Ecco la lista dei 10 giocatori sotto pressione nella Western Conference che nella stagione NBA 2023-24 avranno qualcosa da dimostrare, per svariati motivi. Qui trovate la stessa lista, ma per la Eastern Conference.
NBA, 10 giocatori sotto pressione a Ovest: Ja Morant

Morant, dopo aver vinto il premio di ROTY, il MIP del 2022 e aver partecipato a 2 All-Star Game in 4 anni di carriera, si prospettava essere il nuovo volto della NBA. L’anno scorso però, le sue vicende extra campo, hanno oscurato tutto quello che Ja ha fatto in precedenza.
Quest’anno ci si aspetta tanto da lui e non si parla né di statistiche, né di spettacolo, né di record in regular season. Il numero 12 ha già dimostrato di saper fare tutto ciò, ma non ha ancora dimostrato di essere un giocatore di cui ci si possa fidare per costruire una squadra da titolo, in primo luogo per motivi disciplinari e solo in secondo luogo per motivi tecnici.
Morant, non solo ha mostrato una pistola in diretta su Instagram, ma l’ha fatto per due volte; questo ha portato tanti tifosi NBA a etichettarlo come un delinquente che non può più farsi perdonare. Potrebbero avere ragione, ma il ragazzo è ancora giovane e il talento che ha mostrato è così tanto, che vale la pena di sperare in una sua redenzione.
Da un punto di vista tecnico, Morant dovrà migliorare senza dubbio sul tiro dalla lunga distanza, che è una debolezza che viene fuori soprattutto ai playoff, dove la sua grande abilità nell’attaccare il ferro non basta. In più, anche solo per mezzi fisici e atletici, Morant potrebbe essere un buonissimo difensore, ma in carriera non lo è mai stato ed è arrivato il momento di lavorare anche su questo aspetto. Se Ja lavorasse con efficacia su tutti questi aspetti, Memphis potrebbe essere la contender che tutti aspettiamo da anni
Kyrie Irving e Luka Doncic

Le dichiarazioni e i comportamenti di Kyrie da anni fanno discutere, ma ciò che non è mai stato messo in discussione è la classe di uno dei giocatori più spettacolari di quest’epoca. Irving ha dimostrato negli anni di Cleveland al fianco di LeBron James, di essere il giocatore ideale da affiancare a un’altra star. Infatti, nonostante l’insuccesso a livello di record di squadra, anche a Dallas, Kyrie ha tenuto una media di 27 punti col 51% dal campo e 6 assist.
Il problema non è Kyrie in sé, ma è capire quanto lui possa essere compatibile con lo stile di gioco di Luka Doncic. Il numero 2 è un eccellente giocatore di 1vs1, che può segnare in qualsiasi modo, ma crea gioco quasi esclusivamente per sé stesso. Per questo motivo dev’essere affiancato a una star che crei anche per la squadra, come faceva LeBron. Luka può essere quel tipo di giocatore, ma l’anno scorso non l’ha sempre dimostrato.
Doncic è un giocatore estremamente polarizzante, che tiene la palla in mano anche 20 secondi ad azione, immarcabile nell’1vs1 e in più ha un’ottima visione di gioco. Ha tutte le carte in regola per essere il motore dell’attacco dei Mavs, ma spesso tutto il suo talento è stato offuscato da una condotta in campo rivedibile; soprattutto nella seconda parte della scorsa stagione, il 77 è sembrato nervoso e le lamentele rivolte agli arbitri sono diventate più incessanti che mai. Lo sloveno deve risolvere questo problema all’istante se vuole trovare la giusta alchimia con Irving e guidare la squadra ai playoffs.
Kyrie dal canto suo, dovrà dimostrare di meritarsi la fiducia della franchigia, cosa che non fa da anni. Le sue dichiarazioni extra campo, i suoi periodi in cui sparisce senza alcun motivo e tutto il resto non fanno per niente bene alla squadra. Dallas se vuole davvero puntare almeno all’accesso diretto ai playoffs ha bisogno di un Irving costante.
NBA, 10 giocatori sotto pressione a Ovest: Chris Paul

