La fine di settembre è solitamente il periodo più triste e malinconico dell’anno, con le vacanze ormai lontane e i giorni, sempre più corti, scanditi dalla solita, vecchia routine. Per gli appassionati di basket, però, questo periodo segna la fine di una lunga, estenuante attesa: con il Media Day e l’inizio dei training camp si apre di fatto la nuova stagione NBA!
Dopo un’estate in cui draft e free-agency hanno mischiato per bene le carte, le trenta franchigie sono pronte a calcare nuovamente i parquet di tutta America (e non solo). Per noi, invece, arriva il momento di un giochino tanto inutile, quanto divertente: il Power Ranking.
Nelle prossime tre settimane stileremo una classifica ‘al rovescio’, partendo dalla squadra meno attrezzata e arrivando alla più seria candidata al titolo NBA 2017. Trattandosi di meri pronostici, sarà bello rileggere questo Ranking a giugno e constatare che molte cose, all’apparenza scontate, non si saranno invece verificate…
La prima parte si può trovare qui, la seconda… inizia adesso!
(qui invece trovate la terza ed ultima parte)
20 – MIAMI HEAT

Josh Richardson (#0), Hassan Whiteside (#21) e Justise Wnslow (#20)
L’annuncio del definitivo stop di Chris Bosh è stato una vera mazzata. La presenza o meno di CB1 rappresentava l’ago della bilancia della stagione degli Heat. Difficile pensare, però, che Pat Riley ed Erik Spoelstra non avessero previsto un esito del genere. Fatto sta che Miami si ritrova con un roster molto buono, a cui però manca qualcuno in grado di fare la differenza. Che dire poi dell’addio dell’eterno capitano Dwyane Wade? Certo, non parliamo più del ‘Flash’ di dieci anni fa, ma il numero 3 aveva dimostrato, la scorsa stagione, di poter dire ancora la sua, specialmente quando conta.
Senza gli ultimi due ‘Big Three’, la squadra si ritrova senza un leader, con un’identità tutta da ricostruire. Il che non è proprio un bene, in una Eastern Conference così in crescita come quella attuale.
Il probabile quintetto base non è poi così male; Goran Dragic e Dion Waiters, nelle loro versioni migliori (l’ultimo periodo a Phenix per il primo, il finale di playoff con i Thunder per il secondo), sarebbero due signori giocatori, Hassan Whiteside (fresco di faraonico rinnovo) è ormai una certezza, e Justise Winslow è reduce da un ottima stagione da rookie. Con l’addio di Bosh rimane un buco nel ruolo di ala grande, che nessuno tra Josh McRoberts, Derrick Williams, Wille Reed e Udonis Haslem sembra in grado di colmare.
E’ proprio questo il principale difetto degli Heat 2016/17: la poca profondità. Solo il reparto guardie presenta dei ricambi validi (Tyler Johnson, Josh Richardson, Beno Udrih, Wayne Ellington), mentre la sola aggiunta di James Johnson non migliora granché il frontcourt di riserva.
Per restare in zona playoff ci sarà da lottare, eccome. Sembrano infinitamente lontani i tempi di King James…
19 – MILWAUKEE BUCKS

Le giovani speranze dei Bucks: Giannis Antetokounmpo e Jabari Parker (#12)
Come quella degli Heat, anche la stagione dei Bucks comincia con un brutta notizia; Khris Middleton salterà almeno sei mesi per infortunio. E, alla stessa maniera di quella di Spoelstra, anche la squadra di Jason Kidd si ritrova con un buco difficile da colmare.
Middleton è stato uno dei più positivi nelle ultime stagioni, chiudendo spesso e volentieri le partite come miglior realizzatore dei suoi. Con il solo Jason Terry (39enne ex compagno di Kidd a Dallas) come valida alternativa, molto probabilmente vedremo spesso Michael Carter-Williams e il nuovo acquisto Matthew Dellavedova in campo insieme. Il che accorcerà di molto le possibili rotazioni.
Nel Wisconsin si spera comunque che queste lacune vengano coperte dalla consacrazione dei due giovani fenomeni, quelli su cui i Bucks vorrebbero costruire un futuro radioso. Giannis Antetokounmpo ha coronato la sua inarrestabile ascesa con un rinnovo da 100 milioni di dollari in quattro anni. Nulla da eccepire, si tratta di un giocatore mai visto prima, un potenziale MVP. L’esperimento di Kidd di usarlo (a tratti) come playmaker ha dato frutti non trascurabili, considerate le cinque triple-doppie con cui ‘The Greek Freak’ ha chiuso la passata stagione, e l’impressione è che, come direbbe Ligabue, “il meglio deve ancora venire”.
Jabari Parker, attesissima seconda scelta al draft 2014, è stato un continuo crescendo. Fermato da un infortunio nemmeno a metà del suo anno da rookie, ha mostrato i primi lampi sul finire della scorsa regular season.
Qualora Gregg Monroe non dovesse riuscire ancora ad inserirsi al meglio, il suo posto potrebbe essere minacciato da Thon Maker, ‘diamante grezzo’ (ha solo 19 anni) sudanese scelto con la decima chiamata allo scorso draft.
Come molte altre squadre analizzate finora, Milwaukee è una franchigia dall’ottimo futuro, ma con un presente tutto da costruire. E, come sappiamo, le pretendenti ai playoff sono piuttosto agguerrite…
18 – ATLANTA HAWKS

