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Luoghi del basket: Bologna

di Luigi Ercolani

«Virtus o Fortitudo?».

"Tu da che parte stai?"

“Tu da che parte stai?”

In fondo il segreto è in buona parte lì, in questa dicotomia. Nell’hinterland felsineo, appena accenni l’argomento basket la domanda che esce è sempre quella. A fartela possono essere compagni di classe, coetanei appena conosciuti, a volte persino la ragazza ferrata di sport, e in quest’ultimo caso sai già che nominare la squadra giusta non ti porterà in automatico tra le sue braccia ma dire quella sbagliata di sicuro ti farà perdere punti. Fisso.

Poche città italiane rivaleggiano con Bologna sul fronte della passione per la palla a spicchi. Cantù, Pesaro, Trieste, Livorno, potrebbero essere quelle, che magari erano in grado di mettere in piedi grandi derby con le rivali regionali (nel caso della prima) o cittadine, ma si tratta però soprattutto di epoche delimitate nel tempo. Bologna no, Bologna è derby, ed è derby continuo, immortale, eterno, iniziato come la rivalità tra le due anime della città, quella benestante e quella proletaria, differenze che con il tempo e la crescita economica sono andate annacquandosi. Vista dalla parte nemica, la Virtus è la squadra dei tifosi occasionali senza passione e la Fortitudo quella degli ultras scalmanati, mentre il Bologna Calcio ha un bel da fare a tenere insieme, con quella passione che sa suscitare, le due anime dalla pallacanestro divise così nettamente.

Abbiamo detto che il segreto è lì in buona parte, ma non tutto, perché Bologna sa trascendere da questo bivio per l’amore che nutre verso la palla a spicchi: di norma trovi un canestro ogni cento o duecento metri, ai Giardini Margherita in pieno centro città così come a Borgo Panigale, in zona Pilastro o a Castel Maggiore, e persino all’altezza dello svincolo della tangenziale in zona San Donato. Non c’è luogo a Bologna dove l’arancia non abbia un suo tempio, anche piccolo, e dove qualcuno non trovi il tempo per onorarla: per dire, il torneo di playground dei Gardens che si disputa ogni anno, è uno dei più famosi d’Italia, e per la finale ha portato un numero esorbitante di appassionati (testimoniato dalle foto della popolare pagina “La Giornata Tipo”, il

Il canestro dietro l'uscita di San Donato della tangenziale

Il canestro dietro l’uscita di San Donato della tangenziale

cui ideatore Raffaele Ferraro è cresciuto in zona).

Un amore incondizionato della città per questo sport, un amore che nasce chissà dove: volendo azzardare una dozzinale analisi sociologica, potremmo far risalire questo rapporto forse al carattere dei bolognesi (sempre “se esistono”, come cantava il modenese adottato felsineo Guccini), gente poco incline ai tempi lunghi che nella velocità del basket trova affine passatempo. E non è un caso che la carriera di alcune delle menti più fulgide del panorama cestistico italiano e internazionale abbia preso il via qui, da coach Ettore Messina a quel Gigi Porelli co-creatore della moderna Eurolega, da Marco Belinelli a Stefano Mancinelli, e persino Aldo Giordani, maestro tra gli altri di Flavio Tranquillo e Federico Buffa, trascorse nella Dotta i suoi anni giovanili. L’elenco lo terminiamo qui per non dilungarci.

A Bologna si respira basket, senza limitarsi all’Arcoveggio o a via San Felice, sedi delle due squadre “pro”, ma poi si finisce sempre lì: «Virtus o Fortitudo?». Non c’è possibilità di uscirne, di svicolare, di abbozzare. O se l’una o se l’altra, e se parli male di una automaticamente sei dell’altra, per chi ti ascolta (e spesso effettivamente è così). Bologna ama incondizionatamente il basket ma ti obbliga a schierarti. Paradossi che solo l’arancia può spiegare.

 

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