Home Eastern Conference TeamsKnicks, la rifondazione di Coach Zen inizia adesso

Knicks, la rifondazione di Coach Zen inizia adesso

di Mario Tomaino

Non cercare di seguire le orme dei savi d’un tempo; cerca ciò che essi cercavano”. Sembrano parole uscite dalla bocca del Maestro Yoda, famosissimo personaggio della Saga di Star Wars, eppure potrebbe essere ciò che ogni mattina cerca di ripetere tra sé e sé Phil Jackson, provando a non ripetere gli stessi errori dei suoi predecessori ma, piuttosto, cercando di imparare da essi per riuscire, una volta per tutte, nell’impresa di poter dare a New York ciò che merita: un roster da titolo.

In fondo, prima di lui sono stati in tanti i personaggi convinti di potercela fare che, accecati dalla sete di successo nel breve periodo, hanno firmato ipotetiche stelle che avrebbero dovuto risollevare le sorti del team, salvo poi, con i loro mega-contratti a sei zeri, pesare sulle scelte future della franchigia, dovendo quindi posticipare di stagione in stagione la rinascita dei Knicks. Questa volta è diverso però, questa volta alla guida del timone c’è Coach Zen. Adesso è tempo di fare ciò che è meglio per la franchigia, senza fretta, facendo le cose per bene, perché è meglio la gallina domani che l’uovo oggi in alcuni casi.

Nominato presidente dei Knicks sul calare della stagione 2013/14, l’entusiasmo per il ritorno di una delle icone storiche del basket NBA si è sprecato. In questi 10 mesi, Jackson ha avuto modo di capire da molto vicini non solo i pregi e i difetti del team, ma anche la possibilità di meditare con calma sulla migliore soluzione da attuare, senza cercare soluzioni temporanee che servirebbero a poco e senza farsi prendere da improvvise attacchi di panico, come invece i risultati suggerirebbero.

Non lo abbiamo sentito parlare molto in questi 10 mesi di presidenza. Lui, come ha sempre fatto, ha studiato la situazione in attesa di risposte. Ha atteso l’inizio di questa stagione, ricevendo risultati poco confortanti. Ha sperato che il team potesse risollevarsi, ma pare proprio che ci sia poco da fare in questa stagione. La stagione in corso, infatti, passerà alla storia, molto probabilmente, come unmelo-game3a delle peggiori giocate dai Knicks. Il record attuale parla chiaro: 5 vittorie e 32 sconfitte (peggio anche dei tanto bistrattati Sixers), 12 sconfitte di fila, 93.1 punti segnati in media a partita e, di conseguenza, secondo peggior attacco della lega. Insomma, pare proprio non vi sia nessun margine di miglioramento tecnico alla luce di questi dati. Pertanto l’unica soluzione, cercata sì ma anche un po’ forzata dalla realtà delle cose, è una e inevitabile: bisogna rifondare; ripartire da zero, ricominciare dalle fondamenta.

Da dove iniziare? La logica vuole che, qualora non vi sia margine di miglioramento tecnico o tattico, si intervenga sul roster, possibilmente migliorandolo. Ma come fare quando hai un sacco di ingaggi pesanti e allo stesso tempo gente poco appetibile? Bisogna mandare a casa qualcuno. Ed ecco che, in questa direzione, si è mosso shumpertsmithPhil Jackson, cedendo J.R. Smith e Iman Shumpert ai Cavs e iniziando a liberare spazio salariale. Una mossa che ha permesso ai Knicks di tornare a respirare sotto l’aspetto economico-finanziario. Inoltre, con i possibili quanto probabili addii di Stoudemire e Bargnani insieme ai vari Dalembert e compagnia bella, a fine stagione i Knicks vivranno un momento che potremmo definire storico, con l’opportunità di avere, non solo circa 27 milioni di dollari (dati BleacherReport) da investire sui prossimi Free Agents quali i possibili Marc Gasol, LaMarcus Aldridge o Paul Millsap, ma anche la possibilità di avere una delle prime 5 scelte del prossimo draft, cosa che non avveniva dall’estate 1986.

Spike Lee e i tifosi dei Knicks, in ogni caso, dovranno farsene una ragione, ci vorranno ancora diversi anni prima di rivedere un team che possa competere per grandi traguardi nella Grande Mela. Bisogna essere fiduciosi, però. Phil Jackson, dall’alto della sua esperienza, sa che la pazienza alla lunga premia, e questa volta non sarà diversa dalle altre. La strada verso i nuovi Knicks è appena stata spianata e, d’altronde, chi meglio di Coach Zen, presente nel roster che vinse l’ultimo titolo nel 1973, conosce la ricetta per riportare i Knicks all’apice del successo.

 

Per Nba Passion,

Mario Tomaino

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