Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiThree Points – Nuova stagione: palla a due

Three Points – Nuova stagione: palla a due

di Stefano Belli
Anthony Davis record-Chi è Anthony Davis

Con la prima palla a due della stagione, diamo ufficialmente il via a questa nuova rubrica, in cui verranno presi in esame tre punti di interesse riguardanti la settimana NBA appena trascorsa. La regular season 2016/17 è finalmente iniziata e, anche se si sono disputati pochissimi incontri, ci ha già lasciato qualche spunto degno di riflessione.

 

1 – Falsa partenza

Kevin Durant (#35) e Stephen Curry (#30) perplessi, dopo la sconfitta contro i San Antonio Spurs

Kevin Durant (#35) e Stephen Curry (#30) perplessi, dopo la sconfitta contro i San Antonio Spurs

Certe volte può considerarsi un bene vivere in un paese in cui la NBA viene citata quasi per sbaglio nei notiziari sportivi; vi immaginate un equivalente cestistico del Processo di Biscardi, pieno di ‘espertoni’ che sbraitano di quanto Kevin Durant sia un perdente?
Siamo comunque nell’era dei social network, perciò, subito dopo il fischio finale alla Oracle Arena, i caroselli funebri per i Golden State Warriors sono letteralmente infuriati sul web.

Giudicare una squadra e un progetto del genere dopo una singola partita è pura follia. La sconfitta subita per mano dei San Antonio Spurs nella opening night, però, mette in luce una situazione estremamente delicata in casa Warriors.
Non è tanto la sconfitta in sé (perdere contro la squadra di Gregg Popovich, perlopiù guidata da un mostruoso Kawhi Leonard, non è così impensabile), quanto il modo in cui è arrivata.

Quelli visti in campo nella prima gara stagionale sono sembrati più simili agli Warriors delle ultime Finals, piuttosto che a quelli inarrestabili della regular season dei record. Fino a gara-2 contro i Cavs, la squadra di Steve Kerr era una macchina perfetta, che viaggiava a meraviglia ed esaltava al meglio le caratteristiche di ogni singolo giocatore (come dimostrato dalle eccellenti prestazioni dai componenti della second unit, da Shaun Livingston a Leandro Barbosa). Dall’inizio della clamorosa rimonta di LeBron James e compagni, però, qualche ingranaggio sembra essersi danneggiato.
Anche contro gli Spurs è mancata la fluidità di manovra che ha reso grande Golden State. Troppe forzature, troppi attacchi lasciati alle prodezze degli straordinari solisti. Anche quella sicumera, spesso sconfinante nell’arroganza, che li rendeva imbattibili la scorsa stagione, sembra essersi affievolita. E quando i tiri cominciano a rimbalzare sul ferro, il motore dell’entusiasmo finisce inevitabilmente per ingolfarsi.

Di certo, per ora, non sembrano esserci problemi di tipo prettamente tecnico-tattico. Kevin Durant è stato protagonista di un buon esordio, così come Stephen Curry. Con questi due fenomeni uniti a Klay Thompson e Draymond Green (autori di una prestazione non sfavillante contro San Antonio), gli Warriors hanno dato la sensazione che gli avversri temevano, ossia quella di poter segnare in qualunque modo; se la difesa resta larga sui tiratori, si apre l’area per tagli e penetrazioni. Se, invece, si chiude, beh… KD e gli Splash Brothers sapranno come punirla. Concetti molto semplici, che se applicati da cotanti fuoriclasse, si trasformano in armi formidabili. Più che altro, complice anche il fatto di essere al debutto, si è avvertito un certo nervosismo tra i padroni di casa.

Come dice una celebre frase fatta, “il campionato è ancora lungo”, e certamente le cose cambieranno presto.
Affinché il destino di questo inedito super-team possa compiersi, però, il primo avversario da sconfiggere sarà la smisurata pressione, che accompagna la squadra fin dall’arrivo del numero 35. Quest’anno Golden State non potrà proprio sbagliare, sono in troppi ad attendere al varco.

 

2 – L’incoronazione

LeBron James mostra l'anello di Campione NBA

LeBron James mostra l’anello di Campione NBA

C’è decisamente meno pressione, invece, sui Cleveland Cavaliers, che hanno inaugurato la nuova stagione con la tradizionale cerimonia della consegna degli anelli, culminata con l’innalzamento del banner “2016 NBA Champions” al soffitto della Quicken Loans Arena.
L’euforia di un momento che, in Ohio, aspettavano da sempre ha trasformato la partita contro i New York Knicks (spazzati via con quasi 30 punti di scarto) nel proseguimento della festa. LeBron James e Kyrie Irving, in particolare, sono scesi in campo in modalità NBA Finals; King James ha sfoderato una tripla-doppia ‘DOC’ (19 punti, 14 assist, 11 rimbalzi), mentre Uncle Drew, autore della tripla decisiva per il titolo, ha chiuso come miglior realizzatore (29 punti).

Non aspettiamoci che sia sempre così; la regular season dei Cavs, salvo enormi sorprese, sarà poco più che una marcia di avvicinamento alle ennesime Finals. Con un roster pressoché immutato rispetto a quello che sconfisse i Golden State Warriors e con la mancanza (almeno sulla carta) di avversari credibili per il trono della Eastern Conference, l’obiettivo primario di coach Tyronn Lue sarà quello di consolidare gli equilibri del roster, magari dando ulteriore importanza a Kevin Love, non sempre a suo agio (almeno per quanto riguarda il campo) in quel di Cleveland.

