Tre volte MVP, Pro Basketball Hall of Famer, ottavo nella classifica dei migliori marcatori di tutti i tempi, quinto nella classifica dei migliori rimbalzisti di tutti i tempi, primo nella classifica dei migliori rimbalzisti offensivi di tutti i tempi, secondo nella classifica dei tiri liberi segnati, ottavo nella classifica delle partite giocate in NBA… E così via per ore.
Moses Malone è morto oggi all’età di 60 anni.
Ci lascia uno dei giocatori più determinanti della storia di questo sport e, a detta di molti, il rimbalzista più forte di sempre.
Il centro di Petersburg, alto 2,08 metri e nato nel 1955, si distinse dalla massa sin da subito, decidendo, dopo aver frequentato la Petersburg High School, di approdare direttamente nel mondo professionistico, diventando il primo giocatore della storia della pallacanestro statunitense a saltare la carriera al college.
Venne ingaggiato dagli Utah Stars, squadra militante nell’ABA, e il suo anno da rookie, nel 1975, fu un insindacabile successo, con medie da 18,8 punti, 14,6 rimbalzi e 1,5 stoppate a partita, con uno straordinario 57,1% al tiro.
Dopo la fusione di ABA e NBA, e il “dispersal draft”, Malone venne scelto dai Portland Trail Blazers, ma a metà della stagione 76-77 approdò agli Houston Rockets, dando il via ad un’avventura durata 5 anni e coronata da due MVP (1979 e 1982). Nella sua carriera ventennale, Malone attraversò la bellezza di otto franchigie, registrando una media da 20,6 punti e 12.2 rimbalzi a partita e risultando per ben sei volte il miglior rimbalzista del campionato.
Inserito nel novero dei 50 migliori giocatori della NBA, Malone fu nominato All-Star per 12 volte e nel 1983 guidò i Philadelphia 76ers al titolo, aggiudicandosi l’MVP delle Finals.
Tra il ’75 e il ’95 Malone giocò tra le fila di Houston Rockets, 76ers (due volte), Washington Bullets, Atlanta Hawks e San Antonio Spurs.
Un malore improvviso mette fine oggi ad una delle personalità più importanti della storia del basket.