Per CP3 quest’anno inizierà l’ennesima avventura di una carriera infinita, che però non gli ha mai concesso la soddisfazione di sollevare il Larry O’Brien trophy. Golden State è una franchigia vincente, con un sistema di gioco ben oliato e un roster che si conosce da anni, quindi sarebbe stupido non considerarli una contender. Allo stesso tempo però Curry va verso i 36 anni, Green e Thompson non sono gli stessi di qualche anno fa e CP3 sicuramente non abbassa l’età media.
Lo si dice già da qualche anno, ma questa potrebbe davvero essere l’ultima occasione per Paul di vincere il tanto agognato anello da protagonista. Il ruolo di leader della second unit, di cui si potrebbe far carico quest’anno, sarebbe perfetto per un giocatore con la sua esperienza e che da un paio di stagioni sembra aver perso la brillantezza degli anni d’oro.
I dubbi sulla convivenza con Steph restano, anche se credo che, nei momenti in cui condivideranno il parquet, il 30 cederà la palla a Paul e giocherà di più lontano dalla palla, dove è altrettanto pericoloso. Per Kerr sarà comunque difficile adattare un giocatore come CP3, che ama tenere la palla in mano e abbassare il ritmo dell’azione, al proprio gioco, che invece si è sempre basato su un giro di palla veloce e sul mantenere il ritmo altissimo. Se gli Warriors dovessero trovare un nuovo equilibrio, potrebbero seriamente lottare per il titolo e mettere così la ciliegina sulla torta alla carriera di una delle più grandi point guard di sempre.
Jonathan Kuminga

Perché un giocatore così giovane è in questa lista? Perché stiamo parlando della settima scelta al draft del 2021, quindi di un giocatore con un ceiling altissimo, che non ha ancora messo in mostra a causa del minutaggio striminzito che gli ha concesso Kerr in questi due anni.
Nella passata stagione Kuminga ha trovato spazio per circa 20 minuti a partita, mantenendo una media di 9.9 punti col 52.5% al tiro, 37% da tre, 65% ai liberi, 3.4 rimbalzi e 1.9 stoppate. Non sono numeri esorbitanti, ma il congolese ha messo in mostra una grande fisicità, un gioco di piedi di alto livello e una buona capacità di attaccare il pitturato sia con che senza palla. Nonostante ciò, il suo minutaggio ai playoffs si è dimezzato, anche a causa del rientro dall’infortunio di Wiggins.
E’ arrivata l’ora per Kuminga di fare un passo in avanti e di diventare più di un semplice giocatore di rotazione, perché ha tutte le carte in regola per riuscirci. Se anche quest’anno fosse relegato al ruolo di comparsa, il congolese dovrebbe davvero iniziare a pensare di andare in una franchigia che possa concedergli più spazio per mettere in mostra tutto il suo talento.
NBA, 10 giocatori sotto pressione a Ovest: Dillon Brooks

Dillon ha fatto di tutto per perdere di credibilità e per farsi odiare da tutta la NBA e ci è riuscito alla grande. Quest’estate, dopo aver fatto una figura a dir poco barbina contro i Lakers e LeBron James, si è parlato addirittura di un suo possibile trasferimento in Cina, poi sfumato grazie all’arrivo di Houston, che è sembrata intenzionata a dargli quel maggiore spazio che lui stesso ha richiesto.
Brooks non è un fenomeno e non lo sarà mai, ma, dopo quanto successo ai playoffs scorsi, la percezione nei suoi confronti è diventata fin troppo negativa. Resta comunque un difensore roccioso e versatile, oltre che un attaccante da più di 15 punti di media. Insieme a VanVleet e a coach Udoka, dovrà guidare un grande gruppo di giovani talentuosi che quest’anno passerà un anno di transizione per verificare quale sia il potenziale di questo gruppo.
Indubbiamente l’ex Grizzlies ha il carisma per farlo, ma dovrà riuscire a sfruttarlo nel modo migliore per aiutare la squadra, cosa che in carriera non ha mai fatto. Oltre a questo servirà un passo in avanti da un punto di vista offensivo, soprattutto nelle percentuali dall’arco, che lo scorso anno sono state abbastanza oscillanti.
Russell Westbrook