Dwight Howard con la nuova maglia numero 8 di Atlanta
Gli addii di Jeff Teague e Al Horford hanno sancito la fine di un ciclo, che ha avuto il suo apice nella stagione 2014/15. Quell’anno, la squadra di coach Mike Budenholzer chiuse con il miglior record ad Est, e quattro quinti dello starting five (con la sola esclusione di DeMarre Carroll), più lo stesso allenatore, presero parte all’All Star Game di New York.
Seppur pesanti, queste partenze non sembrano lasciare un vuoto incolmabile. Il posto di Teague verrà stabilmente preso da Dennis Schroeder, che gli aveva già rubato parecchi minuti nella passata stagione, mentre a sostituire ‘Big Al’ è stato chiamato nientemeno che Dwight Howard, di ritorno nella natia Atlanta.
Sebbene non sia più il Superman di Orlando (e nemmeno ‘DH12’, visto che agli Hawks indosserà il numero 8), Howard rimane comunque un signor centro che, qualora integro fisicamente, potrebbe ancora fare la differenza.
Gli altri due All-Star del gruppo, Kyle Korver e Paul Millsap, sono rimasti. Il primo, ovviamente, è destinato ad un calo nel prossimo futuro, ma alle sue spalle scalpitano i vari Tim Hardaway jr. (persosi misteriosamente dopo il buon inizio a New York, ma utilizzato sempre più spesso da coach Bud), Thabo Sefolosha e Mike Scott. Millsap, invece, rimarrà la principale arma offensiva, nonché il leader, di questa squadra. Il ruolo di ala piccola verrà affidato a Kent Bazemore, altro giocatore cresciuto molto negli ultimi anni.
L’exploit di due stagioni fa è apparentemente irripetibile, considerando che almeno Cleveland, Indiana, Toronto e Chicago dovrebbero essere più attrezzate. L’obiettivo playoff, invece, è assolutamente realizzabile. Attenzione però: la concorrenza sarà più spietata che mai…
17 – WASHINGTON WIZARDS

Da sinistra: John Wall e Bradley Beal
C’è una brutta stagione da riscattare per gli Wizards, esclusi dagli ultimi playoff soprattutto a causa di uno zoppicante inizio di regular season. Come nel caso di Milwaukee, anche per Washington la scalata ai vertici della Eastern Conference deve ripartire dopo un brusco rallentamento.
Durante la off-season sono stati apportati significativi cambiamenti al roster, a cominciare dall’ingaggio di un nuovo allenatore, quello Scott Brooks che, quattro anni fa, aveva portato in finale gli Oklahoma City Thunder.
Oltre all’ex coach Randy Wittman, l’assente di lusso al training camp è il brasiliano Nenè, passato in estate agli Houston Rockets. Al suo posto sono arrivati Ian Mahinmi, che si dividerà con Marcin Gortat i minuti da centro, ed Andrew Nicholson, in uscita dagli Orlando Magic. Anche nel reparto guardie è stato fatto un bel ‘cambio d’aria’, con gli innesti di Marcus Thornton e Trey Burke che offrono valide alternative agli inamovibili John Wall e Bradley Beal.
In particolare, ci si aspetta molto da Burke; partito molto bene agli Utah Jazz, si è un po’ perso quando gli è stato chiesto di essere il punto di riferimento della squadra. Nella capitale, agendo più nelle retrovie, l’ex Michigan potrebbe trovare il contesto ideale per esprimersi al meglio.
Per il resto, gli Wizards ripartono dalle certezze, ovvero il quintetto Wall-Beal-Porter-Markieff Morris-Gortat.
Molto atteso il secondo anno di Kelly Oubre. In una stagione da rookie in chiaroscuro, il giovanissimo (classe 1995) da Kansas ha mostrato comunque ottime potenzialità.
Tornare ai playoff non sarà per nulla facile, visto che le dirette concorrenti (New York, Charlotte, Detroit…) appaiono tutte rinforzate rispetto al recente passato, ma con Wall e Beal in campo, guai a sottovalutare Washington.
16 – DETROIT PISTONS

