Il Mondiale di basket 2023 si avvicina sempre di più e abbiamo quindi intervistato Matteo Soragna, giornalista di Sky Sport ed ex giocatore della nazionale italiana, con cui è stato anche protagonista dei successi di Eurobasket 2003 e delle Olimpiadi del 2004, conquistando rispettivamente la medaglia di bronzo e d’argento. Le partite della nazionale italiana al Mondiale saranno visibili in chiaro sulla RAI, ma ogni partita del Mondiale 2023 di basket sarà possibile seguirla sui canali Sky Sport per la diretta TV e sulle piattaforme SkyGO, NowTV e Dazn per la diretta streaming.
Nel corso della sua carriera da giocatore, Matteo Soragna ha collezionato 138 partite facendo registrare 843 punti, restando nel giro dell’ItalBasket dal 2001 al 2009. Nel percorso svolto con i club, invece, Soragna ha nel proprio palmarès uno Scudetto, una Supercoppa italiana e due Coppe Italia, tutti trofei conquistati con la Pallacanestro Treviso.
Il Mondiale si avvicina: l’intervista a Matteo Soragna
Qual è il punto di forza di questa Nazionale secondo te? E il punto debole?
Il punto di forza credo che sia la mentalità e la fotografia che possiamo scattare di questa squadra, perché è assolutamente riconoscibile. Questa squadra ha un’identità ben precisa, che si è vista anche nelle ultime due manifestazioni internazionali. Secondo me la cosa più bella è che fa innamorare i tifosi a prescindere dal risultato ed è una squadra che si riconosce per le sue caratteristiche. Nonostante sia una squadra meno stazzata ed atletica delle altre ci ha sempre creduto, soprattutto nelle ultime due manifestazioni. L’Italia è una squadra che ha il desiderio dentro di fare qualcosa in più di quello che potrebbe fare, il vero punto di forza è che ha una sua identità, non molla mai e se la gioca sempre, contro tutti. Con l’assenza di Mannion perdiamo un po’ di atletismo e di capacità del crearsi un tiro da soli, ma questo va verso uno dei principi di questa squadra: tutti devono essere coinvolti per trovare un tiro migliore.
Coach Kerr agli Warriors ha adottato la filosofia del “let it fly”, alzando notevolmente il numero dei tiri da tre punti ed il numero dei possessi. Con l’arrivo di Pozzecco, ma anche in parte con Meo Sacchetti, l’Italia sembra aver sposato questo stile di gioco, finendo per forzare qualche tiro e magari alcune azioni in cui si affrettano le conclusioni. Pensi che sia la scelta giusta considerando il roster a dispozione?
Non so se proprio come Golden State, ma sicuramente sia Meo che Gianmarco vogliono che i propri giocatori appena abbiano un buon tiro a disposizione se lo prendano, perché quel buon tiro potrebbe non tornare successivamente, anche se capita nei primi secondi dell’azione. Non sono l’allenatore della Nazionale quindi non posso dire se sia la scelta corretta o meno, ma Gianmarco è un bravo allenatore e come anche Meo ha questa capacità di avere piena fiducia nei suoi giocatori, che a loro volta amano giocare per lui. Questo è un aspetto fondamentale.
Coach Pozzecco è un maestro nel fare gruppo e ottenere sempre il massimo dell’impegno da questo gruppo. Matteo Soragna crede favola Azzurra in questo Mondiale?
Quando gioca la Nazionale per me è obbligo credere nella Nazionale, perché questa maglia, questo movimento, ti danno quello di cui hai bisogno per provare a fare il massimo. Ogni volta che c’è di mezzo la Nazionale noi dobbiamo sperare ed essere fiduciosi che sicuramente faranno il massimo di quello che possono fare e questo gruppo lo ha dimostrato negli ultimi anni. Il risultato finale ce lo diranno i dettagli, che sono talmente tanti che può succedere di tutto. Storicamente nelle manifestazioni internazionali lo stato di forma con cui arrivi fa la differenza, anche se nelle due settimane puoi faticare nella prima e fare meglio nella seconda o il contrario, ma le condizioni atletiche in competizioni del genere fanno la differenza. Anche stare bene tutti insieme è un aspetto fondamentale.