Westbrook è già da qualche anno in fase calante, ma nella serie contro i Phoenix Suns degli scorsi playoffs, Brodie ha dimostrato di fare ancora la differenza. A causa degli infortuni di Kawhi Leonard e Paul George, l’ex Thunder si è trovato ad essere l’unica star in maglia Clippers e ha messo su diverse prestazioni individuali strabilianti, soprattutto nella metà campo difensiva.
Westbrook ha uno stile di gioco molto polarizzante e che fa tanto affidamento sul suo atletismo e sulla sua abilità di attaccare il ferro. La verità è che Russ non ha mai evoluto il suo gioco e il suo corpo non gli permette più di fare le cose incredibili che invece gli vedevamo fare in maglia Thunder. Nonostante ciò, lo 0 può fare ancora la differenza su entrambe le metà campo, ma dovrà dimostrare di poterla fare anche al fianco di altre star.
Da quando ha lasciato OKC, i suoi sodalizi con altre superstar sono andati sempre male: con Harden a Houston è stato un autentico disastro e con LeBron ai Lakers pure peggio, fino a quando non ha iniziato a giocare da sesto uomo e le cose sono andate meglio. Con Kawhi e George non lo abbiamo ancora visto giocare, ma non è scontato che i tre si trovino bene insieme, anche se le due ali sono meno accentratori di gioco rispetto a Harden e James.
Russ dovrà probabilmente accettare un ruolo meno centrale in attacco e impiegare i suoi sforzi soprattutto in difesa. La prova per lui sarà proprio accettare questo nuovo ruolo e riuscire comunque a contribuire alla cavalcata dei Clippers, che da troppi anni promettono di lottare per l’anello per poi uscire sempre prematuramente.
NBA, 10 giocatori sotto pressione a Ovest: Kawhi Leonard
Tra le cause principali delle tante uscite premature dei Clippers c’è la fragilità delle sue star Kawhi Leonard e Paul George. Kawhi, da quando ha lasciato Toronto, non ha mai trovato pace, a causa di infortuni continui, in particolare alle ginocchia, che non gli permettono di giocare tante partite in Regular Season e spesso lo hanno compromesso anche ai playoffs. Nella serie contro i Suns ha giocato gara 1 e gara 2, segnando 38 e 31 punti, quindi, se sano, è ancora un giocatore che decide le partite.
Leonard dovrà dimostrare di poter essere ancora un uomo franchigia in una contender, come ha già provato più volte in carriera. A suscitare più dubbi è ovviamente la sua tenuta fisica, ma se anche questa ci dovesse essere, The Claw riuscirebbe ancora a condurre la propria squadra fino alle Finals?
Deandre Ayton

La prima scelta assoluta al draft del 2018 è sbarcata in NBA con un grande carico di aspettative, che però non ha ancora rispettato. Negli anni di Phoenix Ayton ha dimostrato di essere un valido centro offensivo, con un ottimo tiro dalla media distanza e dai movimenti raffinati in post, ma ha anche messo in mostra la sua debolezza vicino al ferro, in cui viene spesso sovrastato dai centri avversari soprattutto in difesa. Negli scorsi playoffs il numero 22 non ha mai trovato una continuità, non solo di partita in partita, ma all’interno di una stessa partita capitava che segnasse 8 punti di fila per poi sparire per due quarti. A questo si aggiungono le questioni di spogliatoio, che hanno portato i Suns a liberarsi il prima possibile di un giocatore che stava diventando più problematico che altro.
Comunque il giocatore ha talento e in una piazza senza pretese e piena di giovani come Portland, potrebbe giocare con meno pressioni addosso e mettere in risalto le sue qualità.
Bradley Beal
In carriera Beal non ha mai lottato concretamente per il titolo. Quando ancora giocava con Wall, gli Wizards hanno raggiunto al massimo il secondo turno dei playoffs, ma la dirigenza non ha neanche mai provato a investire per creare una squadra competitiva. Quest’anno per la prima volta, il numero 3 avrà la pressione addosso di una piazza che pregusta il titolo da anni, ma che poi non viene mai accontentata.
Beal dovrà condividere il palcoscenico con Durant e Booker, due star con uno stile di gioco non molto diverso dal suo. La prima sfida per i tre sarà trovare un equilibrio in regular season per arrivare ai playoffs con le idee chiare. La sfida per Beal invece è dimostrare di essere all’altezza di una piazza più esigente e di una squadra che punta in alto. Per lui non è sicuramente l’ultimo treno, ma, all’età di 30 anni, è arrivata l’ora di puntare più in alto.

