Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiFinali NBA, come Celtics e Warriors possono vincere gara 2

Finali NBA, come Celtics e Warriors possono vincere gara 2

di Alessio Modarelli
Celtics warriors

Alla vigilia di gara 1, nessuno si aspettava un esito scolpito dal monumentale quarto periodo dei Boston Celtics. Per i Golden State Warriors è stata invece una doccia gelata, dopo una partita che al termine del terzo quarto sembrava sulla buona strada per essere portata a casa. 

La squadra di coach Kerr è inciampata così nella prima sconfitta casalinga nel corso di questi playoffs, confermando ancora una volta la bontà dell’avversario, che con la vittoria della scorsa sera ha raggiunto gli otto successi su dieci partite, lontano dal TD Garden.

In vista del secondo scontro al Chase Center, diversi potrebbero essere gli aggiustamenti da una parte e dall’altra, in particolar modo con i californiani chiamati a una decisa risposta per riportare in parità la serie.

I Dubs dovranno necessariamente tenere elevato il livello di tensione agonistica per tutta la partita, una componente che ha determinato in parte l’inspiegabile crollo nel quarto periodo e che potrebbe rivelarsi fattore decisivo nei momenti chiavi di gara 2.

Altro aspetto da tenere d’occhio sarà la gestione delle rotazioni. Questa ha suscitato diverse perplessità nell’ambiente Warriors, vista la decisione di Steve Kerr di lasciare ampiamente in panchina Curry nel secondo quarto, nonostante lo show da 21 punti maturato nel primo.

Urge poi una menzione per Jordan Poole e Draymond Green, differenti per condizione psicologica, ma entrambi reduci da un’opaca prestazione.

Il primo è incappato in una complicata performance offensiva (9 punti e 2 assist in 25 minuti), figlia forse anche della prima finale in carriera. Il secondo invece è stato assente ingiustificato nell’economia difensiva di Golden State. Pasticcione e impreciso, Green non è mai riuscito a imporre il proprio timbro sulla partita, perdendo alcuni palloni pesanti e sbagliando troppo in attacco. 

Insomma, da entrambi servirà una pronta reazione per riportare sui binari giusti una serie che in caso di nuova sconfitta, rischia seriamente di compromettersi.

Lato Celtics: confermarsi per mettere un altro tassello in chiave titolo

Udoka ha di che essere contento. Boston ha ancora una volta dimostrato il carattere della grande squadra, rimanendo a galla nel momento più critico per poi scatenarsi nel finale di partita.

Certamente la dipartita offensiva e difensiva degli Warriors ha inciso sull’insperata rimonta, ma non si può tuttavia declinare l’ingente lavoro nella propria metà campo operato dalla squadra del Massachusetts, che sofferente per tre quarti, è invece uscita alla distanza nell’ultimo periodo.

In fase offensiva, da segnalare l’intelligente decisione di abbassare il quintetto per aprire di più il campo. Questo aggiustamento ha permesso infatti a Boston di avere una maggiore pericolosità oltre l’arco, aprendo le porte per le conclusioni di White e Horford, risultate decisive ai fini del successo finale.

In prospettiva, i Celtics dovranno operare un accorto tamponamento ai bombadamenti iniziali di Golden State, che sicuramente tenterà di partire ancora con il piede schiacciato sull’acceleratore. Uscire indenni da questa situazione potrebbe difatti rappresentare lo spartiacque del match.

Sul fronte dei singoli, dovrà presentarsi sotto una veste diversa Jayson Tatum, autore di una prima gara complessa sul piano realizzativo ma di assoluta qualità negli assist (ben 13) e nell’apporto difensivo.

Per quel che concerne il resto della truppa biancoverde, è attesa una voce di conferma nelle ottime prestazioni di gara 1 le quali, se fossero in parte replicate, potrebbero costituire un importante tassello sulla via della vittoria.

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