Basta poco, pochissimo, in fondo, a cambiare prepotentemente il prosieguo di un’intera storia. Un misero dettaglio può stravolgere lo scenario, indirizzare la vicenda verso un lieto fine o un triste epilogo. Prendendo in considerazione i vari punti di vista. Il finale di gara 5 tra San Antonio Spurs e Houston Rockets è stato il crocevia fondamentale che ha portato al passaggio del turno da parte degli uomini di Gregg Popovich: dopo una contesa tra Patty Mills e Eric Gordon, la palla finisce nelle mani di Ryan Anderson che la passa a James Harden, subito pressato da Jonathon Simmons e Manu Ginobili. Il Barba, invece di cercare una soluzione migliore, va a forzare la tripla del pareggio venendo però stoppato dall’argentino. Gli Spurs vanno sul 3-2. Lì è cambiato tutto, anche perchè in gara 6 c’è stato l’harakiri dei biancorossi con le volpi neroargento che non hanno perdonato: il pass per le Western Conference Finals contro i Golden State Warriors è arrivato puntuale.
Ma urge fare un attimino riavvolgere il nastro.
Nelle prime quattro partite disputate tra le due compagini si son visti i fattori che si pensava, precedentemente, potessero caratterizzare la sfida. I Rockets hanno puntato sul loro basket eseguito ad alta cadenza, in modo da far valere il gap atletico con gli avversari: gli scarichi sul perimetro e le tante triple costruite hanno fatto male alla difesa Spurs, così come il classicissimo pick and roll tra Clint Capela e Harden che la ha lacerata (soprattutto perchè gli esterni spesso correvano in aiuto dei lunghi statici lasciando buchi sull’arco). Dall’altro canto, il team di Fort Alamo ha replicato con un lavoro difensivo che in certi casi ha fruttato (da segnalare i cambi, anche su Harden) e un attacco parsimonioso che ha usufruito delle lacune della retroguardia di Houston. La lunga e pregevole rotazione annessa ad alcune prestazioni individuali da sottolineare (tralasciando ovviamente Kawhi Leonard, bisogna parlare di Danny Green, Simmons, Ginobili e Tony Parker) hanno fato il resto. Il 2-2 iniziale faceva presagire ad una sorta di equilibrio, seppur relativo, visto che lo scarto di punti è sempre stato ampio.
E poi, come dicevamo, c’è stata gara 5. Un match punto a punto, senza esclusione di colpi, che è sfociato in un overtime dove i Rockets hanno pagato dazio. Nonostante l’infortunio di Leonard, il manipolo guidato da Mike D’Antoni non è riuscito ad avere la meglio, sia per quell’ultimo possesso giocato male, sia perchè la stanchezza indubbiamente si è fatta sentire. Sono stati solo 7 gli uomini scesi in campo: la mancanza di lucidità, ha colpito come una mannaia.
Gli ultimi istanti dell’unico vero faccia a faccia bilanciato hanno rappresentato il prologo all’ennesimo colpaccio firmato San Antonio. Senza Leonard gli Spurs hanno fatto circolare il pallone come ai tempi d’oro asfaltando le resistenze dei contendenti. Sugli scudi Pau Gasol e specialmente LaMarcus Aldridge, che ha fornito una sontuosa performance da 34 punti e 12 rimbalzi: l’ala grande ha banchettato nel pitturato facendo valere tutta la sua abilità in post e il suo pulitissimo midrange shot. Il frontcourt avversario è stato sovrastato da un mix di tecnica e organizzazione, fattori che hanno caratterizzato una manovra offensiva efficace ed assillante. Popovich però l’ha vinta ancora una volta in difesa, non permettendo ai Rockets di entrare in ritmo e di colpire in transizione. Intensità, letture attente, concentrazione: la vera Spurs Culture è tornata per una notte ed ha lasciato il segno.
Segni, o meglio, ferite brucianti che Harden ricorderà a lungo. Il numero 13 è stato braccato in maniera asfissiante da un super Simmons e da Green che non lo hanno lasciato respirare un secondo un secondo, costringendolo ad un irrisorio 2/11 dal campo (solo 10 punti per lui). Con il loro faro spento, i Rockets hanno perso di vista la strada maestra e e sono naufragati nel mare dell’eliminazione: la superstar si è inceppata sul più bello e insieme lui il famigerato sistema dantoniano, di cui lui caposaldo principale in campo. Meccanismi incrinati, disattenzioni fatali, mancanza di reazione: nulla ha funzionato. Assenza ingiustificata. Pesantissima. Dolorosa.

In gara 6 Harden ha steccato clamorosamente:solo 10 punti (2/11 dal campo) e 7 assist per lui. (Fonte: ESPN)
Sia per propri meriti che per demeriti altrui, gli Spurs si son mostrati duri a morire ed hanno portato a casa un’importante partita a scacchi. Ora viene il compito più arduo: provare ad ostacolare la attrezzatissima portaerei di Oakland.