Lo stesso LeBron, probabilmente, si concederà qualche altra serata ‘a cinque stelle’ nel corso della stagione, ma è più facile immaginare un suo impiego limitato, un po’ come successo negli ultimi anni. Sarà quindi Irving a caricarsi la squadra sulle spalle, e chissà che non sia arrivato il momento di pensare all’MVP…

Come nel caso di Golden State, una sola partita (peraltro contro dei Knicks in formato ‘cantiere aperto’) non dice niente di un’intera stagione; anche qui, però, si possono cogliere chiari segnali. Quello più forte è che i Cavs sono più carichi e uniti che mai. Chiunque abbia ambizioni di gloria è avvertito; come diceva Ric Flair “To BE the man, you gotta BEAT the man!”.

3 – Protagonisti

Anthony Davis inizia la stagione rifilando 50 punti ai Denver Nuggets

Anthony Davis inizia la stagione rifilando 50 punti ai Denver Nuggets

La prima partita dei New Orleans Pelicans potrebbe tranquillamente essere un preview di ciò che succederà durante l’intera stagione: Anthony Davis ne segna 50, ma alla fine vincono gli altri (in questo caso i Denver Nuggets).
Davvero impressionante la prestazione del numero 23 che, pur con qualche forzatura (soprattutto nel finale, in cui per cercare di raggiungere quota 50 ha volontariamente ignorato i compagni), ha letteralmente dominato i lunghi avversari.
Forse in troppi, complice la scorsa, altalenante stagione (costellata peraltro da diversi infortuni), si erano ‘dimenticati’ del Monociglio, un giocatore che, inserito in un contesto migliore, avrebbe tutte le potenzialità per diventare uno dei più grandi.

Di certo questi Pelicans non sono il contesto ideale; contro Danilo Gallinari e compagni, Davis a parte, non c’era nessuno che la ‘buttasse dentro’ (in attesa di Buddy Hield, terrificante realizzatore al college), e anche la fase difensiva è sembrata alquanto rivedibile. Detto che, dopo una sola partita, non sono accettabili ‘funerali’ di alcun tipo, i segnali lanciati da questa sconfitta sono comunque negativi, e confermano che tornare ai playoff (raggiunti nel 2015) sarà estremamente complicato. Con buona pace di ‘The Brow’.

Se il cinquantello di Davis è stata la miglior prestazione individuale di questi primi scampoli di stagione, ci sono altri atleti che hanno iniziato alla grande.

Su tutti Kawhi Leonard il quale, dopo aver punito gli Warriors con 35 punti (uniti alla solita, mostruosa difesa su Curry e compagni), ne ha rifilati altri 30 agli sventurati Sacramento Kings. Poco di cui sorprendersi, visto quanto mostrato dal giocatore nella pur brevissima carriera, ma la sensazione è che stiamo per assistere alla sua definitiva consacrazione. Ci sono tutte le premesse affinché questo 2016/17 diventi l’anno di Kawhi, leader incontrastato di una squadra da titolo (perché, anche senza Tim Duncan e con un Pau Gasol ancora ‘in rodaggio’, gli Spurs possono arrivare fino in fondo). Che sia l’inizio di una stagione da MVP?

Le prime partite di regular season hanno regalato diverse conferme (oltre a Leonard, James e Irving, anche Russell Westbrook, DeMar DeRozan, Damian Lillard e – nonostante la sconfitta – James Harden hanno iniziato col botto), ma anche piacevoli sorprese. Va bene Leonard, va bene anche LaMarcus Aldridge, ma chi si aspettava il Jonathon Simmons visto alla Oracle Arena? Il numero 17 degli Spurs ha sfoderato una prestazione ‘bryantiana’; 20 punti, con tanto di canestri in isolamento e una roboante schiacciata in testa al povero JaVale McGee (anche se a giochi ampiamente conclusi). Difficile immaginare che Simmons continui così per tutta la stagione. Senza dubbio, però, quella di Oakland è stata una notte che vale una carriera.

 

Eccezionale anche Myles Turner, giovanissimo (classe 1996) centro degli Indiana Pacers. L’enorme potenziale del ragazzo si era intravisto nell’ottima stagione da rookie, ma in pochi si aspettavano che rispondesse alla promozione in quintetto con una gara da 30 punti e 16 rimbalzi (contro i Dallas Mavericks). Se queste sono le premesse, i tifosi dei Pacers dovrebbero iniziare a fregarsi le mani (magari sorvolando sulla difesa; sulla tripla di Harrison Barnes – che ha sancito l’overtime – ho avuto la seria tentazione di passare attraverso lo schermo per andare a marcarlo di persona).

Restando in tema ‘giovani lunghi crescono’, è stato davvero entusiasmante il debutto di Joel Embiid, finalmente in campo dopo due anni di attesa. Già in preseason, il ‘nuovo’ centro dei Philadelphia 76ers aveva messo in mostra le doti che lo avevano proiettato al primo posto di tutti i mock draft nel 2014. L’esordio stagionale contro gli Oklahoma City Thunder ha confermato le aspettative: 20 punti, presenza sotto canestro e sprazzi di sconfinato talento.

Menzione d’onore anche per i ‘giovani rampanti’ dei Los Angeles Lakers (su tutti uno strepitoso Jordan Clarkson da 25 punti), capaci di sconfiggere i più esperti Houston Rockets, per la coppia Tim Hardaway Jr.Dwight Howard, che ad Atlanta potrebbero aver trovato il posto giusto per un rilancio, e per Michael Kidd-Gilchrist (23 punti e 14 rimbalzi contro i Milwaukee Bucks), il cui ritorno potrebbe dare agli Charlotte Hornets ambizioni importanti.

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