Negli ultimi tempi è tornata in auge una delle diatribe più interessanti del mondo del basket: Eurolega o NBA? In questo articolo si cercherà di mettere a confronto le due competizioni più importanti al mondo nella maniera più obiettiva possibile (visto che non ho mai giocato in nessuna delle due).
Numero di partite
La prima differenza sta proprio nel formato delle competizioni. L’Eurolega conta 18 squadre che partecipano tutte insieme in un girone all’italiana in cui ogni squadra affronta ogni squadra due volte (andata e ritorno). In questo modo le partite di regular season per ogni squadra sono 34. Le migliori 6 della regular season passano direttamente ai playoffs, mentre settima, ottava, nona e decima dall’anno prossimo si contenderanno due posti ai play-in: i quarti di finale si giocano al meglio delle 5 gare, mentre semifinali e finale sono gare secche. Quindi il massimo di partite che una squadra può giocare è 41 (play-in esclusi). C’è da dire però che queste franchigie sono impegnate anche nei loro rispettivi campionati e altre eventuali coppe, anche se solitamente l’Eurolega è la competizione sulla quale le squadre investono maggiormente.
In NBA le squadre sono ben 30 e affrontano un totale di 82 partite di regular season. Le prime 6 classificate di ogni conference volano diretto ai playoffs, mentre settima, ottava, nona e decima giocano i play-in, che danno l’accesso ai playoffs a ulteriori 4 squadre. I playoffs sono costituiti poi da 3 round che precedono le Finals dove si scontrano la migliore di una e dell’altra conference. Ogni serie, comprese le Finals, è al meglio delle 7 partite, quindi una squadra può giocare al massimo 110 partite (play-in esclusi). Le squadre NBA però non hanno impegni extra, anche se da quest’anno verrà introdotto un ulteriore torneo, che aumenterà il numero di impegni. Come se non bastasse le partite NBA durano 48 minuti, mentre quelle di Eurolega 40 minuti e questo contribuisce nel rendere le partite europee più concitate
Un’altro argomento è la draft lottery. Al draft non tutte le squadre hanno la stessa probabilità di conquistare la prima scelta, ma chi è arrivato nelle ultime posizioni ha una probabilità maggiore. La conseguenza è il fenomeno del tanking, cioè squadre che giocano per arrivare nelle ultime posizioni per ottenere giocatori migliori al draft. Quindi queste squadre giocano con meno intensità e allo stesso modo i loro avversari.
Se uno tiene in considerazione tutto questo, può facilmente intuire il perché della differenza di intensità che i giocatori mettono in campo tra le due competizioni. Giocare al 100% ogni partita di Eurolega è un obbligo, perché il peso specifico di ogni partita è molto elevato, mentre giocare al 100% ogni partita di NBA è un suicidio, vista la mole di gare e il peso specifico minore che alcune partite hanno. La massima intensità in NBA la si vede solitamente dal secondo turno dei playoffs, dove le squadre iniziano a sentire maggiormente la pressione e le difese sono più strette.
Regole
Oltre al minutaggio, ci sono altre differenze tra i regolamenti NBA e FIBA. Innanzitutto i campi NBA sono leggermente più grandi rispetto a quelli FIBA (28,7 x 15,2 m contro 28 x 15 m) e soprattutto la linea dei 3 punti è più lontana (7.25 m frontalmente e 6.72 m lateralmente contro 6.75 m).
Un’altra regola che spesso viene poco considerata, ma che fa tutta la differenza del mondo è quella dei 3 secondi. Per la FIBA questa vale solo in attacco, quindi vieta all’attaccante di rimanere più di 3 secondi nel pitturato, ma non al difensore. In NBA invece la regola vale su entrambe le metà campo. Questa regola, che apparentemente può sembrare poco importante, in realtà ha una grande importanza tattica perchè rende più difficile organizzare la difesa a zona. Diversi tipi di difese a zona, tipo la 2-3, richiedono un giocatore che si occupi di presidiare il pitturato e ciò è reso impossibile da questa regola. In più l’area è meno occupata e più facile da attaccare in penetrazione e questo costringe le difese a rotazioni spesso insostenibili.
Questo è il motivo principale per cui vediamo poche volte la difesa a zona in NBA, mentre la vediamo più spesso sui campi europei. Un altro motivo per cui non è facile da attuare in NBA è per la dimensione del campo, che è maggiore, quindi richiede a un singolo giocatore di proteggere aree troppo grandi. Inoltre la zona ha come punto debole il tiro da 3 punti, che negli ultimi anni è utilizzato tantissimo dai giocatori NBA.
In generale le regole NBA e ancor di più il metro arbitrale (spesso discutibile) adottato dai direttori di gara negli ultimi anni, rendono la vita delle difese difficile. In primis l’eccessiva clemenza nei confronti di chi commette infrazione di passi, che è stato giustificato a posteriori inserendo il “passo zero” e mille altri cavilli.
I protagonisti
Per rimanere in tema difesa, ciò che rende ancora più impossibile la difesa è la quantità di talento individuale dei giocatori NBA. Ormai tutti sanno tirare da 3 punti e questo costringe i difensori a marcare stretto già a 9 metri da canestro, esponendoli maggiormente alle penetrazioni in area, dove ad aspettarli non può sempre esserci il lungo, sempre per la regola dei 3 secondi. In più avere playmaker abili da 3 punti porta i lunghi a difendere sui pick-and-roll coi piedi sulla linea dei 3 punti, mettendo in estrema difficoltà la difesa.
