Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State Warriors“Si è rifiutato di perdere”, come Stephen Curry ha guidato gli Warriors in gara 4

“Si è rifiutato di perdere”, come Stephen Curry ha guidato gli Warriors in gara 4

di Michele Gibin
stephen curry

Uno Stephen Curry da – almeno – 40 punti al TD Garden con i suoi Warriors sotto per 1-2 nella serie non era neppure quotato, come si dice per le scommesse. Che Steph avrebbe provato a lasciare tutto in campo per non tornare a casa con il doppio svantaggio, talmente scontato che la sua prestazione da 43 punti in gara 4 contro i Celtics non può lasciare sorpresi.

Sorpresi forse no, ma attenzione a non sottovalutare la grandezza della partita del numero 30 di Golden State, che 13 dei suoi 43 punti li ha segnati nel solo terzo quarto, e che nel quarto periodo braccato sui blocchi da Marcus Smart, Derrick White e Jaylen Brown ha saputo confezionare il mini parziale di 10-0 che ha risolto il problema.

Steph è riuscito anche a portarsi dietro, come un grande scattista in una classica monumento, il sodale Klay Thompson, che a un certo punto è apparso nel terzo periodo frustratissimo dai troppi errori da tre punti nonostante i tanti buoni tiri, ma che è riuscito alla fine a mettere anche la sua firma su gara 4.

Gli Warriors hanno chiuso la partita con un parziale di 17-3, partito dal 94-90 Boston su una tripla di Marcus Smart con 5′ da giocare. Cinque minuti in cui i Celtics non sono più riusciti a produrre attacco e soprattutto transizione offensiva, e in cui hanno finito per sparacchiare da tre.

 
 
 
 
 
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Steph non ci ha lasciato perdere, alla fine la possiamo ridurre tutta qui“, così Draymond Green su Curry “lo avrei potuto predire solo guardandolo in questi ultimi due giorni, e anche dopo gara 3. Aveva quel fuoco dentro e lo avrebbe mostrato“. Stephen Curry ha segnato 7 delle sue 14 triple, in una serie in cui sta sfiorando il 50% al tiro pesante e contro una squadra che come compito principale in difesa ha quello di rendere difficile ogni suo tentativo. In gara 4 Curry è apparso ancora più “carico” del solito, anche protestando con gli arbitri in alcune situazioni e soprattutto incitandosi e incitando i compagni a ogni opportunità. Il fuoco di cui sopra.

Mi sentivo come se dovessimo mostrare a tutti che c’eravamo, che fosse il pubblico, la loro squadra, i nostri, chiunque fosse lì per testimoniare il fuoco che abbiamo dentro“, dice Stephen Curry dopo la partita. “Il nostro è un gruppo orgoglioso, nelle ultime 48 ore abbiamo parlato a lungo di come tornare nella serie e vincere qui a Boston. Nel quarto quarto abbiamo capito come procurarci degli stop difensivi e andare a segnare dall’altra parte (…) e io ringrazio Dio che l’infortunio non sia stato grave e per aver potuto giocare oggi, vincere e tornare a casa nostra“.

Per lui non è una serie semplice perché Boston ha fisico e atletismo da mandargli contro, ma Curry è il giocatore competitivo per eccellenza, oggi ha fatto tutte le giocate decisive. Qui abbiamo un gruppo di giocatori, con Steph, Thompson e Green, che andranno nella Hall of Fame. Loro sono una costante, non sono solo dotati ma sono competitivi, come occorre essere per vincere in trasferta. Ci vuole una somma di passione e intensità che loro hanno“, così invece Steve Kerr. “L’infortunio? Non lo ha limitato, Curry non è mai stato in una condizione atletica migliore di quella di oggi, Boston ha la miglior difesa della NBA ma lui sa reggere tutta quella pressione“.

La cosa che lo rende speciale è che carattere e forza in lui pareggiano le sue qualità e il suo livello di preparazione. E’ tutto assieme con lui. Si impegna così tanto, cura tutto ed è un giocatore facilissimo da allenare. Quando smetterò di fare l’allenatore guarderò indietro e gli portò solo dire grazie, Steph. E’ una persona speciale“.

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