La settimana degli Orlando Magic è trascorsa in un mix di gioie e amarezze. Le prime tre partite, delle sei consecutive in trasferta a Ovest, hanno consegnato alla squadra del nord della Florida un record di 2 vittorie e 1 sconfitta ma ha anche messo la parola fine alla serie di ‘w’ consecutive, fermatasi a cinque con la sconfitta di sabato sera sul campo dei Los Angeles Clippers: la novità introdotta dell’head coach è lo spostamento di Victor Oladipo dal quintetto a sesto uomo, che riesce entrando dalla panchina a spezzare la difesa avversaria.
Partiamo dalle gioie: il consolidamento delle serie di vittorie, cominciata ad Orlando e continuata per due sere anche in trasferta sui campi dei Minnesota Timberwolves e degli Utah Jazz. La scorsa notte, però, la sconfitta si è ripresentata a Los Angeles, ma la delusione arriva di più per come si è creata questa sconfitta. Una partita che è stata punto a punto per tutto il primo tempo, ma durante il terzo quarto i Magic hanno preso in mano la gara costruendo un vantaggio di 10 punti che sembrava abbastanza solido. Grazie alla coppia di guardie formata da Victor Oladipo e Elfrid Payton, Orlando ha stretto le maglie difensive e questo gli ha permesso di correre in contropiede segnando canestri facili, ma anche con la difesa schierata ha trovato punti in penetrazione con le ‘zingarate’ di Payton e le schiacciate di Aaron Gordon, e dalla media-lunga distanza con Oladipo, Jason Smith e un paio di canestri di Channing Frye. Sul 91-80 per i Magic a pochi minuti dalla fine, Oladipo in un contatto fortuito con Jamal Crawford ha subito un lieve infortunio al ginocchio che lo ha costretto a recarsi in spogliatoio, da quel momento la luce in attacco per i Magic si è spenta. Una brutta e affrettata selezione dei tiri non ha portato più punti sul tabellone e i Clippers, grazie a Blake Griffin e Crawford, hanno piazzato un parziale di 12-0 che ha rotto definitivamente le gambe a Orlando e ha confezionato la vittoria per Los Angeles.
Ritornano, quindi, i fantasmi di inizio stagione quando Orlando ha sprecato vantaggi in doppia cifra gettando via partite già vinte come contro gli Oklahoma City Thunder, o i Washington Wizards o ancora gli Houston Rockets. Orlando riscopre che vincere non è facile, e forse fa rimettere un po’ i piedi per terra ai ragazzi di Scott Skiles. Questa sconfitta gli fa tornare alla memoria che vincere non è scontato anche quando hai un vantaggio in doppia cifra ad una manciata di minuti dalla fine, che il pallone è prezioso e prendere tiri affrettati non è sintomo di sicurezza nei propri mezzi. Ma il campanello d’allarme era già suonato a Minneapolis, quando i Magic si sono divorati 17 punti di vantaggio nei minuti finali mettendo a repentaglio una vittoria mai in discussione fino a quel momento. O i primi tre quarti a Salt Lake City in cui Orlando non ha espresso la sua miglior pallacanestro, e solo un parziale a meta dell’ultima frazione di 11-3 ha permesso di portare a casa la vittoria. La sconfitta dello Staples Center mette in ombra la grande prestazione di Payton e Oladipo, prestazione importante sia dal punto di vista dei numeri che da quello delle leadership. Elfrid ha il controllo della squadra, e questo già dallo scorso anno, ma in questa stagione è molto più sicuro di se e nelle ultime uscite sta prendendo confidenza anche con il suo jumper, anche se non segnato con continuità, ma almeno prova a mettere pressione sulla difesa. Oladipo, come già detto nelle scorse settimane, si sta trovando sempre più a suo agio nel nuovo ruolo di sesto uomo di lusso, entra dalla panchina e cambia la partita, ed è tornato a dei livelli che in questa stagione non aveva ancora raggiunto.
Orlando è nel pieno del suo processo di crescita e passi falsi di questo tipo ci possono anche stare, ma solo se verranno assimilati come errori da non ripetere e insegnano qualcosa. I Magic avevano preso gusto a vincere le partite, e questa sconfitta gli farà apprezzare ancora di più quel sapore dolce che ha la vittoria e probabilmente nella prossima gara saranno affamati nel voler riprovare quella sensazione. Ma solo la determinazione non basta, servono le giuste scelte in attacco e servono le giuste rotazioni in difesa. C’è troppa disparità “nell’effort” dei vari quintetti messi in campo, e questo è un problema, ma devono cercare di capire che cosa c’è che non funziona. Se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, si può dire che i Magic hanno vinto contro squadre alla loro portata e hanno perso, giocandosi la partita fino all’ultimo, con una contender per il titolo. E forse bisognerebbe guardare solo la parte piena del bicchiere, considerando i tre anni precedenti e considerando che il processo è lungo e si deve avere pazienza.
Probabilmente si pretende troppo in questa stagione da questa squadra, in fondo ad oggi ha un record vincente, e non succedeva da quattro anni. Ci si potrebbe anche accontentare, ma Orlando non può. Non può perché una serie di sconfitte può arrivare da un momento all’altro, esattamente come è arrivata quella di vittorie, e i Magic non possono rilassarsi perché devono imparare a vincere con continuità e devono imparare a gestire i finali di partita con più lucidità, soprattutto quando sono in vantaggio. La Eastern Conference è molto competitiva quest’anno e per arrivare ai playoffs servirà un record vincente e forse non sarà abbastanza. I playoffs devono essere un obiettivo perché per questi ragazzi giocare per la prima volta una serie farebbe aumentare di moltissimo la barra dell’esperienza.
Il viaggio a Ovest prevede ancora due trasferte in back to back, a Denver e a Phoenix, per i Magic è vietato mollare.

