare.” Non va data per scontata la scelta di un campione di fare un passo indietro. Carmelo Anthony ha sempre a cuore la crescita della sua squadra, ed è nella propria essenza voler essere tra i primi protagonisti ed andare oltre le aspettative, raggiungere gli obiettivi. Lo era nel 2003, a diciannove anni. Lo è nel 2020, all’età di trentasei. Perché anche quando il cambiamento appare fisiologico, la mentalità resta intatta.  

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