Esattamente tre anni fa, il 13 giugno 2019, Klay Thompson si procurava una lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro in gara 6 delle NBA Finals 2019 tra Warriors e Raptors.
Per Klay fu l’inizio di quello che senza scomodare il manuale dei luoghi comuni è stato un calvario di quasi 1000 giorni, contraddistinto da una doppia riabilitazione per l’infortunio al ginocchio del 2019, e di quello traditore al tendine d’Achille della gamba destra nel 2020. Via Crucis terminata a gennaio e che ha portato verso le seste finali NBA in carriera, e a sole 2 vittorie da un titolo, sarebbe il quarto, che avrebbe un valore enorme.
Prima c’è da battere la resistenza dei Boston Celtics e da giocare una gara 5 pivotal, a proposito di luoghi comuni, con la serie in parità sul 2-2 e una vittoria in trasferta per parte.
“Tre anni fa, che momento… non ci avevo pensato, no. Il tempo passa davvero in fretta“, così Klay Thompson domenica “Ricordo solo che non volevo lasciare lì i 2 punti dalla lunetta, eravamo alle finali e io avrei messo i miei 30 punti (…) non avevo mai subito un infortunio del genere e quindi non sapevo fosse così serio, avevo pensato magari a una distorsione. E quando giochi alle Finals e davanti al tuo pubblico, l’adrenalina è così alta che faresti di tutto, anche correre con un legamento crociato andato. Oggi? Mi importa solo vincere, vincere la prossima partita in qualunque modo. Proteggiamo il nostro fattore campo“.
La sequenza dell’infortunio al ginocchio di Thompson nel 2019 è entrata nella storia delle NBA Finals. Dopo aver subito un fallo in contropiede da Danny Green, Klay era caduto pesantemente sulla gamba sinistra che si era piegata in modo innaturale. Il numero 11 Warriors era rimasto a terra alcuni secondi, per poi rialzarsi e andare in lunetta per segnare i due tiri liberi, prima di arrendersi e tornare negli spogliatoi.
Golden State, che aveva già perso Kevin Durant in gara 5 per infortunio, avrebbe perso quelle finali per 4-2 contro i Raptors di Kawhi Leonard e Kyle Lowry. Quella stessa estate, Thompson avrebbe firmato un’estensione quinquennale al massimo salariale, senza sapere purtroppo che il suo ritorno in campo sarebbe avvenuto solo oltre 2 anni più tardi, a gennaio 2022.
“Pensare che siano passati già 3 anni e con tutto quello che ha vissuto, vederlo ancora qui su questo palcoscenico ti fa sentire grato“, così Stephen Curry “Quei tre anni saranno sempre parte del nostro viaggio assieme, qualcosa di cui parleremo per sempre. Speriamo di vincere e rendere il giusto omaggio a questo triennio“.