Questo in Eurolega accade meno per un semplicissimo motivo: in NBA ci sono i giocatori migliori. Ormai tutti i giocatori più forti del mondo sono in NBA, non a caso gli ultimi tre MVP sono giocatori non americani.
Qui si apre l’altro grande tema, cioè l’importanza del singolo giocatore in NBA. Volendo banalizzare, il basket europeo è più “di squadra” rispetto a quello NBA, che è più votato al singolo. Questo perché, come già detto in precedenza, la NBA ha i giocatori migliori non solo americani, ma di tutto il mondo.
Ma la questione non è solo tecnica, ma è anche culturale. La cultura dell’eroe e delle imprese individuali è propria degli Stati Uniti in ogni ambito: cinema, letteratura e ovviamente lo sport. La NBA stessa cerca di costruire una propria epica, utilizzando i propri migliori giocatori come fossero eroi omerici per costruirci intorno una narrazione che risalti le loro gesta individuali, mettendo in secondo piano la squadra.
A testimoniare ciò non è solo il campo, ma è anche l’importanza che le superstar hanno assunto all’interno delle gerarchie delle franchigie. Il meme “LeGM”, che si riferisce al grande potere che ha LeBron James nelle scelte di giocatori e staff da parte delle franchigie in cui milita, sottolinea proprio questa cosa. Una tendenza futura potrebbe essere quella di scegliere allenatori giovani e inesperti per le contender, come si è già visto con Lakers e Celtics. Le due franchigie più importanti della NBA hanno come capo allenatori Mazzulla e Ham, entrambi alla loro prima esperienza da head coach.
I pareri dei giocatori
In tanti hanno preso parte al dibattito negli anni, ma negli ultimi tempi si è tornato a scatenare un putiferio in seguito all’eliminazione degli USA dai mondiali e alle dichiarazioni del velocista Noah Lyles: “Perché i giocatori NBA dopo aver vinto il titolo si definiscano ‘campioni del mondo’… sapete cosa mi fa più male? Che devo guardare le NBA Finals e vedere le scritte ‘campioni del mondo’ sulle loro teste. Ma campioni del mondo di cosa? Degli Stati Uniti?“.
I primi a reagire sono stati i giocatori NBA, tra cui Durant, Lillard, Herro, Reaves ecc., che ovviamente hanno difeso la Lega americana senza provare ad analizzare. C’è anche chi, come Giannis, ha preso le difese di Lyles, sottolineando che, nonostante la NBA abbia i giocatori più forti, sia proprio il termine ‘campione del mondo’ a essere sbagliato. In altre interviste ha affermato che giocare in nazionale lo prepari alla NBA perché costretto ad arrangiarsi in spazi più chiusi.
Anche Jokic si è esposto similmente e Doncic da diversi anni fa la stessa cosa: “In Eurolega, è più un gioco di squadra, è più tattico, e hai meno tempo per pensare.”
Pure Wembanyama ha parlato:”Il campo è più aperto. Il gioco è veloce, ma meno fisico. Subisco molti falli, ma non come in Europa. Non c’è paragone. Qua i giocatori volano. Là si gioca per terra, spingendosi e facendo tagliafuori.” Qualcuno mi aiuti a capire a cosa si riferisce quando dice di subire molti falli, visto che non ha ancora giocato una partita in NBA…
Tutte le opinioni sono valide, ma alcune hanno sicuramente delle fondamenta meno solide; Reaves, Herro e altri giocatori NBA semplicemente non hanno mai giocato in Eurolega, quindi mi risulta difficile capire su che esperienza si basino per confrontare le due leghe. Alcuni di loro hanno giocato con Team USA in competizioni internazionali, che però non è uguale all’Eurolega ovviamente.
Più fondate sono le opinioni dei giocatori europei: anche se Giannis e il Joker non hanno esperienza in Eurolega giocano in nazionali più vicine a quello stile di gioco e soprattutto hanno più esperienza con quella maglia rispetto agli statunitensi, che cambiano squadra ogni anno. E poi c’è Doncic, che invece un’Eurolega l’ha pure vinta prima di approdare in NBA, quindi parla con cognizione di causa.
Conlusioni
Le differenze tra le due competizioni sono nel regolamento, nella qualità dei giocatori, nella cultura, nella struttura della Lega ecc. Queste differenze di base portano ad ulteriori differenze nel basket giocato. Il fatto che uno sia diverso dall’altro non presuppone che uno sia meglio dell’altro. A uno può interessare più l’una o più l’altra, può preferire, banalizzando, lo “spettacolo” o la “tattica”, ma questo non dà il diritto a nessuno di dire che uno è meglio dell’altro.
Riguardo invece le dichiarazioni di Noah Lyles, io personalmente mi trovo in parte d’accordo con lui. Nei fatti la NBA ha i giocatori più forti di tutto il mondo. In NBA ci sono sempre più stranieri e le squadre selezionano i giocatori dall’Europa come dagli Stati Uniti, mentre in passato c’era più diffidenza verso i non americani. Essendo la NBA composta dai migliori giocatori del mondo, chi la vince è concettualmente campione del mondo, ma il problema, come afferma anche Antetokounmpo, è nella terminologia. Non ha senso che una Lega nazionale, che ad oggi ha solo una squadra non statunitense (Toronto), proclami la squadra vincente “campione del mondo”.
Tra le mille proposte di Adam Silver c’era quella di includere in futuro qualche squadra europea nell’in-season tournament della NBA. E’ un progetto difficilmente realizzabile per evidenti difficoltà logistiche, anche se già in passato si sono organizzati progetti simili come il McDonald’s Championship. Magari un progetto simile potrebbe porre fine a questo dibattito, anche se francamente penso che non terminerà mai.

