Per gli Orlando Magic la Lottery sembra essere la destinazione ormai più plausibile rispetto ad un posto nei Playoffs. Sì, tutto ciò appare molto deprimente per i tifosi, ma pensate a quanto possa esserlo per i giocatori. I Magic hanno vinto rispettivamente 20, 23 e 25 partite nelle ultime tre stagioni dall’addio di Dwight Howard. Ad oggi, hanno perso 15 delle ultime 17 gare giocate, dopo una promettente (ed anche inaspettata) partenza da 19 vittorie e 13 sconfitte, che stava facendo intravedere della luce in fondo al tunnel.
Dopo la sconfitta contro i Los Angeles Clippers di venerdì notte, coach Scott Skiles ha fatto capire che le tre stagioni precedenti a questa, con lunghe serie di sconfitte e partite perse sulla sirena, hanno lasciato diverse scorie emozionali nella testa dei giocatori di Orlando. Hanno acquisito ormai una mentalità perdente che sarà difficile da sradicare. Questo è il problema del “tanking”, perdere per ricostruire ti espone a questi rischi.
Per questi motivi, forse, il General Manager Rob Hennigan dovrebbe prendere in seria considerazione di mettere mano al roster e cambiare qualcosa. Hennigan deve assolutamente effettuare degli scambi entro la “trade deadline” del 18 febbraio oppure, se ritiene che questa stagione sia da concludere con questo nucleo di giocatori, in estate. Ha sempre parlato di voler radicalizzare una cultura ad Orlando, ma la cultura oggi è deturpata da una mentalità perdente. Hennigan arriva dagli Oklahoma City Thunder, dove l’esperimento del “perdere e perderemo” ha portato a selezionare nel corso degli anni giocatori del calibro di Kevin Durant, Russel Westbrook e James Harden, ma come abbiamo già detto in passato, non sempre tutto va per il verso giusto e la fortuna è componente fondamentale di una ricostruzione attraverso il Draft. I Magic non l’hanno avuta, scegliendo in alto in draft di basso livello, e mai una “top 3 pick” in Draft con materiale decente. Adesso l’urgenza di fare dei cambiamenti è assodata, che siano attraverso trade o la firma di free agent di un certo calibro.
Orlando ha dei giocatori con un buon temperamento, ma perdere certe partite lascia segni indelebili nella testa. Parlo di gare come la prima contro i Thunder, gara in controllo per gran parte del tempo, poi mandata all’overtime grazie ad un tiro di tabella da metà campo di Westbrook, e persa successivamente. La sconfitta contro i Philadelphia 76ers, o quella contro i Memphis Grizzlies sbranando un vantaggio di 4 punti a 17 secondi dalla sirena. I Magic oggi sembrano veramente svuotati emozionalmente e forse tanti di loro avrebbero bisogno di nuovi stimoli.
Nikola Vucevic e Andrew Nicholson sono a Orlando dall’inizio della ricostruzione. Tobias Harris ha raggiunto i Magic in cambio di J.J. Redick a metà della stagione dell’addio di Howard, quindi anch’esso ha vissuto tutta la rebuilding. Lo stesso Victor Oladipo è nella terza stagione di ricostruzione. Elfrid Payton, Aaron Gordon, Channing Frye e Evan Fournier sono al secondo anno ai Magic. Vucevic, che ha firmato un contratto da 54 milioni di dollari in quattro anni, ed Harris, 64 milioni sempre in quattro anni, non hanno lo status di stelle della squadra. Stanno collezionando statistiche molto inferiori rispetto alle ultime due stagioni. Sicuramente il contratto pesa sulle spalle, ma probabilmente qualcosa gli manca.

Victor Oladipo – uno dei diamanti grazzi degli Orlando Magic
Payton, dopo la scorsa stagione da rookie giocata a buoni livelli, sta avendo problemi su entrambi i lati del campo. Oladipo una partita sembra un All Star e quella dopo un giocatore mediocre. Gordon è stato inconsistente fino a tre gare fa, da quando parte nei primi cinque è un pochino migliorato, ma tre partite non fanno assolutamente una prova, ma forse l’ex Arizona ha ancora molti margini di miglioramento.
Hennigan e il CEO Alex Martins possono continuare a dire che la squadra è giovane e ha solo bisogno di tempo, ma la realtà dei fatti dice altro. Molti giocatori sono quello che sono, alcuni hanno già raggiunto il loro massimo, altri sono imperfetti, e molte volte ci si è chiesti se possano veramente convivere sul campo. Payton e Oladipo ne sono l’esempio. Skiles li ha separati prima, con la partenza dalla panchina di Oladipo, e poi riuniti, ma i dubbi rimangono e non solo nei tifosi.
Per concludere, Hennigan dovrà fare inevitabilmente dei cambiamenti, quando (ora o in estate) e chi non lo so, ma dovrà prendere delle decisioni. Sarà sicuramente difficile sacrificare qualcuno, dopo tre anni è dura abbandonare il progetto e scambiare giocatori in cui tutti noi abbiamo fortemente creduto, ma nella NBA non c’è spazio per i sentimentalismi. It’s all about buisness.