Gigi Datome al suo ultimo ballo: quanto peserà il suo contributo in questa Nazionale? Pensi possa essere un fattore nel percorso degli Azzurri dal punto di vista mentale e tecnico?
Gigi è un vincente, non è un caso che sia stato premiato come MVP delle finali, MVP della Coppa Italia, MVP del campionato turco nelle finali… Ha tantissima esperienza, è un giocatore che sa come si fa a vincere. Avere un giocatore di questo tipo aiuta anche quelli che hanno meno esperienza a capire come si può vincere.
Il roster degli Stati Uniti ha fatto discutere gli appassionati, visto che non sono pochi coloro che pensano che non sarà sufficiente per la vittoria. Che opinione hai a riguardo?
Sono una squadra che sicuramente hanno giocatori di una fascia sotto a quella delle superstar, anche se ci sono giocatori che fanno 20 punti nelle loro squadre. É una squadra che ha tutti i ruoli coperti, ha fisicità, ha forse meno atletismo tolto qualche giocatore super atletico come Edwards, Banchero… Però è una squadra che ha grande talento, ma non hanno mai giocato assieme e questa è una grandissima incognita. Sono comunque sopra gli altri come talento ed atletismo. Assieme a Canada, Francia, la Spagna che è comunque sempre lì ed è una delle squadre che parte per prendere la medaglia… Gli Stati Uniti quando partono, partono sempre per vincere l’oro, ma poi devi sempre scendere in campo.
Quale nazionale vedi come possibile outsider?
La Germania per l’Europeo che ha fatto l’anno scorso e perché è forte, ha stazza in tanti ruoli ed ha vinto una medaglia agli Europei… Poi c’è la Slovenia con Doncic, la Grecia se ci fosse stato Antetokounmpo avrebbe potuto dire la sua.
La Nazionale di oggi può essere paragonata alla tua di Atene 2004 a livello di coesione di gruppo?
La nostra Nazionale del 2003-2004 anche quella aveva un’identità precisa: meno talento rispetto a quella degli anni precedenti, che difendeva veramente tanto e bene, e questa Nazionale come quella di oggi era conscia dei propri limiti e ovviamente anche di quello che sa fare bene. Essere consapevole dei propri limiti secondo me è un vantaggio, quindi da questo punto di vista secondo me è una cosa che hanno in comune.
A proposito della tua Nazionale di Atene 2004, oggi 3 agosto (giorno dell’intervista n.d.r.) è l’anniversario della storica vittoria contro Team USA in amichevole. Il tuo ricordo lo abbiamo potuto leggere sui social, ma quella partita ha contribuito ad alzare di molto la consapevolezza della vostra forza?
Secondo me sì. Noi venivamo dal bronzo degli Europei dell’anno prima, ricominciare con quell’amichevole ti da la sensazione che a livello fisico puoi tenere ed anche di “cazzimma” sotto un certo punto di vista. Quindi sì, ci ha aiutato sotto il punto di vista della fiducia personale che secondo me non fa mai male, specialmente quando devi affrontare una competizione del genere. É stato uno dei passaggi di consapevolezza di quella squadra verso le Olimpiadi.
L’Olimpia Milano pochi minuti fa (giorno dell’intervista n.d.r.) ha annunciato l’arrivo di Nikola Mirotic: secondo te è la superstar per eccellenza di Eurolega e può essere il colpo giusto per l’Olimpia per dare l’assalto alla massima competizione europea?
Mirotic sta bene in qualsiasi squadra, averlo vuol dire avere già uno dei migliori giocatori dell’Eurolega. Poi bisogna comunque anche costruire la squadra, perché Mirotic come nessuno al mondo da solo vince niente, però partire con lui in un ruolo che è molto importante, con l’esperienza che ha… É una presa di altissimo livello, poi lo voleva tutta l’Europa, quindi un motivo ci sarà. Brava Milano ad averlo firmato, bisogna poi costruire una squadra che possa mantenere un livello di quel tipo.
Ringraziamo il personale di Sky Sport per aver permesso la realizzazione di quest’intervista e ovviamente i nostri ringraziamenti vanno a Matteo Soragna per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande in vista del Mondiale di basket 2023.


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