Reggie Jackson ‘ispeziona’ l’orecchio di Andre Drummond… Coach Stan Van Gundy sembra approvare
Ecco una franchigia che, finalmente, ha intrapreso la strada giusta. Dopo le follie degli ultimi anni, la stagione scorsa ha visto il ritorno dei Pistons ai playoff. La corsa si è interrotta presto e bruscamente (4-0 Cavs al primo turno), ma il risultato più importante è stato riacquisire credibilità.
Nelle ultime due stagioni, il plenipotenziario Stan Van Gundy ha costruito intorno al centro Andre Drummond (per la prima volta All-Star l’anno scorso) un roster di buonissimo livello. Reggie Jackson, ‘rinnegato’ dai Thunder, è diventato presto uno dei leader del gruppo; dall’entità del suo infortunio al ginocchio dipenderà gran parte della stagione di Detroit.
Alla coppia Drummond-Jackson sono stati aggiunti giocatori estremamente efficaci e funzionali come Marcus Morris e Tobias Harris (quest’ultimo inspiegabilmente ‘svenduto’ da Orlando). In più, ci sono due giovani di grande talento, Kentavious Caldwell-Pope e Stanley Johnson, che sembrano già pronti per un posto in quintetto.
In quest’ultima off-season l’obiettivo primario di SVG e soci era quello di rinforzare la panchina, e a tale scopo sono arrivati Ish Smith, Ray McCallum, John Leuer e Boban Marjanovic. Sicuramente non parliamo di Steph Curry, Kevin Durant, Carmelo Anthony e LeBron James, ma si tratta comunque di valide alternative ai titolari, almeno per farli rifiatare qualche minuto.
La truppa di Van Gundy parte nel ‘gruppone’ di squadre che lotteranno fino alla fine per le ultime quattro posizioni ai playoff. Con le carte a sua disposizione, però, nessuno può impedire a Detroit di ambire almeno al secondo turno.
15 – PORTLAND TRAIL BLAZERS

Damian Lillard, pronto per la nuova stagione NBA
La squadra rivelazione della stagione passata è chiamata ad un’impresa estremamente ardua: ripetersi.
Il secondo turno dei playoff 2016 è stato un risultato straordinario, considerando che il gruppo era reduce da un’operazione di smantellamento con ben pochi precedenti. E’stato però frutto anche delle disgrazie altrui (soprattutto quelle dei Clippers, rimasti senza Chris Paul e Blake Grifin nel giro di pochi giorni), per cui meglio non illudersi troppo presto.
Le certezze si chiamano Damian Lillard e C.J. McCollum. Il primo, leader designato della squadra, è ormai una superstar affermata (nonostante l’esclusione da vari All-Star Game e Team USA) e la sua determinazione ha più volte spinto Portland oltre le più rosee aspettative. Il secondo, fresco Most Improved Player, sembra essere il partner ideale di Lillard; dovesse continuare a crescere, quello dei Blazers diventerebbe presto uno dei migliori backcourt della lega.
La panchina è stata rinforzata con gli arrivi di Shabazz Napier, Mo Harkless e Festus Ezeli (che con i giovani Mason Plumlee e Meyers Leonard formerà un reparto lunghi di tutto rispetto), ma il vero colpo estivo è stato l’ingaggio di Evan Turner, che arriva in Oregon dopo l’ottima parentesi ai Boston Celtics.
In generale, coach Terry Stotts potrà forse contare su un gruppo più solido rispetto all’anno scorso; ma guai a pensare che i playoff siano un diritto acquisito; nelle retrovie ci sono squadre come Utah e Minnesota che scalpitano, pronte ad approfittare di qualsiasi passo falso.
14 – DALLAS MAVERICKS

