Se i New York Knicks stessero perdendo, sarebbe tutto molto diverso. E Derrick Rose non sarebbe contento di restare a guardare.
Ma da quando il capo allenatore, coach Tom Thibodeau, lo ha condannato alla panchina, i Knicks non hanno perso neanche una partita. E Rose è contento. D’altronde, cosa c’è di meglio del vedere la propria squadra che vince, anche senza il proprio contributo diretto?
Certo, certo. Mercoledì sera non sarà stato facile sopravvivere alla partita contro gli Chicago Bulls (vinta dai Knicks per 128-120, ai tempi supplementari). Rose era nella sua città natale, a giocare contro la squadra di cui è stato il volto per diversi anni, e con cui ha vinto il premio di MVP. Ma lui ha accettato il tutto, con classe.
Dopo la brutta sconfitta del 3 dicembre, contro i Dallas Mavericks, coach Thibodeau ha sostituito Rose, mettendo al suo posto Miles McBride, una guardia al suo secondo anno in NBA, particolarmente nota per la sua ottima difesa e che ha aiutato i Knicks a vincere ben 4 partite consecutive.
“Sto cercando di capire come aiutare la squadra anche senza essere in campo” ha detto Rose. “Uso di più le parole, esprimo le mie sensazioni, chiedo informazioni per aiutare i giovani. Cerco di dare il giusto esempio”.
Coach Thibodeau ha elogiato il modo in cui il 34enne ha gestito la sua “retrocessione“, anche se l’allenatore non ha voluto usare proprio questo termine. Infatti ci ha tenuto a chiarire che non è necessariamente una decisione irreversibile, perché gli infortuni capitano e perché la rotazione è cambiata già diverse volte quest’anno.
“Per questo devo mantenere questo ritmo” ha detto Rose. “Potrei rientrare da un momento all’altro. Non voglio andare in crisi. E neanche abbattermi solo perché non sto giocando”.
Rose, infatti, ha già dichiarato che non vorrebbe andare altrove, anche se ciò significasse giocare di più.
“Voglio rimanere qui” ha detto. “Se stessimo perdendo, probabilmente penserei ad una trade. Ma mi piace vincere. Mi piace stare in uno spogliatoio in cui le vibrazioni sono vincenti. E poi c’è Miles McBride che gioca al mio posto”.
Ed eccolo qui. Svelato il motivo di questa eleganza nell’accettare di restare in panchina. Miles McBride. Proprio lui.
Se non state capendo cosa io intenda, lasciatemi spiegare.
Derrick Rose, durante una cena nel giorno del Ringraziamento di un anno fa, ha fatto una promessa a Miles McBride e alle persone a lui più vicine.
“Il mio compito è quello di guidarlo nella giusta direzione, cosa che ho detto a sua madre e al resto della sua famiglia” ha ricordato il veterano. “È una cosa che va oltre il basket”.
E la promessa non è certo venuta meno quando il giovane ha sostituito Rose nella rotazione dei Knicks, anzi. Rose sta facendo ancora di più per aiutare McBride, che sta iniziando ad affermarsi come giocatore chiave della squadra. Rose lo controlla, gli ricorda spesso di prendersi cura del suo corpo, soprattutto in seguito al suo aumento di minuti.
McBride per il momento sta viaggiando con una media di soli 4.8 punti in 20.4 minuti a partita, ma la sua difesa è stata fondamentale per il team. Non a caso, i Knicks sono migliorati notevolmente da quel punto di vista.
Il suo rating difensivo in queste ultime partite è pari ad un eccellente 87.6 per ogni 100 possessi, e ha tirato bene la palla dalla profondità, mandando a segno 6 tiri da tre su 13 tentativi nelle ultime 4 partite. Ma non bisogna montarsi la testa.
“Ascolta. Non sei neanche a metà del lavoro” ha detto Rose al giovane. “Lo dico sempre: niente picchi di autostima, niente di niente. Devi essere professionale, devi venire a fare il tuo lavoro”.
E questo, direi, è il miglior modo per descrivere anche lo stesso Rose, che ha gestito la sua retrocessione con classe.
“Qui imparo da tutti” ha detto, aggiungendo poi: “Non posso odiare quel giovane”.

