Sono stati l’evento mediatico del 2015, insieme a Fast and Furious 7 e prima di Star Wars: Il risveglio della forza. Il secondo capitolo dedicato agli Avengers ha diviso moltissimo, tra critiche ed elogi divisi in egual misura tra profani del cinefumetto ed esperti. I Vendicatori, per definizione, sono “gli eroi più forti del mondo”, i paladini in grado di cambiare le sorti dell’umanità. E allora abbiamo trasposto questo concetto alla NBA, che non ha mai fatto mancare legami con le major DC e Marvel e che resta un mondo sempre sensibile all’eroismo e alle imprese straordinarie . Ecco dunque, di seguito, chi sono per noi gli NBAvengers.
Kobe Bryant – Iron Man/Tony Stark
La guardia di Philadelphia è quello che per carattere si avvicina di più a Tony Stark: come il genio miliardario ha una volontà di ferro che sfiora il decisionismo ed è uno che tende a mettere da parte gli altri quando sa che potrebbero ostacolarlo nel suo obiettivo e questo è vero tanto in campo quanto, si racconta, fuori. Però resta anche una persona esperta, che con il tempo ha imparato a dosare quando è giusto lasciare spazio agli altri e quando invece tocca a lui prendersi le responsabilità. Ha battagliato con personalità volitive come la sua, ma non si è mai arreso, ma anche saputo tornare su suoi passi, esattamente come successo a Stark. Il quale, peraltro, all’inizio abitava a Los Angeles: se ques’ultimo fosse un persona in carne e ossa, non avremmo dubbi che sarebbe ospite fisso allo Staples Center, come tutte le celebrità E che avrebbe stravedrebbe per Kobe.
Tim Duncan – Capitan America/Steve Rogers
Leadership silenziosa intervallata da momenti in cui le parole vengono soppesate, scelte con accuratezza ma che non mancano mai di saggezza ed equilibrio. Questo è il ritratto di Tim Duncan così come della Sentinella della Libertà. Ed è strano, dato che il primo nasce nelle Isole Vergini, che sono sotto la giurisdizione degli USA ma non ne fanno parte in toto, e il secondo invece è un newyorchese autentico. Magie del cinema, o della NBA, dipende dal punto di vista. Fatto sta che entrambi sono visti come eminenze grigie (più Duncan di Rogers, anche se quest’ultimo è nato nel 1920) rappresentative delle rispettive realtà, quelli in grado di risolvere i problemi grazie alla propria saggezza e dedizione alla causa.
Dirk Nowtizki – Thor
Non potrebbe essere altrimenti. Il Dio del Tuono e Dirk sono quelli venuti da una galassia lontana, inizialmente non capiti e anzi, visti come una minaccia di invasione: il primo di razze aliene sul pianeta Terra, il secondo dei giocatori di formazione FIBA nel campionato USA. Entrambi hanno sofferto inizialmente le differenza della nuova realtà ma entrambi erano tanto caratterialmente indomiti da farsi valere grazie alla buona volontà e alla disponibilità a mettersi al servizio della nuova comunità in nome di un nobile scopo, risultato raggiunto anche grazie all’aiuto di amici fedeli. Riconosciuto il loro grande sforzo, il mondo in cui erano approdati con tanta diffidenza li ha adottati con una quantità maggiore di affetto e riconoscenza. Dimostrando dunque che il confronto con nuove realtà porta miglioramenti a tutte le parti in causa.
LeBron James – Hulk / Bruce Banner
Una cosa non si può negare, ad LBJ: negli anni è indubbiamente maturato, sotto il profilo tanto della tenuta mentale quanto dell’atteggiamento nei confronti di compagni e media. Più tranquillo, meno gradasso, un po’meno Hulk e un po’ più dottor Banner. Certo, la sua parte più simile al Golia Verde torna a farsi vedere ogni volta che si allaccia le scarpe e scende sul parquet, anche quando la situazione sembra disperata, vedi le ultime Finals. E d’altronde, essendo grosso, fisicamente devastante ma al contempo con riflessi e movimenti rapidi, il Prescelto sembra in effetti un po’ una trasposizione di Hulk sul campo da basket. Con quest’ultimo, peraltro, condivide la palma (stando ai rispettivi addetti ai lavori) di più forte della propria realtà.
Kevin Durant – Occhio di Falco/Clint Barton
Il primo elemento che crea il parallelismo tra KD e Occhio di Falco è, ça va sans dire, la precisione al tiro. Che sia con l’arco o con le mani, entrambi hanno una sensibilità mirabile per capire quando colpire, con quale intensità e con quale forza. Il secondo è invece caratteriale: entrambi sono infatti capaci di sfruttare le molte frecce a loro disposizione (letterali o metaforiche) per far sì che i propri compagni siano in grado di rendere al meglio, assicurando ad essi un contributo cruciale in termini di risultati raggiunti. Trovandosi in contesti pieni di compagni forti, la caratteristica che ha accomunato entrambi è stata la funzionalità: hanno fatto ciò di cui c’era bisogno, lasciando spazi agli altri per fare lo stesso. Una grande lezione, nell’era degli ego ipertrofici.
Becky Hammon – Vedova Nera/Natasha Romanoff
Fedele al Nick Fury di turno (Popovich tra l’altro avrebbe anche potuto fare carriera nella C.I.A., per cui il paragone non è così peregrino…), l’ex-giocatrice della WNBA ricorda la spia di origine russa per la sua capacità di reggere il confronto con un ambiente tanto ricco competitività e testosterone, e anzi molto spesso di dissolvere le titubanze dei maschietti grazie alla competenza e alla astuzia. Diretta, coraggiosa ad accettare un incarico così importante ma rischioso, miss Hammon è la splendida incarnazione di quel tipo di donna che Stan Lee voleva rappresentare con la Vedova Nera.
Chris Paul – Visione
Il ragionamento che porta a mettere in relazione il play dei Clippers e l’intelligenza artificiale è duplice. Da una parte c’è l’intuibile carattere tecnico: entrambi possiedono una lucidità mentale e una conoscenza che permette loro di vedere gli avvenimenti prima che succedano, e hanno carisma e capacità di farsi ascoltare senza far pesare le proprie doti. Dall’altra, però, c’è il carattere umano: ambedue si tengono lontano dai riflettori, e hanno cercato di costruire (per quanto possibile nel mondo dei supereroi, così come in quello degli “eroi” NBA) una famiglia che potesse crescere in pace, senza dover risentire delle loro responsabilità o del loro successo, lavorative o supereroistiche che siano.
Per NBA Passion
Luigi Condor Ercolani


