Siamo giunti al completamento delle prime due gare nella serie del primo round dei playoff 2015 tra i New Orleans Pelicans di Anthony Davis e la temibile armata dei Golden State Warriors guidata da coach Steve Kerr: la serie è completamente sbilanciata in favore della franchigia di Oakland, che conduce per 2-0. La prima gara è stata decisamente combattuta sino alla fine, con The Unibrow, autore di 35 punti, che si è caricato sulle spalle i suoi Pelicans tra il terzo ed il quarto periodo, completando una rimonta pazzesca quando la gara sembrava già chiusa: ne esce un 99-106 in favore dei Warriors. Gara2 non è molto diversa e si conclude sì con la vittoria di Curry e compagni, ma con un vantaggio relativamente contenuto, di soli dieci punti, con Davis di nuovo sopra i 20 punti ed in doppia-doppia con i rimbalzi.
Analizziamo ora i temi tattici delle prime due gare della serie: in gara 1 i Pelicans si scavano la fossa da soli, soprattutto nel primo tempo. L’attacco è principalmente gestito lasciando spesso Davis da solo in isolamento, il che non rappresenta la miglior scelta alla luce del fatto che i Warriors si sono mostrati la miglior difesa della lega nel difendere sul giocatore che va in post, e ad allungare qualora il giocatore avversario in post opti per uno scarico sugli esterni. La difesa dei Pelicans invece è principalmente concentrata sui pick and roll avversari ai quali rispondono con un hard hedge, che si traduce in una cattiva scelta data la presenza nel roster dei Warriors di un giocatore polivalente come Draymond Green, che è sia un ottimo tiratore ed un buon passatore, col risultato che se viene raddoppiato il portatore di palla si va incontro ad un alto rischio di prendere un tiro da parte del lungo o di concedere un extra pass.
Dall’altra parte, i Warriors di coach Steve Kerr rispondono con un ICE difensivo sul pick and roll dei Pelicans, che porta il difensore sul portatore di palla a interporsi tra il portatore di palla e il bloccante, così da muovere il difensore sul bloccante in aiuto e liberare il lungo che gioca il pick and roll col portatore di palla, traducendosi così in molti tiri semiaperti per Anthony Davis. Altro tema tattico che domina la gara è l’accoppiamento tra Anthony Davis e Draymond Green: il primo è una PF pura, il secondo più rapido nei movimenti e più incline a giocare sul perimetro: ne esce una situazione difficile per i Pelicans, infatti accoppiando Green con Davis i Warriors riescono a scardinare la difesa dei Pelicans anche a centro area, facendo arrivare sistematicamente in ritardo Anthony Davis sugli aiuti nel pitturato.
In gara 2 il primo tema tattico che balza all’occhio è la gestione della difesa Warriors: i Pelicans forzano il cambio difensivo mandando a difendere Bogut su The Unibrow e Green su Asik, il che si traduce in un vantaggio per Davis e compagni. Eric Gordon sfrutta gli accoppiamenti difensivi e può spesso giocare sia pick and roll che pick and pop con Davis, sfruttando la maggiore velocità ed elevazione, nonchè atletismo del lungo dei Pelicans rispetto a Bogut. La difesa dei Warriors pare piuttosto spiazzata in avvio, gli aiuti su Anthony Davis sono spesso in ritardo, specialmente quando il lungo dei Pelicans decide di giocare in post: la difesa dei Warriors ne esce sbilanciata, in particolare Curry perde il suo diretto marcatore e così si apre un tiro dalla media o lunga distanza per la franchigia di coach Monty Williams. Kerr allora cambia la difesa, rimette Green su Davis e le cose cambiano radicalmente, infatti i tiri dei Pelicans vengono ben contestati e le soluzioni offensive per AD si riducono notevolmente. Nel secondo tempo la differenza la fanno i Warriors in attacco, sfruttando la stazza di Bogut in post: la difesa non raddoppia mai sul lungo australiano che può tranquillamente scaricare sugli esterni, le spaziature sono perfette, la palla gira molto bene ed automaticamente si apre una tripla per uno dei molti tiratori dei Warriors.
D’altro canto la difesa dei Pelicans risponde proteggendo molto bene il pitturato, il che si traduce comunque in una scelta poco prolifica data la presenza di una batteria di tiratori consistente a disposizione di coach Steve Kerr, che quindi, soprattutto nel secondo tempo, riescono ad aprire facilmente il campo e a scardinare la difesa avversaria: un ruolo fondamentale nella seconda metà di gara lo gioca la scelta di accoppiare Eric Gordon con Klay Thompson, la superiorità del secondo in molti aspetti del gioco fa si che è proprio questo matchup ad ammazzare la gara, con Klay che si può prendere la libertà di tirare da lontano sfruttando l’uscita dai blocchi di Bogut e Green, oppure andare 1vs1 con Gordon e batterlo in velocità. L’attacco dei Pelicans si affida molto ancora ad Anthony Davis, che nella prima parte di gara sfrutta molto bene il matchup con Bogut mettendo in grossa difficoltà l’australiano, mentre nella seconda parte di gara prova ad essere più altruista, giocando spesso in post medio e in post basso e scaricando la palla sugli esterni per un tiro dalla lunga distanza. Nel secondo tempo esce anche Pondexter, che sfrutta gli aiuti ritardatari a centro area dei Warriors prendendosi qualche gioco da 3 punti, in particolare nello stralcio di gara in cui è accoppiato con Iguodala.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)