Il quintetto dei Mavs. Da sinistra: Harrison Barnes, Andrew Bogut, Deron Williams, Dirk Nowitzki e Wesley Matthews
Le ultime stagioni dei Mavs sono state, come si suol dire, “una girandola di emozioni”. Caduti in una profonda mediocrità dopo il titolo vinto nel 2011, un paio di anni fa erano tornati a volare alto con l’acquisto di Rajon Rondo, Chandler Parsons e Monta Ellis. Quella squadra fallì miseramente, ed ecco allora il baratro pronto a riaprirsi.
Oggi, invece, coach Rick Carlisle ha a disposizione un roster niente male, forse addirittura sottovalutato.
Personalmente nutro grande curiosità sugli sviluppi della carriera di Harrison Barnes. Nei quattro anni a Golden State ha ricoperto un ruolo decisamente importante, ma non di primissimo piano. A Dallas, invece, HB40 sarà chiamato a maggiori responsabilità. L’ex North Carolina ha mostrato finora eccellenti qualità sui due lati del campo; dovesse trovare finalmente quella continuità spesso mancata nella Baia, Dirk Nowitzki sarebbe ben felice di cedergli via via il posto come leader del gruppo. Nel frattempo sarà, come sempre, il tedesco a guidare la squadra. ‘WunderDirk’ non sarà più un ragazzino, ma può garantire ancora un paio di stagioni di grande pallacanestro.
Dagli Warriors è arrivato anche Andrew Bogut; non certo un fulmine di guerra, ma un validissimo centro che farà sentire, eccome, la sua presenza sotto i ferri, aprendo oltretutto il campo per le triple di Wesley Matthews e compagni.
Il vero problema dei Mavs è l’età media: oltre a Nowitzki, Bogut e Matthews, altri giocatori chiave della rotazione (Deron Williams, J.J. Barea, Devin Harris) superano i trent’anni (Matthews li compirà il 14 ottobre…auguri!).
Per ‘svecchiare’ il gruppo bisognerà attendere la crescita dei pochi giovani a disposizione; oltre che da Barnes (classe 1992), ci si aspetta un upgrade anche da Dwight Powell (1991) e Justin Anderson (1993).
A proposito di giovani, in preseason si sta mettendo particolarmente in luce Seth Curry. Il fratello di Steph ha girato ben sei squadre in tre anni… che possa trovare un po’ di stabilità alla corte di Mark Cuban?
13 – NEW YORK KNICKS

Il ‘Grande Burattinaio’ Phil Jackson (sopra) e la nuova starting lineup dei suoi Knicks
Se l’obiettivo fosse quello di rivedere il titolo NBA a Manhattan, i tifosi potrebbero continuare tranquillamente a cercare i vecchi filmati di Walt Frazier e Willis Reed. Molto più verosimilmente, invece, i Knicks sono pronti per uscire dal tetro tunnel in cui si sono infilati un paio di stagioni fa.
Gli arrivi di Courtney Lee, Brandon Jennings, Joakim Noah e, last but not least, Derrick Rose rappresentano senza dubbio un grosso salto di qualità per un roster che, non prima di due anni fa, presentava il ‘magico’ quintetto Galloway-Larkin-Ledo-Acy-Amundson (visto all’opera ‘con gli occhi di questa faccia’ al MSG).
Il vero problema è che questi nuovi innesti (escluso il sempre affidabile Lee) sono anche delle enormi scommesse. Sui due ex-Bulls grava la sempiterna ombra degli infortuni. Di Rose sappiamo ormai tutto a memoria, ma anche Noah è reduce da una stagione in cui ha disputato la miseria di 29 partite. Se i due dovessero essere quelli degli anni buoni, allora i Cavs potrebbero iniziare a preoccuparsi. A coach Jeff Hornacek, però, basterebbe averli semplicemente in salute, per poter ambire senza paura ad un ritorno ai playoff.
Stesso discorso per Jennings; l’ex playmaker dei Bucks era diventato il leader dei Detroit Pistons, ma un infortunio gli è costato il posto da titolare, a vantaggio di Reggie Jackson. Passato agli Orlando Magic, era sembrato un lontano parente del miglior Jennings… Quale versione vedremo a New York?
Oltre a queste incognite, per Hornacek ci saranno, fortunatamente, le solite certezze. Carmelo Anthony è reduce dalla gloriosa Olimpiade di Rio, in cui ha ritrovato la ‘fame’ perduta, mentre Kristaps Porzingis, dopo la fantastica stagione d’esordio, si prepara a conquistare il mondo. Oltre al lettone, la ‘linea verde’ dei Knicks si è arricchita con l’arrivo di Juan Hernangomez, giovane centro (classe 1994) proveniente dal Siviglia.
Di titoli NBA o finali di Conference, salvo colossali sorprese, non se ne parlerà proprio. Ma chissà che Phil Jackson non possa finalmente sorridere un po’…
12 – CHARLOTTE HORNETS

Nicolas Batum (#5), Kemba Walker (#15) e Marvin Williams (#2)
Una squadra in netta crescita, quella presieduta da Michael Jordan. Lo scorso anno è stato molto positivo e, anche se i playoff sono finiti presto (vittoria di Miami in sette partite al primo turno), gli Hornets si sono affermati come squadra da playoff.
In estate il roster ha subito piccoli ma significativi cambiamenti. Partiti Jeremy Lin, Courtney Lee e Al Jefferson, tre protagonisti nella passata stagione, sono arrivati Ramon Sessions, Marco Belinelli e Roy Hibbert. Con buona pace del bolognese, i tre nuovi innesti sembrano di un livello leggermente inferiore rispetto ai giocatori che sono chiamati a sostituire. Il gigantesco centro potrebbe smentirmi qualora si avvicinasse ai grandi livelli di Indianapolis (città in cui Hibbert divenne All-Star), perché quella vista nell’ultima stagione ai Lakers sembrava una controfigura.
Le notizie migliori, per coach Steve Clifford, arrivano dai (costosissimi) rinnovi di Nicolas Batum e Marvin Williams e dall’infermeria, visto che Michael Kidd-Gilchrist tornerà a disposizione dopo il grave infortunio che lo ha costretto ai box per tutto il 2015/16. Con il rientro della seconda scelta assoluta al draft 2012, Charlotte può contare su un roster di assoluto livello, pronto a dare battaglia per i primi quattro piazzamenti ad Est.
Belinelli dovrebbe partire dalla panchina, con un backcourt titolare formato da Kemba Walker (che sia l’anno della sua consacrazione?) e Jeremy Lamb (cresciuto esponenzialmente la scorsa stagione). Batum e MKG si divideranno i minuti da ala piccola, giocando anche spezzoni di partita contemporaneamente. Nel reparto lunghi ci sarà una gran concorrenza (il che non guasta mai), con Hibbert e Williams, ma anche i vari Frank Kaminsky, Cody Zeller e Spencer Hawes a contendersi due posti in quintetto, sotto l’attenta supervisione dell’assistente allenatore Patrick Ewing.
La corsa ai playoff non farà prigionieri, ma gli Hornets sembrano decisamente pronti.
11 – HOUSTON ROCKETS

L’uomo che si nascondeva dietro ai baffi di Mike D’Antoni, di fianco a James Harden
La scorsa stagione ha drasticamente ridimensionato questi Rockets, scoprendone tutti i difetti e ponendo fine alla breve era Harden-Howard. ‘Superman’ è volato ad Atlanta, mentre il Barba è rimasto, leader incontrastato dei rivoluzionati Rockets.
Sì, perché la squadra che vedremo in campo quest’anno presenterà una grandissima novità: in panchina ci sarà, pur senza i caratteristici baffi, tale Mike D’Antoni.
L’ex ‘guru’ dei Phoenix Suns promette di trasformare Houston in un’autentica macchina da corsa e da punti, mettendo Harden nel ruolo che, in Arizona, fu del grande Steve Nash. Secondo i progetti, il numero 13 (ironia della sorte…) dovrebbe partire ufficialmente come playmaker (posizione che, di fatto, ricopriva anche prima), con Patrick Beverley in uscita dalla panchina. Intorno a lui, una schiera di tiratori di puro stampo ‘d’antoniano’, tra cui i nuovi innesti Ryan Anderson ed Eric Gordon. A controllare il pitturato ci saranno un altro nuovo acquisto, Nenè, e Clint Capela, promosso a tempo pieno in quintetto dopo la partenza di Dwight Howard.
Di fianco ai tanti veterani (ci sono anche Trevor Ariza, Corey Brewer e Pablo Prigioni), sono pronti a farsi largo diversi giovani: Tyler Ennis, P.J. Hairston, K.J. McDaniels, Montrezi Harrell, Sam Dekker. Una loro definitiva maturazione potrebbe regalare ai Rockets quel ricambio generazionale di cui hanno bisogno come il pane.
Dopo il disastro dell’anno scorso, è più che legittimo escludere la truppa-D’Antoni dal novero delle contenders. Arrivare con il fattore campo ai playoff, però, appare un obiettivo assolutamente raggiungibile.


2 commenti
ma la terza parte ?
Eccola: http://www.nbapassion.com/nba/nba-power-ranking-20162017-terza-ed-ultima-parte-69423/